C’è un silenzioso cambiamento che sta attraversando le corsie degli ospedali e, soprattutto, i corridoi delle RSA in Sardegna. Non è solo una questione di turni o di nuove tecnologie, ma di volti e accenti che arrivano da lontano. In un’Isola che lotta contro una carenza di infermieri sempre più cronica, la soluzione sembra arrivare da oltreoceano.
Un vuoto difficile da colmare.
I numeri, purtroppo, non lasciano spazio a troppe interpretazioni. In Sardegna contiamo poco più di cinque infermieri ogni mille abitanti, un dato che ci pone in fondo alle classifiche nazionali. Per far funzionare il sistema e aprire le nuove strutture previste dai piani sanitari, mancano all’appello almeno duemila professionisti.
È una “bomba a orologeria”, come la definisce l’OMS, che non riguarda solo noi ma l’intera Europa. E mentre i concorsi faticano a coprire i buchi organici, le società di reclutamento internazionale si sono messe al lavoro per costruire un ponte tra la Sardegna e il resto del mondo.
Dal Sud America all’India: la geografia del soccorso.
Oggi, circa un centinaio di infermieri extra-UE lavora stabilmente nell’Isola. Arrivano principalmente dalla Tunisia, dall’India e dal Paraguay, ma anche da Brasile, Perù ed El Salvador. Sono professionisti che scelgono l’Italia non solo per uno stipendio migliore rispetto ai paesi d’origine, ma per la possibilità di una crescita professionale in strutture complesse.
Ma chi sono questi nuovi colleghi? L’identikit tracciato dagli esperti ci restituisce un’immagine molto chiara:
- Sono quasi tutte donne (85%), giovani e con un’esperienza già consolidata alle spalle.
- Molte di loro affrontano il sacrificio più grande: lasciare i figli in patria (il 70% è madre) per costruire un futuro migliore.
- Non arrivano impreparate: prima di entrare in servizio seguono corsi intensivi di lingua e un periodo di affiancamento per imparare le prassi operative del nostro sistema sanitario.
Oltre l’emergenza: una scelta di vita.
L’aspetto forse più sorprendente è che questo non è un fenomeno passeggero. Chi arriva per colmare un’urgenza spesso finisce per restare. Dopo i primi due anni di contratto, la stragrande maggioranza di questi infermieri decide di stabilirsi definitivamente in Italia, integrandosi nel tessuto sociale locale.
Tuttavia, il ricorso al personale estero rimane una “terapia d’urto” per un sistema in affanno. Come sottolineano gli ordini professionali, l’arrivo di rinforzi da El Salvador o dal Centro Africa è fondamentale, ma deve andare di pari passo con nuovi incentivi per la professione e una programmazione che eviti di trovarsi, domani, con le corsie sguarnite davanti ai nuovi pensionamenti.
In attesa di soluzioni strutturali, la sanità sarda impara a declinare la cura in nuove lingue, dimostrando che, davanti alla salute, i confini contano molto meno della competenza e dell’umanità.
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