In data 12 gennaio 2026, gli Ordini delle Professioni Infermieristiche (OPI) della Puglia hanno inviato una nota ufficiale al Presidente della Regione, Antonio Decaro, e ai vertici della sanità regionale. Al centro del documento vi sono le osservazioni critiche e le proposte riguardanti l’aggiornamento del Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA).
Pur condividendo l’urgenza di intervenire sul fenomeno delle liste d’attesa, gli Ordini avvertono che il successo del piano non può prescindere da una valutazione reale delle condizioni di lavoro dei professionisti e della sicurezza delle cure.
Una carenza di personale senza precedenti.
Il documento mette in luce una realtà numerica preoccupante che pone la Puglia in una posizione di netto svantaggio rispetto al resto d’Italia e d’Europa:
- Il divario nazionale: In Puglia operano circa 3,96 infermieri ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media nazionale di 4,79 e di una media europea che supera gli 8.
- Confronto regionale: Rispetto a regioni comparabili come l’Emilia-Romagna (6,5 infermieri per 1.000 abitanti), la Puglia sconta un gap di oltre 6.000 infermieri rispetto ai fabbisogni minimi.
- Emergenza pensionamenti: Oltre il 30% degli infermieri pugliesi andrà in pensione nei prossimi cinque anni, aggravando ulteriormente un carico di lavoro che già oggi supera la media italiana del 20-25%.
Il rischio del Piano Liste d’Attesa.
Il PRGLA punta sull’aumento delle prestazioni e sull’estensione degli orari. Tuttavia, gli OPI sottolineano che ogni prestazione aggiuntiva non è “automaticamente assorbibile”.
Senza nuove assunzioni e con la carenza di figure di supporto, gli infermieri sono costretti a svolgere anche attività a bassa complessità, aumentando il rischio di burnout, errori clinici e “cure mancate” verso i pazienti. Il solo riconoscimento economico delle prestazioni aggiuntive, pur considerato rilevante, non è ritenuto sufficiente a garantire la sostenibilità del sistema.
Le proposte: non solo ospedali, ma territorio.
Secondo gli Ordini pugliesi, la riduzione delle liste d’attesa non può fondarsi solo sull’incremento delle attività ospedaliere. La soluzione risiede in un rafforzamento strutturale del territorio attraverso:
- La piena operatività delle Case della Comunità.
- L’implementazione effettiva dell’Infermiere di Famiglia e Comunità.
- Una reale continuità assistenziale tra ospedale e territorio per evitare accessi impropri nelle strutture ospedaliere.
Le richieste alla Regione.
In conclusione, gli OPI di Puglia chiedono un confronto istituzionale per garantire che l’attuazione del Piano avvenga in modo equo. Le richieste principali includono:
- Valutazione dell’impatto dei carichi di lavoro sulla sicurezza delle cure.
- Riconoscimento del ruolo centrale degli infermieri nelle équipe multiprofessionali.
- Integrazione delle azioni di riduzione delle attese con il potenziamento dei servizi territoriali.
”Il recupero delle liste di attesa rappresenta un obiettivo condiviso,” conclude la nota, “ma non può essere perseguito prescindendo dalle condizioni reali del lavoro assistenziale”.
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