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Dalle ore 7.00 del 30 gennaio alle ore 7.00 del 31 gennaio sciopero generale di 24 ore di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori della sanità bolognese, con particolare riferimento all’Azienda USL di Bologna.
La sanità pubblica bolognese è al collasso.
Per questo la FIALS Emilia-Romagna ha proclamato 24 ore di sciopero generale contro una gestione aziendale che ha portato il sistema sanitario locale sull’orlo del tracollo.
Scarse assunzioni, carichi di lavoro insostenibili, nessuna reale incentivazione del personale: da anni lavoratrici e lavoratori della sanità reggono un sistema che l’Azienda USL di Bologna continua a impoverire, tagliare e svuotare, ignorando deliberatamente le condizioni di chi lavora e i diritti dei cittadini.
Le conseguenze sono devastanti e ormai evidenti a tutti:
reparti sotto organico cronico
operatori allo stremo fisico e psicologico
prestazioni sanitarie che non vengono erogate
esami strumentali rinviati per mesi
liste d’attesa interminabili
qualità dell’assistenza in caduta libera
«Siamo di fronte a un fallimento organizzativo e gestionale gravissimo – dichiara Alfredo Sepe, segretario regionale FIALS Emilia-Romagna –. L’Azienda USL di Bologna non è più in grado di garantire né condizioni di lavoro dignitose né servizi sanitari adeguati alla popolazione. A pagare sono i lavoratori e i cittadini».
Secondo la FIALS, la responsabilità è chiara: assenza di programmazione, rifiuto di investire sul personale, totale mancanza di risposte concrete. A fronte di richieste legittime e documentate, l’azienda continua a prendere tempo, mentre la sanità pubblica affonda.
«Non accetteremo più che la sanità venga gestita come un problema contabile – prosegue Sepe –. Qui non si parla di numeri, ma di persone: di chi lavora senza sosta e di chi aspetta cure che non arrivano».
Lo sciopero del 30 e 31 gennaio rappresenta un atto di rottura necessario.
«Se non arriveranno immediatamente assunzioni, risorse e un cambio netto di rotta – conclude Alfredo Sepe – la mobilitazione continuerà. La sanità pubblica non si smantella nel silenzio e i lavoratori non sono carne da macello».

