Il recente report “State of Health in the EU 2025” dell’OCSE, presentato al Cnel, scatta un’istantanea chiaroscurale del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Da un lato, l’Italia vanta una longevità da record e una mortalità evitabile tra le più basse d’Europa; dall’altro, deve fare i conti con una spesa sotto la media e una carenza strutturale di personale infermieristico che rischia di frenare il sistema.
I numeri del personale: Troppi medici (sulla carta), pochi infermieri.
Il dato più eclatante riguarda la composizione della forza lavoro sanitaria. L’Italia presenta uno squilibrio unico nel panorama europeo:
- Medici: Siamo sopra la media UE del 25%, con 5,4 medici ogni 1.000 abitanti (contro una media europea sensibilmente inferiore).
- Infermieri: Il deficit è del 20%, con appena 6,9 professionisti ogni 1.000 abitanti (la media UE è 8,4).
- Il Rapporto: Abbiamo solo 1,3 infermieri per ogni medico, uno dei valori più bassi dell’Unione, che rende difficile la transizione verso modelli di assistenza territoriale integrata.
Perché mancano gli infermieri?
Secondo l’OCSE, il problema è duplice: stipendi non competitivi e scarso appeal della professione. Mentre in Europa un infermiere guadagna in media il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, in Italia la retribuzione è sostanzialmente piatta rispetto alla media degli altri lavoratori.
Nota sulle specializzazioni: Anche tra i medici emerge un problema di “vocazione”: i giovani professionisti fuggono dalla medicina d’urgenza e dall’anestesiologia per cercare settori con orari migliori e sbocchi nel privato.
La spesa sanitaria: L’Italia spende meno, ma rende di più.
Nonostante le critiche sui finanziamenti, i dati confermano che il SSN italiano è un modello di efficienza “low cost”:
| Voce | Italia | Media UE | Differenza |
| Spesa pro capite | 3.086 € | 3.832 € | -19% |
| Incidenza su PIL | 8,4% | 10,0% | -1,6 punti |
| Spesa Pubblica | 73% | 80% | -7% |
Il divario della spesa pubblica (-27% rispetto alla media UE) è parzialmente colmato dalla spesa privata, che per il 90% è composta da pagamenti diretti dei cittadini (“out-of-pocket”).
I risultati: Longevità da record (84,1 anni).
Nonostante le risorse limitate, i risultati di salute restano ai vertici mondiali. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e il Presidente del Cnel, Renato Brunetta, hanno difeso con forza il modello italiano:
- Aspettativa di vita: 84,1 anni (primato UE condiviso con la Svezia).
- Qualità della vita: Gli anziani italiani godono di una salute migliore rispetto ai coetanei europei.
- Mortalità evitabile: L’Italia detiene i tassi più bassi di ricoveri per malattie croniche e decessi prevenibili.
Le sfide: Liste d’attesa e disparità territoriali.
Se i grandi numeri sorridono all’Italia, la realtà quotidiana dei cittadini presenta zone d’ombra. Il Ministro Schillaci ha individuato due fronti d’azione prioritari:
- Il “Codice Avviamento Postale”: Il Ministro ha definito “inaccettabile” che i tempi di attesa dipendano dalla residenza geografica. È necessario un nuovo modello di governance Stato-Regioni per eliminare il divario Nord-Sud.
- Liste d’attesa: Grazie alla legge del 2024 e al monitoraggio Agenas, si stima che l’81% delle visite specialistiche venga oggi erogato nei tempi previsti laddove la norma è applicata correttamente.
In sintesi.
L’Italia conferma un’efficienza straordinaria, trasformando meno risorse in più salute. Tuttavia, senza un piano massiccio di assunzioni e valorizzazione economica per gli infermieri, il “modello Italia” rischia di non reggere l’impatto di una popolazione sempre più anziana.
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