PENSIERI IN LIBERTÀ.
Spunti dalla Relazione CNEL 2025 sui Servizi Pubblici.
1.Un quadro di luci e ombre
Quando ho letto la Relazione CNEL 2025 sui Servizi Pubblici, ho provato un sentimento ambivalente.
Da un lato, il documento riconosce progressi importanti: un lieve incremento del personale infermieristico e ostetrico, una maggiore spesa sanitaria pro-capite e un ritorno ai livelli di aspettativa di vita pre-pandemici.
Dall’altro, mette in luce con chiarezza le criticità che toccano il cuore del modello della Sanità di Prossimità previsto dal PNRR – Missione 6 “Salute”.
Come infermiere, non posso non vedere il paradosso: si parla di prossimità, di comunità, di assistenza integrata, ma la realtà quotidiana racconta ancora un sistema centrato sull’emergenza e sull’ospedale.
Il CNEL segnala che “permangono carenze di personale, specie infermieristico, nelle aree dell’emergenza-urgenza e della medicina di base” e che la distribuzione delle risorse “non segue i fabbisogni territoriali ma le compatibilità macroeconomiche”.
2.Il ruolo dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC)
Il PNRR ha affidato all’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC) la missione di rendere concreta l’assistenza di prossimità, integrando prevenzione, presa in carico e continuità terapeutica.
Eppure, nella pratica, questa figura viene spesso considerata “fungibile”, priva di reale autonomia e continuamente richiamata in servizio ospedaliero per colmare carenze di organico.
La Relazione CNEL lo descrive in modo implicito ma inequivocabile: le Case della Comunità e le COT (Centrali Operative Territoriali), pilastri della riforma, risultano in molti casi “sottoutilizzate” o “non pienamente operative”, per la mancanza di personale e di una chiara governance clinico-assistenziale.
Il risultato è che la Sanità di Prossimità rischia di rimanere un modello “disegnato sulla carta”, mentre le risorse umane vengono dirottate verso le urgenze ospedaliere.
“Le nuove strutture territoriali rischiano di diventare contenitori burocratici se non si rafforza il ruolo clinico-decisionale dei professionisti sanitari.”
(Relazione CNEL 2025 – Volume II Servizi per la Salute e il Benessere)
3.Governance frammentata e disuguaglianze territoriali
Una delle questioni più gravi, confermata dal CNEL, è la frammentazione della governance sanitaria.
Il rapporto parla di “disparità territoriali marcate” e di una “governance di sistema debole”, che lascia troppo spazio alle contingenze politiche locali.
In sostanza, ogni Regione interpreta a modo proprio la sanità territoriale, con standard, protocolli e ruoli professionali differenti.
Questa assenza di uniformità genera disuguaglianze nell’accesso alle cure e ostacola la costruzione di un modello nazionale coerente.
Nelle regioni meridionali, ad esempio, il CNEL segnala un peggioramento negli indicatori di salute pubblica rispetto al periodo 2010-2023, in particolare per i Goal 3 e 10 dell’Agenda ONU 2030 (salute e riduzione delle disuguaglianze).
Il sistema continua dunque a riflettere la storica frattura Nord-Sud: non solo economica, ma anche sanitaria e professionale.
4.Valorizzazione professionale: un passo avanti, due indietro
La Relazione CNEL evidenzia un dato positivo: con il nuovo CCNL Sanità 2022–2024, la retribuzione base degli infermieri è cresciuta del 7 %, e le indennità professionali hanno registrato un incremento medio superiore al 20 %.
Tuttavia, è fondamentale precisare che questi adeguamenti non sono illustrati nel rapporto CNEL come confrontati con l’inflazione. Dati esterni indicano che l’inflazione cumulata nel periodo 2021–2024 ha superato il 17,5 %, con una perdita reale del potere d’acquisto superiore al 10 % per il personale sanitario.
In altre parole, l’aumento nominale non solo non compensa il costo della vita, ma consolida un gap economico e motivazionale già esistente.
E il problema non è solo salariale: è strutturale.
Senza un riconoscimento formale del ruolo clinico avanzato e dell’autonomia decisionale, la professione infermieristica continua a essere percepita come subordinata, e non come cardine dell’assistenza territoriale moderna.
5.Soddisfazione professionale: numeri che dicono molto
La questione della soddisfazione professionale degli infermieri è centrale per la ritenzione e la qualità dell’assistenza. Alcuni dati recenti rilevano:
Secondo il Rapporto della FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), circa il 50 % degli infermieri italiani è “totalmente soddisfatto” del proprio lavoro.
Un’altra survey mostra che il 36,14 % degli infermieri dichiara di voler lasciare il luogo di lavoro entro i prossimi 12 mesi; di questi, il 33 % dichiara di voler lasciare la professione (pari a circa l’11 % del campione complessivo).
Un’analisi evidenzia che quasi uno su due infermieri (≈ 45 %) presenta sintomi di burnout o elevato stress lavoro-correlato.
Questi numeri mostrano chiaramente che la mancanza di valorizzazione, l’elevato carico assistenziale e l’incertezza professionale impattano pesantemente sulla motivazione e sulla stabilità della nostra categoria.
6.Il nodo culturale: una riforma incompiuta
Il CNEL riconosce che l’Italia non ha ancora compiuto il “salto culturale verso la sanità territoriale”.
Non basta costruire strutture o finanziare progetti: serve un cambiamento profondo nella mentalità gestionale e politica.
Finché le politiche sanitarie saranno dominate da logiche emergenziali e da una visione ospedalocentrica, l’assistenza di prossimità resterà un ideale più che una realtà.
Per questo condivido la conclusione del CNEL: la riforma potrà dirsi compiuta solo quando alle risorse materiali del PNRR si affiancheranno tre scelte strutturali:
- Valorizzazione economica e professionale del personale infermieristico, con percorsi di carriera e riconoscimento delle competenze avanzate.
- Autonomia clinica degli infermieri di famiglia e comunità, come garanti della continuità assistenziale sul territorio.
- Governance strategica nazionale, che sottragga la sanità territoriale alle fluttuazioni politiche locali e introduca standard omogenei di ruolo e servizio.
Ho avuto la conferma che la crisi del personale infermieristico non è solo una questione di numeri, ma il segnale di un sistema che non ha ancora deciso che cosa vuole diventare.
Possiamo costruire mille Case della Comunità, ma se non si riconosce il valore di chi ci lavora dentro, resteranno gusci vuoti.
La vera Sanità di Prossimità non nasce da un piano di spesa, ma da una visione di fiducia nelle persone che ogni giorno la rendono possibile.
E tra queste persone, gli infermieri devono tornare ad essere ciò che sono sempre stati: la colonna portante del sistema salute.
Riferimenti:
- CNEL (2025), Relazione sui Servizi Pubblici 2025. Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, Vol. 2 – Servizi per la Salute e il Benessere, Villa Lubin, Roma.
- FNOPI (2025), Rapporto Professioni Infermieristiche. Dati e indicatori, FNOPI – Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
- ISTAT (2025), Rapporto annuale 2024 – Redditi e prezzi delle famiglie.
Banca d’Italia, Bollettino Economico n. 2/2025. - Eurispes-ENPAM (2024), 3° Rapporto sulla Salute e il Sistema Sanitario: medici ed infermieri del SSN sono pochi, mal pagati, affaticati.
- Articolo “Survey sul work engagement della professione infermieristica nel periodo post-pandemico”, infermiereonline.org, ottobre 2024.
Revisione “Carico di lavoro, soddisfazione professionale e qualità dell’assistenza infermieristica in Italia”, painnursing.it, settembre 2023.
Dott. Nicola Lombardi , Infermiere Rimini
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