La sanità italiana si appresta a vivere una vera e propria rivoluzione organizzativa. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che istituisce la nuova area delle Scienze infermieristiche specialistiche, viene ufficialmente tracciato il futuro della professione.
La riforma, che entrerà pienamente a regime dall’anno accademico 2026/2027, punta a creare figure professionali ad altissima qualificazione per rispondere alle nuove esigenze del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), specialmente sul territorio.
I tre nuovi percorsi di specializzazione.
Il nuovo ordinamento didattico prevede l’introduzione di tre indirizzi specialistici ben definiti, volti a coprire i contesti assistenziali più critici:
- Cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità: per potenziare l’assistenza territoriale in linea con le direttive del DM 77.
- Cure neonatali e pediatriche: per l’area specialistica dell’infanzia.
- Cure intensive ed emergenza: per la gestione delle criticità in area critica e pronto soccorso.
La formazione di questi nuovi professionisti passerà anche da un solido percorso pratico, che include 30 crediti formativi universari (CFU) dedicati esclusivamente a tirocini e simulazioni cliniche avanzate. Tra le grandi novità, agli infermieri specialistici sarà riconosciuta la possibilità di prescrivere presidi, ausili e tecnologie assistenziali.
La posizione di UGL Salute: “Ottimo segnale, ma attenti alle scatole vuote”.
Se da un lato il mondo sanitario accoglie con favore il provvedimento, dall’altro i sindacati alzano la guardia sui nodi contrattuali ed economici. Gianluca Giuliano, segretario nazionale di UGL Salute, ha definito la riforma “un ottimo segnale e un passo in avanti per la sanità italiana”, ponendo però l’accento su questioni salariali e di sicurezza non più rimandabili.
”La vera sfida sarà trasformare questi nuovi profili specialistici in opportunità reali ed eque, evitando che la riforma resti soltanto una bella scatola vuota e riuscendo finalmente a frenare la fuga dei professionisti italiani verso l’estero.”
— Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute
Le richieste del sindacato: stipendi europei e sicurezza.
UGL Salute ha messo sul tavolo tre punti fondamentali per far sì che la riforma sia davvero efficace:
- Adeguamento salariale: con l’aumento delle responsabilità e delle competenze, non è più sostenibile mantenere retribuzioni inferiori agli standard europei.
- Inquadramento e carriera: il sindacato chiede che i nuovi profili trovino spazio immediato nei modelli organizzativi delle ASL e nei prossimi rinnovi contrattuali, garantendo progressioni di carriera (sia verticali che orizzontali) più fluide e formazione continua interamente finanziata.
- Sicurezza negli ospedali: Giuliano ha ricordato la necessità di tutelare il personale dalle continue aggressioni, citando il recente e preoccupante episodio avvenuto all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, spesso esasperato dalle gravi carenze di organico.
Il messaggio che arriva dal settore è chiaro: la specializzazione degli infermieri è il motore per la sanità del futuro, ma senza tutele, sicurezza e stipendi dignitosi, il rischio di formare professionisti eccellenti destinati a fuggire oltreconfine resta altissimo.
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