Il 2025 si chiude con un bilancio drammatico per la sanità pugliese. I dati dei preconsuntivi delineano uno scenario di crisi profonda: un deficit di 460 milioni di euro che mette la Regione con le spalle al muro. Tra la carenza cronica di personale e la gestione finanziaria delle ASL, la giunta regionale si trova ora a dover varare contromosse drastiche per evitare il collasso.
I numeri del “Rosso”: Bari, Brindisi e Foggia le più critiche.
Il dato, seppur provvisorio in attesa del consolidamento, non lascia spazio a molte interpretazioni. Oltre la metà del disavanzo complessivo è concentrato in tre sole aziende sanitarie:
- ASL Bari: Un record negativo di 81 milioni di euro.
- ASL Brindisi: Un passivo di 67 milioni.
- ASL Foggia: Un buco di 60 milioni.
Queste cifre sono emerse durante i tavoli tecnici dello scorso venerdì, dove il gelo dei numeri si è scontrato con la realtà operativa dei reparti. Emblematico il caso del direttore dell’ospedale Perrino di Brindisi, che ha ammesso in lacrime l’impossibilità di coprire i turni di marzo per mancanza di personale.
Le possibili contromosse: tasse e razionalizzazioni.
Per rientrare nei parametri e coprire il debito, la Regione Puglia sta studiando un piano d’urto che toccherà direttamente le tasche e i servizi dei cittadini. Le ipotesi sul tavolo sono due:
- Aumento dell’addizionale regionale IRPEF: Un prelievo fiscale maggiore per generare liquidità immediata.
- Revisione della rete ospedaliera: Una nuova ondata di “razionalizzazioni” che potrebbe tradursi nella chiusura di reparti o nel ridimensionamento di piccoli presidi ospedalieri meno efficienti.
Il paradosso delle liste d’attesa: Mentre la Regione si concentrava sul Piano straordinario per abbattere i tempi di attesa, le falle strutturali del sistema — costi di gestione, farmaceutica e personale — hanno continuato ad allargarsi, esplodendo nei conti di fine anno.
Un sistema sotto pressione.
La crisi non è solo finanziaria, ma umana. Se da un lato i direttori generali faticano a far quadrare i bilanci in un anno segnato anche dalle dinamiche elettorali, dall’altro i primari dei Pronto Soccorso denunciano una pressione insostenibile. La mancanza di medici e infermieri rende quasi impossibile garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) senza sforare i tetti di spesa.
Cosa succede ora?
Nelle prossime settimane il Dipartimento Salute dovrà affinare i calcoli. Se il “buco” dovesse essere confermato dopo le operazioni di consolidamento, il passaggio verso misure di austerità sarà inevitabile. La Puglia si appresta a vivere una stagione di tagli necessari, ma socialmente dolorosi.
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