Nel dibattito sulla sanità italiana si torna sempre allo stesso punto: servono più risorse. È una richiesta trasversale, che attraversa politica e opinione pubblica. Ma il vero nodo, oggi, potrebbe essere un altro: non bastano più soldi se mancano gli infermieri.
A dirlo sono anche i dati del rapporto Health at a Glance 2025 dell’OCSE, che fotografano una realtà spesso sottovalutata: il problema del Servizio sanitario nazionale non è solo finanziario, ma soprattutto organizzativo e legato al giusto equilibrio tra le professioni.
Medici in linea, infermieri no.
Se si guarda ai medici, l’Italia non appare in difficoltà. Il numero di specialisti è in linea con gli altri Paesi avanzati e anche le retribuzioni, rapportate al reddito medio, risultano sostanzialmente coerenti.
Il quadro cambia radicalmente quando si passa agli infermieri.
In Italia:
- gli infermieri sono meno rispetto alla media OCSE
- guadagnano meno degli standard internazionali
- il rapporto infermieri/medici è fortemente squilibrato
Basta un dato per capire: nel nostro Paese ci sono circa 1,28 infermieri per ogni medico, contro una media OCSE di 2,16. Un divario che racconta un sistema ancora troppo centrato sulla figura del medico, proprio mentre la sanità moderna richiede un approccio multidisciplinare e territoriale.
Il problema non è solo lo stipendio.
Aumentare gli stipendi è necessario, ma non sufficiente.
Oggi un infermiere in Italia guadagna meno della media dei Paesi avanzati. Portare le retribuzioni a livelli comparabili comporterebbe un investimento tra i 2 e i 5 miliardi di euro l’anno, a seconda degli scenari.
Una cifra importante, ma sostenibile se rapportata al fabbisogno sanitario complessivo.
Il punto, però, è un altro: gli infermieri non si trovano.
Ospedali e servizi territoriali faticano a coprire i posti disponibili. E anche aumentando i salari, il problema non si risolve automaticamente, perché il bacino di professionisti disponibili è limitato.
Un mercato ormai globale.
Il lavoro infermieristico non è più confinato entro i confini nazionali. È un mercato internazionale.
Paesi come Germania, Regno Unito e Scandinavia hanno da tempo avviato politiche attive per attrarre infermieri:
- riconoscimento più rapido dei titoli
- percorsi di integrazione
- incentivi economici
In questo contesto, l’Italia parte svantaggiata: stipendi più bassi, percorsi burocratici complessi e scarsa valorizzazione professionale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: migliaia di infermieri italiani scelgono di lavorare all’estero, mentre il nostro sistema fatica ad attrarre nuovi professionisti.
Senza infermieri, la sanità territoriale è un’illusione.
Il problema diventa ancora più evidente guardando al futuro del sistema sanitario.
La riforma legata al PNRR punta su:
- assistenza domiciliare
- gestione delle cronicità
- Case di comunità
- sanità di prossimità
Ma tutto questo ha un denominatore comune: servono infermieri.
Senza un numero adeguato di professionisti, la sanità territoriale rischia di restare solo un progetto sulla carta.
Le scorciatoie non funzionano.
Di fronte alla carenza, alcune Regioni hanno provato a percorrere strade alternative, come ampliare le competenze degli OSS.
Un esempio è quello della Regione Veneto, che ha tentato di introdurre figure intermedie per sopperire alla mancanza di infermieri. Tuttavia, l’intervento è stato bloccato dal Consiglio di Stato, evidenziando limiti giuridici e professionali.
Il motivo è chiaro: non si può sostituire un infermiere con altre figure, perché si tratta di competenze diverse, con responsabilità e formazione non sovrapponibili.
La vera riforma: formare e trattenere.
Il punto centrale resta uno: servono più infermieri, meglio formati e meglio valorizzati.
Questo significa:
- investire nella formazione universitaria
- rendere la professione più attrattiva
- offrire stipendi competitivi
- migliorare le condizioni di lavoro
- creare percorsi di carriera reali
Continuare a discutere solo di quanti soldi destinare alla sanità rischia di essere un esercizio incompleto.
La domanda giusta non è solo “quanti fondi servono?”, ma “per fare cosa?”.
E la risposta, oggi, è sempre più evidente: senza un aumento significativo del personale infermieristico, qualsiasi investimento rischia di essere inefficace.
Perché la sanità non è fatta solo di strutture, tecnologie o bilanci.
È fatta, prima di tutto, di persone. E, tra queste, gli infermieri restano il vero pilastro su cui si regge l’intero sistema.
Seguici anche su:
- Gruppo Telegram: Concorsi in Sanità – LINK
- Gruppo Telegram: AssoCareNews.it – LINK
- Gruppo Telegram: Infermieri – LINK
- Gruppo Telegram: Operatori Socio Sanitari (OSS) – LINK
- Gruppo Facebook: Concorsi in Sanità – LINK
- Pagina Facebook: AssoCareNews.it – LINK
- Gruppo Facebook: AssoCareNews.it –LINK
- Gruppo Facebook: Operatori Socio Sanitari – LINK
- Gruppo Telegram: ECM Sanità – LINK
- Gruppo Facebook: ECM Sanità – LINK
Per contatti:
Ospedali e servizi sanitari
- E-mail: redazione@assocarenews.it
Share this content:
