FOGGIA – Un attacco durissimo quello sferrato dal sindacato FIALS Foggia all’indirizzo della Regione Puglia. Al centro delle critiche c’è la recente delibera di Giunta regionale sulle nuove assunzioni nella sanità, definita insufficiente e slegata dalle reali necessità del territorio.
Secondo il Segretario Provinciale della FIALS Foggia, Achille Capozzi, i “numeri trionfalistici” sbandierati dai vertici regionali non riflettono affatto la drammatica carenza di personale che affligge le strutture sanitarie foggiane, dall’ASL FG al Policlinico Riuniti, fino alla società in house Sanitaservice.
“La Regione Puglia dimostra ancora una volta di non avere il minimo polso della tragica situazione in cui versano gli ospedali pubblici della Capitanata”, ha dichiarato Capozzi, sottolineando come a pagare il prezzo più alto di questa confusione siano sia i cittadini sia gli operatori sanitari rimasti in servizio.
Emergenza 118 e 120 lavoratori a casa: la “beffa” delle Case di Comunità.
Tra i punti più critici evidenziati dal sindacato ci sono i tagli al servizio di emergenza-urgenza:
- Eliminate 5 postazioni del 118 sul territorio provinciale, con il rischio concreto di allungare notevolmente i tempi di attesa dei soccorsi per i pazienti.
- 120 operatori mandati a casa dal 1° ottobre, tra ausiliari, pulitori, soccorritori e autisti del 118.
A fronte di questi tagli, la FIALS evidenzia un forte paradosso rispetto ai piani regionali dedicati alla medicina territoriale:
“Assistiamo a un paradosso grottesco: da una parte si licenziano lavoratori fondamentali e si smantellano i servizi di emergenza, dall’altra la Regione si vanta di aprire le nuove Case di Comunità. Ma con quale personale s’intende farle funzionare?”
Il silenzio delle istituzioni e dei consigli regionali.
Infine, la FIALS Foggia punta il dito contro i consiglieri regionali ed i rappresentanti politici del territorio della Capitanata, accusati di assenza e silenzio di fronte allo smantellamento progressivo dei servizi essenziali per la salute pubblica.
Per il sindacato non si tratta di vera programmazione sanitaria, bensì di “pura illusione”, con un sistema che continua a gravare su un personale sempre più ridotto all’osso e sovraccaricato di lavoro.
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