C’è un’attesa che logora più del lavoro stesso, ed è quella di chi un lavoro ce l’ha lontano da casa o, peggio, non lo ha affatto. In Puglia, questa attesa ha un nome e cognome: i grandi concorsi regionali per la sanità. Parliamo di oltre 2.000 assunzioni promesse, sbandierate e poi, a quanto pare, rimaste congelate nei cassetti della burocrazia regionale.
La cronaca dei fatti ci dice che i candidati hanno fatto la loro parte. Le domande per il concorso regionale Infermieri e per quello degli OSS (Operatori Socio-Sanitari) sono state presentate ormai da tempo, addirittura prima delle elezioni regionali del novembre 2025. Più recente, ma altrettanto sentita, è la situazione della Sanitaservice di Foggia, dove le istanze per pulitori e soccorritori si sono chiuse lo scorso febbraio. Eppure, nonostante i bandi siano scaduti e i nomi siano stati registrati, il silenzio regna sovrano.
L’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, ha provato a gettare acqua sul fuoco promettendo l’avvio delle selezioni subito dopo Pasqua. Ma la Pasqua è alle porte e di certezze, sul tavolo, non ce ne sono. Quello che resta è il sapore amaro di una promessa che molti iniziano a chiamare con il suo nome più sgradevole: “promessa elettorale”.
Il Governatore Antonio Decaro e lo stesso Pentassuglia, al momento del loro insediamento, avevano garantito una marcia in più, assicurando che la macchina dei concorsi si sarebbe mossa con una celerità mai vista prima. Ma la realtà che vivono i pugliesi oggi è fatta di calendari vuoti e proteste che iniziano a montare nelle piazze e sui social.
Dietro questi numeri – quei “2.000 posti” – si nasconde un dramma sociale profondo. Ci sono migliaia di infermieri e operatori pugliesi “esiliati” al Nord, costretti a vivere in città asfissianti dove lo stipendio viene divorato dagli affitti, con l’unico sogno di tornare a servire la propria terra. E ci sono tanti giovani rimasti in Puglia che sperano nel posto fisso, o anche solo in un tempo determinato in una ASL, per smettere di sentirsi precari a vita.
La domanda che circola con insistenza tra i corridoi e le piazze è semplice, quasi brutale: sono stati solo voti cercati in cambio di speranza? Se così non fosse, la Regione Puglia ha una sola strada per dimostrarlo: passare dalle parole ai fatti. La gente è stanca di aspettare e la sanità pugliese, tra corsie intasate e personale ridotto all’osso, non può più permettersi questo stallo.
È tempo di dare risposte, non solo date ipotetiche. Perché la dignità di chi aspetta un lavoro non può scadere insieme a una scheda elettorale.
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