La sanità privata italiana si trova oggi in una situazione di forte frammentazione e incertezza a causa della mancanza di linee guida nazionali condivise sulle tariffe delle prestazioni ambulatoriali. A denunciarlo è Karin Saccomanno, presidente nazionale di AISI (Associazione delle Imprese Sanitarie Indipendenti), a pochi giorni dalla sentenza del TAR Lazio sui ricorsi contro le nuove tariffe nazionali entrate in vigore nel 2025.
21 Regioni, 21 modelli sanitari diversi.
Secondo AISI, l’assenza di un coordinamento reale tra Stato e Regioni ha prodotto un sistema sanitario con 21 modelli regionali differenti, ognuno con propri tariffari e modalità di sostenibilità dell’assistenza. Questa situazione crea disparità, rallenta la programmazione e mette a rischio la qualità e l’accessibilità delle cure.
Il segretario generale di AISI, dott. Fabio Vivaldi, sottolinea:
“Serve una cabina di regia nazionale per garantire sostenibilità, equità e programmazione. Non possiamo più accettare visioni regionali disallineate che penalizzano il sistema sanitario e i cittadini.”
Il caso Veneto: rimodulazioni senza concertazione.
Il Veneto ha adottato un nuovo nomenclatore tariffario regionale che evita i tagli lineari previsti dal tariffario nazionale, ma introduce significative modifiche con aumenti e riduzioni differenziate.
Giovanni Onesti, direttore generale della sanità veneta, spiega:
“La Regione ha voluto tutelare le eccellenze territoriali alzando i prezzi in alcuni casi, ma il metodo preoccupa: nessuna concertazione preventiva, modifiche calate dall’alto, che rischiano di spiazzare le imprese e rendere difficile investire in innovazione e personale.”
Tariffe nazionali e criticità attuali.
Dal 1° gennaio 2025 è entrato in vigore un nuovo tariffario nazionale unico per le prestazioni ambulatoriali, che sostituisce i precedenti 21 nomenclatori regionali. Tuttavia, il sistema resta sotto pressione: le tariffe spesso non coprono i costi reali, specialmente per la sanità privata accreditata, mentre il privato non convenzionato è lasciato senza tutele.
AISI denuncia che questa situazione comporta:
- Liste d’attesa più lunghe
- Minor accesso alle prestazioni
- Ridotti investimenti in tecnologia e personale
Saccomanno conclude:
“Non chiediamo aumenti spropositati né tagli indiscriminati, ma regole certe e sostenibili. La sentenza del TAR deve essere il primo passo verso una riforma strutturale della governance sanitaria nazionale.”
Verso una riforma necessaria.
L’appello di AISI è chiaro: serve un coordinamento nazionale stabile e criteri unificati per le tariffe, che permettano una programmazione efficace e garantiscano qualità e accessibilità per tutti i cittadini, evitando disparità territoriali e salvaguardando la sostenibilità del sistema sanitario.
Se vuoi, posso aiutarti a integrare questo articolo con dati più specifici sulle tariffe o con approfondimenti sul quadro normativo nazionale.
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