PIACENZA – Una testimonianza diretta, amara e lucida, riaccende i riflettori sulle criticità dell’Ospedale di Piacenza e dell’Ausl locale. A scrivere è un paziente oncologico, un cittadino che vive quotidianamente le corsie e che descrive una realtà ben lontana dai proclami politici: una sanità pubblica che “si regge grazie alla grande volontà di pochi”, ma che appare pericolosamente vicina al punto di non ritorno.
Il paradosso dei numeri: 50 pazienti in più in un giorno.
Il racconto parte da un episodio emblematico: una specialista impossibilitata a richiamare i pazienti a causa di un carico di lavoro improvviso e insostenibile.
«Mi ha confessato di aver avuto, da un giorno all’altro, 50 pazienti in più. Risultato? In servizio dalle 8 del mattino alle 19 di sera senza sosta».
Non è un caso isolato. Secondo il testimone, la carenza di personale riguarda medici e infermieri, stremati da:
- Straordinari continui e reperibilità aumentata.
- Concorsi “fantasma”: procedure affollate che non si traducono in assunzioni reali.
- Fuga dai presidi: l’ospedale di Piacenza viene descritto come “non appetibile”, con una drastica diminuzione di organico a fronte di un aumento della popolazione anziana.
Medici di base: il filtro che non funziona più.
La crisi non risparmia la medicina territoriale. La lettera evidenzia come i medici di medicina generale siano ormai sommersi, superando spesso il massimale dei 1.800 o 2.000 assistiti.
Le conseguenze per i cittadini sono dirette e gravi:
- Difficoltà nei contatti: Comunicazioni che avvengono solo via cellulare.
- Addio visite domiciliari: Ottenere una visita a casa per casi urgenti è diventata “un’impresa”.
- Pressione sui Pronto Soccorso: Senza il filtro efficace del medico di base, i pazienti finiscono per riversarsi in ospedale, aggravando il sovraffollamento.
L’ombra della sanità privata.
Il timore più grande espresso dal lettore riguarda lo smantellamento del welfare universale a favore del privato. Se una TAC a pagamento è accessibile per una parte della popolazione, gli interventi complessi e le cure croniche restano fuori dalla portata della maggioranza.
«Ci vogliono portare verso la sanità privata… ma gli interventi costano decine di migliaia di euro per chi non ha una polizza assicurativa. E siamo la stragrande maggioranza».
Una questione di priorità.
L’appello finale è rivolto alla politica, accusata di indifferenza davanti al declino di un modello che, fino a un decennio fa, era tra i più invidiati al mondo. Il San Giovanni Bosco di Napoli, i presidi di Piacenza, le realtà del Nord e del Sud sembrano oggi accomunate dallo stesso destino: un sistema che sopravvive solo grazie all’abnegazione eroica di chi resta in corsia.
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