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4 Mar 2026, Mer

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Il 2026 si apre con una tensione crescente tra le due anime del Servizio Sanitario Nazionale. Al centro della disputa c’è il nuovo decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) che istituisce le lauree magistrali a indirizzo clinico per gli infermieri. Se da un lato la riforma promette una valorizzazione senza precedenti per la professione infermieristica, dall’altro la FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici) ha alzato un muro invalicabile sul tema delle prescrizioni.

Con una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Nazionale, i medici chiedono una revisione immediata del testo: il potere di “prescrivere” deve essere trasformato in quello di “richiedere”, per evitare sovrapposizioni con l’atto medico della diagnosi.

Il nodo del contendere: il decreto MUR e le nuove Magistrali.

Il decreto in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale identifica tre percorsi di specializzazione avanzata per gli infermieri:

  1. Infermieristica di famiglia e comunità;
  2. Cure neonatali e pediatriche;
  3. Cure intensive.

Per questi profili, il Ministero ha previsto la possibilità di prescrivere trattamenti assistenziali, inclusi presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche. Una svolta che la FNOPI (Federazione Infermieri) accoglie come un allineamento agli standard europei, ma che la FNOMCeO definisce un pericolo per la tenuta giuridica e clinica del sistema.

La posizione dei Medici: “prescrivere implica diagnosticare”.

La mozione della FNOMCeO è perentoria: la prescrizione non è un atto isolato, ma l’anello finale di una catena che inizia con la diagnosi e prosegue con la prognosi.

Secondo i medici, questi tre passaggi costituiscono l’essenza esclusiva della professione medica, come blindato dall’articolo 7 della Legge 132 del 23 settembre 2025.

Le critiche dei camici bianchi si articolano su tre livelli:

  • Violazione del perimetro legale: La legge riserva la diagnosi al medico. Permettere a un infermiere di prescrivere un ausilio equivarrebbe a riconoscergli una capacità diagnostica autonoma, creando un precedente giudicato pericoloso.
  • Disparità di specializzazione: Oggi, per prescrivere determinati ausili complessi, un medico deve possedere una specifica specializzazione (es. fisiatria o ortopedia). Il decreto del MUR sembrerebbe invece concedere tale facoltà ai nuovi infermieri magistrali in modo più ampio, creando un paradosso normativo dove l’infermiere avrebbe meno vincoli del medico non specialista.
  • Sicurezza del paziente: I firmatari della mozione sostengono che solo la sintesi diagnostica medica garantisce l’appropriatezza terapeutica necessaria a evitare sprechi e rischi clinici.

La proposta di modifica: dal “Cosa” al “Come”

Per risolvere l’impasse, la FNOMCeO propone una riformulazione semantica e operativa. L’idea è quella di sostituire il termine “prescrivere” con “richiedere”.

Nello specifico, l’infermiere formato con le nuove competenze potrebbe richiedere presidi e tecnologie solo:

  1. In esito a una diagnosi medica già effettuata.
  2. Successivamente a una prima prescrizione medica.

In questo modo, l’infermiere gestirebbe la continuità assistenziale e l’adattamento dei presidi nel tempo, ma la “scintilla” decisionale resterebbe in capo al medico.

Verso la concertazione: cosa succede ora?

La FNOMCeO non si limita alla critica, ma chiede l’attivazione della procedura di concertazione prevista dalla Legge 190/2014. Questa norma stabilisce che l’ampliamento delle competenze delle professioni sanitarie debba passare attraverso accordi Stato-Regioni, sentite tutte le rappresentanze scientifiche e sindacali.

La sfida per il Governo e per il Ministero dell’Università sarà ora trovare un equilibrio che non svuoti di significato la riforma delle lauree magistrali — che punta proprio sull’autonomia clinica — senza però scardinare l’architettura gerarchica della responsabilità medica.

Il dibattito non è puramente terminologico. In gioco c’è il modello di sanità del futuro: una struttura piramidale a guida medica o un sistema a rete dove le competenze sono distribuite e autonome? La risposta condizionerà non solo la carriera di migliaia di professionisti, ma il modo stesso in cui i cittadini accederanno a protesi, ausili e cure domiciliari nei prossimi decenni.

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