Giornata di forte mobilitazione oggi a Casa Sollievo della Sofferenza, dove i sindacati hanno proclamato uno sciopero/sit-in per contestare le recenti decisioni aziendali in materia di personale e contratti. Chieste le dimissioni di Gino Gumirato: “tona in veneto”. Presenti al sit-in i segretari provinciali Angelo Ricucci (CGIL), Giuseppe Mangiacotti (Cisl), Michele Centola (Nursing Up), Gino Giorgione (UIL) e Achille Capozzi (Fials). Assente la politica che conta a livello Regionale, Provinciale e locale.
Alla protesta hanno aderito diverse sigle, tra cui CGIL, CISL, UIL, Nursing Up e Fials, insieme ad altre organizzazioni sindacali del comparto sanitario.
I motivi della protesta
Al centro della mobilitazione vi sono diverse criticità segnalate dai rappresentanti dei lavoratori: la riorganizzazione del personale, il passaggio al contratto della sanità privata e il mancato riconoscimento degli arretrati stipendiali.
Secondo i sindacati, le proposte avanzate dall’azienda – riconducibili alla governance della struttura, legata al Vaticano – non sarebbero accettabili, in quanto metterebbero in discussione diritti acquisiti negli anni.
“Diritti conquistati non possono essere cancellati”, è la posizione condivisa dalle sigle sindacali, che chiedono il mantenimento del contratto collettivo nazionale di lavoro per infermieri, ostetriche, professioni sanitarie, OSS e tecnici.
Un presidio massiccio davanti all’ospedale
Lo sciopero si è tradotto in una partecipazione significativa davanti al nosocomio di San Giovanni Rotondo, con un presidio che ha visto la presenza di numerosi lavoratori del comparto sanitario.
Casa Sollievo della Sofferenza rappresenta infatti una delle realtà sanitarie più importanti del Mezzogiorno: un ospedale privato ad indirizzo pubblico con migliaia di dipendenti, senza contare l’indotto che ruota attorno alla struttura.
Fondata per volontà di Padre Pio, la struttura è considerata un’eccellenza italiana in ambito sanitario e assistenziale.
La posta in gioco
La vertenza non riguarda soltanto aspetti contrattuali, ma tocca temi più ampi legati alla tutela del lavoro e alla qualità dei servizi sanitari.
Per i sindacati, il rischio è quello di un progressivo indebolimento delle garanzie per il personale, con possibili ripercussioni anche sull’assistenza ai pazienti.
La mobilitazione di oggi rappresenta quindi un primo segnale forte, mentre resta da capire quali saranno le prossime mosse dell’azienda e se si apriranno spazi di confronto per una soluzione condiva.








Alcune scene del sit-in.
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