Lun. Lug 22nd, 2024

Un recente studio condotto dall’Università di Alcalà e dall’Università di Valencia ha rivelato il primo caso di sindrome di Down tra i Neanderthal, sopravvissuto per oltre sei anni grazie alle cure e alla solidarietà del suo gruppo.

Il bambino Neanderthal, soprannominato ‘Tina’ dagli studiosi, è stato identificato attraverso l’analisi di un frammento cranico dell’orecchio destro rinvenuto a Cova Negra, Xàtiva, Valencia. Questo frammento ha mostrato malformazioni dell’orecchio interno, le quali sono comunemente associate alla sindrome di Down e possono causare gravi deficit uditivi e vertigini invalidanti.

Secondo i ricercatori, questa scoperta rivela non solo l’esistenza di individui con sindrome di Down tra i Neanderthal, ma anche che essi venivano curati e protetti in modo altruistico dalla loro comunità. Fino ad ora, gli studiosi credevano che i Neanderthal fornissero assistenza solo agli adulti in grado di ricambiare il favore, ma il caso di Tina dimostra un vero altruismo anche verso i più giovani e vulnerabili.

Il frammento cranico di Tina è stato recuperato nel 1989 a Cova Negra, un sito ricco di resti Neanderthal, molti dei quali appartenenti a bambini. Questi ritrovamenti hanno contribuito significativamente alla comprensione del modo di vivere dei Neanderthal nell’area mediterranea iberica.

Il team di ricerca, guidato da Mercedes Conde e Valentín Villaverde, ha pubblicato i loro risultati su Science Advances, risolvendo così uno degli enigmi più controversi dell’antropologia. Questa scoperta non solo amplia la nostra conoscenza sui Neanderthal, ma ci interpella anche sull’importanza della cura e dell’altruismo nelle società umane preistoriche.

Il fossile di Tina è attualmente custodito presso il Museo Valenciano della Preistoria, testimoniando la sua storia unica e il contributo fondamentale che ha fornito alla ricerca scientifica sull’evoluzione umana.

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