La sanità pugliese si trova pericolosamente vicina al punto di rottura. Il blocco e il congelamento dei concorsi pubblici destinati al reclutamento di infermieri e Operatori Socio Sanitari (OSS) rischiano di sferrare il colpo di grazia a un sistema già stremato. Nelle corsie degli ospedali e nei servizi territoriali la situazione è al limite: il personale in servizio è cronicamente carente, schiacciato da turni massacranti, demotivato da retribuzioni inadeguate e logorato da una pressione psicofisica costante. Continuare a tirare la corda significa esporre l’intera sanità regionale al rischio di un tilt generalizzato, con inevitabili ripercussioni sulla qualità e sulla sicurezza dell’assistenza ai cittadini.
Di fronte a uno scenario così critico, in cui la coperta è drammaticamente corta e le piante organiche presentano voragini incolmabili, è lecito chiedersi quali possano essere le soluzioni immediate per evitare il tracollo.
Le possibili soluzioni tampone: la proposta dei sindacati.
Per tamponare l’emergenza ed evitare lo stop dei reparti, le organizzazioni sindacali mettono sul tavolo una via d’uscita pragmatica e urgente. La priorità assoluta, secondo le sigle dei lavoratori, è il prosieguo immediato dei contratti in scadenza per gli infermieri e gli OSS precari, arginando l’emorragia di personale già formato e operativo.
L’obiettivo di medio termine delineato dalle rappresentanze sindacali guarda poi a gennaio 2027, data in cui si auspica una massiccia stabilizzazione del personale precario, l’unica vera mossa in grado di restituire stabilità e dignità a chi, finora, ha tenuto in piedi i reparti con contratti a termine.
Solo in un secondo momento, secondo questa visione, si dovrebbe procedere con l’espletamento dei concorsi ordinari. Una tempistica che, tuttavia, si intreccia inevitabilmente con le dinamiche della politica: lo sblocco delle procedure concorsuali in piena bagarre elettorale – tra scadenze per le elezioni politiche e tornate amministrative – rischia di trasformarsi nel terreno di scontro ideale per appetiti trasversali, corteggiando le diverse anime politiche (da sinistra a destra passando per il centro) e le varie sigle sindacali, pronte a intestarsi il merito delle assunzioni.
Il rischio di rimpalli politici sulla pelle di chi cura.
Il problema di fondo, denunciato a più riprese dagli operatori, è che la programmazione sanitaria continua a essere subordinata ai calendari elettorali e alle logiche di palazzo, mentre i reparti svuotati faticano a garantire i livelli essenziali di assistenza. La politica e le aziende sanitarie locali non possono più temporeggiare: congelare i concorsi senza offrire garanzie strutturali equivale a condannare il sistema pubblico a una lenta agonia.
Se non si interviene subito con proroghe contrattuali e un chiaro cronoprogramma per le stabilizzazioni, la Puglia rischia di trovarsi presto con strutture all’avanguardia sulla carta ma completamente prive di braccia e di menti per farle funzionare. Il conto, salatissimo, finirebbe per essere pagato ancora una volta dai pazienti e da professionisti sanitari ormai arrivati al capolinea della sopportazione.
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