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Il 2026 si preannuncia come un anno di svolta, o almeno così sperano i migliaia di professionisti che reggono le fila del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Tra le pieghe della nuova Manovra di Bilancio e l’attuazione dei progetti del PNRR, le aspettative sono alte, ma le sfide non mancano.
Dopo anni di pressione straordinaria, cosa chiedono davvero le tre categorie principali della sanità italiana? Scopriamo insieme i punti chiave.
1. Infermieri: oltre lo stipendio, si cerca la dignità professionale.
Per gli infermieri, il 2026 non è solo una data sul calendario, ma il termine ultimo per la messa a terra della sanità territoriale. La Missione 6 del PNRR prevede l’attivazione delle Case della Comunità, ma il rischio è che restino “scatole vuote” senza personale.
- Aumenti e Defiscalizzazione: le aspettative vertono su aumenti strutturali. Si parla di un incremento medio di circa 150 euro lordi grazie al nuovo contratto, ma la vera partita si gioca sulla flat tax al 5% sulle prestazioni aggiuntive, una misura che mira a rendere più “appetibile” lo straordinario per coprire i buchi d’organico.
- Libera Professione: la richiesta storica rimane l’abolizione definitiva del vincolo di esclusività, per permettere agli infermieri di esercitare in intramoenia proprio come i medici.
- Carriera: si attende lo sblocco dell’area di “Elevata Qualificazione”, che permetterebbe avanzamenti di carriera basati sull’esperienza e non solo sui titoli accademici magistrali.
2. OSS: tra nuovi profili e riconoscimento giuridico.
L’Operatore Socio-Sanitario sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Il 2026 sarà l’anno in cui prenderà piede il nuovo profilo professionale.
- L’Assistente Infermiere: è la grande novità all’orizzonte. Gli OSS senior con esperienza potranno accedere a una formazione specifica per collaborare in modo più stretto con gli infermieri in compiti sanitari standardizzati.
- Valorizzazione Economica: le aspettative salariali per gli OSS prevedono un incremento complessivo di circa 128 euro lordi, inclusa l’indennità di tutela del malato.
- Uscita dal Lavoro Usurante: resta forte la pressione sui sindacati affinché il lavoro dell’OSS venga pienamente riconosciuto come usurante a tutti gli effetti previdenziali, data la fatica fisica e psichica del ruolo.
3. Professioni Sanitarie: il nodo dell’autonomia.
Fisioterapisti, ostetriche, tecnici di radiologia e di laboratorio chiedono a gran voce che il 2026 porti una reale valorizzazione delle competenze specifiche.
- Indennità Specifiche: le ostetriche, in particolare, si aspettano il consolidamento dell’indennità di specificità (circa 180 euro complessivi tra tabellare e indennità) per pareggiare il trattamento economico degli infermieri.
- Formazione e ECM: dal 2026 scatteranno sanzioni più severe (e polizze assicurative più care) per chi non sarà in regola con i crediti formativi. La richiesta alle aziende è quella di garantire il tempo per la formazione all’interno dell’orario lavorativo.
- Assunzioni: con l’estensione degli screening oncologici prevista dal Governo, tecnici e professionisti della prevenzione si aspettano un piano di assunzioni mirato per non soccombere sotto il peso delle liste d’attesa.
Una sfida comune: la fuga dal pubblico.
Nonostante gli stanziamenti della Manovra (circa 6 miliardi per la sanità), il timore collettivo resta la “grande fuga” verso l’estero o il settore privato.
Il dato chiave: entro il 2030 andranno in pensione circa 66.000 infermieri. Se il 2026 non porterà contratti solidi e una migliore conciliazione vita-lavoro (si spera nella sperimentazione della settimana corta di 4 giorni), il ricambio generazionale sarà una missione impossibile.

