C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui li chiamavamo “eroi”. Erano i mesi bui della pandemia, quelli delle corsie sature e dei turni infiniti. Oggi, quegli stessi operatori socio-sanitari (OSS) che hanno tenuto in piedi gli ospedali siciliani chiedono che quella gratitudine si trasformi in qualcosa di concreto: la stabilità lavorativa.
A farsi portavoce di questa battaglia è Vincenzo Figuccia, deputato questore della Lega all’ARS, che ha riacceso i riflettori su una questione che riguarda centinaia di lavoratori in tutta l’isola. Il messaggio è chiaro: la legge di Stabilità regionale c’è, ora le Asp devono applicarla.
Chi sono i lavoratori “dimenticati”?
Non parliamo di una platea generica, ma di professionisti con i piedi ben piantati nelle corsie. La richiesta di Figuccia punta a tutelare chi ha accumulato almeno sei mesi di servizio durante l’emergenza Covid e un totale di 18 mesi tra il 2020 e il 2025.
La particolarità del dibattito attuale riguarda un punto sensibile: molti di questi operatori hanno svolto funzioni essenziali di assistenza, pur avendo contratti formalmente diversi o essendo stati impiegati tramite società esterne e cooperative. Per il deputato leghista, la sostanza deve prevalere sulla forma: chi ha rischiato in prima linea merita lo stesso riconoscimento di chi aveva un contratto diretto.
Un doppio beneficio: giustizia sociale e reparti pieni.
La stabilizzazione degli OSS non è solo una questione di “premio alla carriera” post-pandemica. È, prima di tutto, una soluzione logica a un problema cronico della sanità siciliana: la carenza di organico.
- Personale già formato: Questi lavoratori non hanno bisogno di tirocini; conoscono già le macchine, le procedure e i pazienti.
- Copertura dei vuoti: Molte aziende ospedaliere siciliane soffrono di buchi strutturali nelle piante organiche che mettono a rischio i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Insomma, stabilizzarli significa iniettare linfa vitale in un sistema che corre costantemente affannato.
L’appello alle Asp: “Si parta da Palermo”.
L’affondo di Figuccia è diretto alle direzioni generali delle Aziende Sanitarie Provinciali. Il deputato chiede che la Asp di Palermo faccia da apripista, avviando immediatamente le procedure previste dalla normativa regionale.
“È tempo di riconoscere il lavoro di chi ha contribuito a tenere in piedi la sanità siciliana. Queste persone sono una risorsa fondamentale per affrontare la grave carenza di organico.”
Cosa succede ora?
La palla passa adesso ai vertici amministrativi della sanità siciliana. La cornice normativa è tracciata dalla legge di Stabilità, ma il passaggio dalle parole ai fatti – ovvero dalla norma al contratto a tempo indeterminato – richiede una volontà politica e burocratica ferma.
La sfida è aperta: trasformare l’eredità dell’emergenza in un’opportunità di potenziamento strutturale per gli ospedali dell’isola, chiudendo una volta per tutte la stagione del precariato per chi, nel momento del bisogno, non si è tirato indietro.
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