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Negli ultimi tempi, il dibattito sulla sanità in Italia sembra seguire un copione predefinito. Da un lato, cronache allarmanti su liste d’attesa infinite e “intramoenia fuori controllo”; dall’altro, storie commoventi di eccellenza nella sanità privata. Ma siamo sicuri che questa narrazione sia neutra? O sta lentamente preparando il terreno per una privatizzazione silenziosa?
Il caso dell’Intramoenia: realtà o capro espiatorio?
Recentemente, diverse inchieste giornalistiche hanno acceso i riflettori sull’attività libero-professionale dei medici negli ospedali pubblici (l’intramoenia). Sebbene il problema delle criticità organizzative sia reale, spesso viene presentato come un fenomeno uniforme e deliberato di cattiva gestione.
Il rischio è quello di creare un “unico calderone” che mescola errori amministrativi, carenze strutturali e casi isolati, trasformando un tema complesso in un atto d’accusa indiscriminato contro l’intero servizio pubblico.
La “strategia del contrasto”: un messaggio subliminale.
Il punto non è tacere i problemi del pubblico, ma osservare come vengono raccontati. Spesso, nella stessa pagina o nello stesso telegiornale, assistiamo a un accostamento emblematico:
- La notizia negativa: il pubblico è inefficiente, lento e incapace di garantire equità.
- La notizia positiva: il privato salva vite, magari con interventi record effettuati in periodi festivi.
Questo contrasto non è neutro. Produce un messaggio implicito che il lettore assorbe “per osmosi”: il pubblico fallisce, il privato salva.
Le cause profonde dimenticate.
Dipingere la sanità pubblica come “cattiva” e quella privata come “virtuosa” impedisce un’analisi seria delle radici del problema. Perché l’intramoenia è così diffusa? Le risposte sono spesso strutturali:
- Carenza cronica di personale.
- Sottofinanziamento del sistema pubblico.
- Mancanza di riforme organiche nel rapporto tra attività istituzionale e libera professione.
Verso una “profezia che si autoavvera”.
Rinunciare a un’analisi intellettualmente onesta significa alimentare una sfiducia sistemica. Se i cittadini smettono di credere nella sanità pubblica, si crea il terreno culturale ideale per dire, domani, che “non c’erano alternative” alla privatizzazione totale.
La sanità pubblica italiana ha problemi enormi e l’intramoenia è certamente uno di questi. Tuttavia, trasformare questioni complesse in una lotta tra buoni e cattivi non aiuta a risolvere il problema, ma solo a smantellare, pezzo dopo pezzo, un diritto universale.

