ROMA – Il fenomeno dei cosiddetti “gettonisti” continua a rappresentare una delle principali anomalie del Servizio Sanitario Nazionale. Nato come soluzione emergenziale durante la pandemia da Covid-19 per far fronte alla carenza di personale sanitario, il ricorso a medici e infermieri forniti da cooperative e società esterne si è progressivamente trasformato in una pratica strutturale che continua a pesare sui bilanci pubblici.
A fotografare la situazione è il nuovo Rapporto dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) sulla domanda di servizi di fornitura di personale medico e infermieristico nel biennio 2024-2025. I numeri sono impressionanti: oltre 1 miliardo e 64 milioni di euro di contratti pubblici destinati all’acquisizione di personale sanitario esterno.
Nel 2025 spesa in crescita del 15%.
Contrariamente a quanto auspicato dalle istituzioni e dalle linee guida ministeriali introdotte nell’ottobre 2024, il fenomeno non accenna a diminuire.
Nel 2024 la domanda del Sistema Sanitario Nazionale per i gettonisti aveva raggiunto i 496 milioni di euro. Nel 2025 il valore è salito a 568 milioni di euro, con un incremento del 15%.
Ancora più marcato l’aumento delle procedure di affidamento, passate da 187 a 255, con una crescita del 36%.
Un dato che conferma come ospedali e aziende sanitarie continuino a fare affidamento sul personale a gettone per garantire l’erogazione dei servizi essenziali, soprattutto nei reparti maggiormente colpiti dalla carenza di organico.
Boom dei medici a gettone.
L’elemento che emerge con maggiore evidenza dal rapporto riguarda i medici.
Nel 2025 la spesa per il personale medico a gettone è aumentata del 62%, passando da 31 a 50 milioni di euro.
Anche il numero delle procedure è cresciuto sensibilmente, passando da 25 a 42 affidamenti (+68%).
Numeri che testimoniano le difficoltà delle aziende sanitarie nel reperire specialisti attraverso i tradizionali concorsi pubblici e nel garantire la copertura dei turni nei pronto soccorso, nelle aree di emergenza-urgenza e nei reparti più critici.
Infermieri a gettone in calo.
Diversa la situazione per il personale infermieristico.
Secondo l’ANAC, nel 2025 si registra una significativa riduzione del ricorso agli infermieri a gettone.
La spesa è passata da 24 a 13 milioni di euro, con una diminuzione del 48%, mentre il numero delle procedure è sceso da 24 a 18 (-25%).
Una tendenza che potrebbe essere collegata alle numerose stabilizzazioni effettuate negli ultimi anni e all’incremento delle assunzioni dirette da parte delle aziende sanitarie.
Quasi un miliardo per la fornitura generica di personale.
La quota più consistente della spesa riguarda però la cosiddetta “fornitura generica di personale”.
Nel biennio 2024-2025 questa voce ha raggiunto 947 milioni di euro, rappresentando la parte predominante del mercato dei gettonisti.
Gli affidamenti sono aumentati da 441 milioni di euro nel 2024 a 506 milioni nel 2025, confermando una dipendenza strutturale del sistema sanitario da forme di reclutamento esterne.
Affidamenti diretti e accordi quadro dominano il mercato.
L’analisi dell’ANAC evidenzia inoltre una forte prevalenza di procedure semplificate.
Nel biennio considerato, oltre il 59% dei contratti è stato assegnato mediante adesione ad accordi quadro o convenzioni già esistenti, senza nuovi confronti competitivi.
Gli affidamenti diretti rappresentano addirittura il 70% delle procedure complessive.
Nel solo 2025 gli affidamenti diretti hanno raggiunto un valore di quasi 290 milioni di euro, superando perfino le procedure aperte.
Secondo l’Autorità Anticorruzione, tale situazione garantisce rapidità operativa alle aziende sanitarie ma rischia di ridurre la concorrenza tra gli operatori economici del settore.
Nord Italia in testa per utilizzo dei gettonisti.
Dal punto di vista territoriale il fenomeno risulta particolarmente concentrato nel Nord Italia.
Il 54% delle procedure è stato registrato nelle regioni settentrionali, contro il 29% del Sud e delle Isole e il 17% del Centro.
Anche la distribuzione della spesa conferma questo trend:
- 50% della spesa al Nord;
- 40% al Sud e nelle Isole;
- 10% al Centro.
Per quanto riguarda esclusivamente medici e infermieri a gettone, le regioni con la maggiore spesa risultano:
- Veneto: 21,81 milioni di euro;
- Lombardia: 19,63 milioni di euro;
- Friuli Venezia Giulia: 17,52 milioni di euro.
Considerando anche la fornitura generica di personale, la classifica cambia radicalmente:
- Sardegna: 328,94 milioni di euro;
- Lombardia: 207,39 milioni di euro;
- Piemonte: 156,78 milioni di euro.
Nel 2026 lieve frenata, ma il problema resta.
I primi dati del 2026 mostrano una lieve contrazione del fenomeno.
Nel primo trimestre dell’anno il Servizio Sanitario Nazionale ha acquisito contratti per oltre 12 milioni di euro, con valori inferiori rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 2025.
Tuttavia, secondo l’ANAC, è ancora troppo presto per parlare di una vera inversione di tendenza.
Le difficoltà nel reclutamento di medici, infermieri e professionisti sanitari attraverso i concorsi pubblici continuano infatti a rappresentare una delle principali criticità del sistema sanitario italiano.
Il vero problema: la carenza di personale.
Il rapporto dell’Autorità Nazionale Anticorruzione mette in evidenza una realtà ormai sotto gli occhi di tutti: il ricorso ai gettonisti non è più una misura straordinaria ma una risposta strutturale alle carenze di organico del Servizio Sanitario Nazionale.
Finché non verranno affrontate le cause profonde della fuga dei professionisti dalla sanità pubblica – stipendi poco competitivi, carichi di lavoro elevati, aggressioni e difficoltà di carriera – il sistema rischia di continuare a spendere centinaia di milioni di euro per acquistare sul mercato professionisti che, in molti casi, potrebbero essere assunti stabilmente attraverso procedure pubbliche.
Una situazione che continua ad alimentare il dibattito tra sostenibilità economica, qualità dell’assistenza e necessità di garantire ai cittadini il diritto alle cure.
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