Ceccarelli: “Il ministro Schillaci cerca risorse come un assetato nel deserto, ma quel deserto è stato creato da anni di sottofinanziamento. Non bastano gli iscritti agli Albi: servono professionisti realmente presenti accanto ai pazienti”.

Il Servizio sanitario nazionale è arrivato a un punto di forte criticità e senza un deciso cambio di rotta sul personale il rischio è compromettere la qualità dell’assistenza. È questo l’allarme lanciato dal COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, attraverso le parole del segretario nazionale Marco Ceccarelli, che interviene nel dibattito sulle nuove risorse annunciate dal ministro della Salute Orazio Schillaci per assunzioni e aumenti retributivi.
Secondo il sindacato, il problema non può essere affrontato soltanto attraverso interventi emergenziali, ma richiede una strategia strutturale capace di riportare il personale sanitario al centro delle politiche pubbliche.
«Il Servizio sanitario nazionale è arrivato a un punto di totale cortocircuito – afferma Ceccarelli –. Da una parte il ministro annuncia la ricerca di nuove risorse per assunzioni e retribuzioni, dall’altra continuiamo a pagare gli effetti di anni di sottofinanziamento del personale e di una contrattazione che parla di valorizzazione senza garantire risorse adeguate».
“Il personale sanitario è stato dimenticato per anni”
Il segretario nazionale del COINA utilizza un’immagine forte per descrivere la situazione attuale:
«Schillaci cerca risorse come un assetato nel deserto. Ma quel deserto è stato costruito nel tempo, comprimendo gli investimenti sul capitale umano del Servizio sanitario nazionale».
Secondo il sindacato, il progressivo ridimensionamento della quota di finanziamento destinata al personale avrebbe prodotto effetti pesanti sulla capacità del sistema di garantire servizi adeguati.
Ceccarelli richiama i dati della Fondazione GIMBE, evidenziando come la percentuale della spesa sanitaria destinata al personale sia scesa dal 39,7% al 36,6%.
«Se quella percentuale fosse rimasta invariata – sostiene – oggi il personale avrebbe beneficiato di oltre 33 miliardi di euro in più. È questo il prezzo del progressivo disinvestimento sul capitale umano».
Progressioni di carriera: “Senza nuove risorse si creano solo tensioni”
Un altro tema sollevato dal COINA riguarda le progressioni professionali previste per il personale sanitario.
Secondo il sindacato, non è possibile parlare di valorizzazione senza prevedere finanziamenti aggiuntivi.
«Una progressione a costo zero non esiste – spiega Ceccarelli –. Se non arrivano nuove coperture economiche, le risorse vengono sottratte ad altri professionisti, alimentando conflitti tra lavoratori invece di valorizzare realmente tutte le professioni sanitarie».
Una posizione che si inserisce nel dibattito sul rinnovo contrattuale e sulla necessità di riconoscere maggiormente competenze, responsabilità e carichi di lavoro degli operatori sanitari.
“Gli Albi registrano iscritti, ma servono dati sui professionisti realmente in servizio”
Il COINA interviene anche sul tema della consistenza numerica degli infermieri.
Commentando i dati diffusi nell’ultimo DataCorner FNOPI, Ceccarelli sottolinea la differenza tra numero di iscritti agli Ordini e personale realmente operativo.
«L’Albo è uno strumento istituzionale fondamentale, ma registra gli iscritti, non i professionisti effettivamente presenti nei reparti, nei pronto soccorso, nelle RSA, nelle Case della Comunità e nell’assistenza domiciliare. È questo il dato che interessa ai cittadini».
Per il sindacato, quindi, il parametro più importante resta la disponibilità reale di professionisti nei servizi sanitari e assistenziali.
Infermiere di Famiglia e Comunità: “Servono nuove assunzioni, non spostamenti di personale”
Un capitolo importante riguarda la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 e il ruolo dell’Infermiere di Famiglia e Comunità.
Il fabbisogno stimato supera i 20.000 infermieri, ma secondo il COINA senza un piano straordinario di assunzioni il rischio è quello di trasferire semplicemente personale dagli ospedali al territorio.
«Senza nuove assunzioni e senza uno specifico inquadramento professionale – afferma Ceccarelli – il rischio è spostare infermieri dagli ospedali al territorio, svuotando ulteriormente reparti e pronto soccorso».
Italia indietro rispetto all’Europa sulle competenze infermieristiche
Il sindacato evidenzia inoltre il ritardo italiano rispetto ai principali sistemi sanitari europei.
«In molti Paesi europei gli infermieri operano con competenze avanzate nella gestione della cronicità, nella presa in carico territoriale e nei percorsi assistenziali. L’Italia continua invece a essere ancorata a un modello prevalentemente medico-centrico che non risponde più ai bisogni della popolazione».
Una trasformazione necessaria, secondo il COINA, considerando l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche.
La formazione è il nodo decisivo: “Meno giovani scelgono Infermieristica”
Infine, il sindacato richiama l’attenzione sulla formazione universitaria.
Secondo i dati citati dal COINA, l’Italia forma circa 12-16 nuovi infermieri ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di circa 45, mentre tra il 2013 e il 2023 il numero dei laureati in Infermieristica sarebbe diminuito di oltre il 20%.
«Con questi numeri – conclude Ceccarelli – nessun dato sugli iscritti agli Albi potrà colmare la carenza di professionisti nei servizi».
La richiesta del COINA: un piano straordinario per salvare il SSN
Per il sindacato la priorità è chiara: il futuro del Servizio sanitario nazionale passa dagli investimenti sulle persone.
«L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e avrebbe bisogno di rafforzare assistenza territoriale, gestione della cronicità e continuità delle cure. Continuare a inseguire le emergenze senza investire davvero sul personale significa mettere a rischio il futuro della sanità pubblica».
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