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23 Gen 2026, Ven

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​Il 2026 si preannuncia come un anno di svolta, o almeno così sperano i migliaia di professionisti che reggono le fila del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Tra le pieghe della nuova Manovra di Bilancio e l’attuazione dei progetti del PNRR, le aspettative sono alte, ma le sfide non mancano.

​Dopo anni di pressione straordinaria, cosa chiedono davvero le tre categorie principali della sanità italiana? Scopriamo insieme i punti chiave.

​1. Infermieri: oltre lo stipendio, si cerca la dignità professionale.

​Per gli infermieri, il 2026 non è solo una data sul calendario, ma il termine ultimo per la messa a terra della sanità territoriale. La Missione 6 del PNRR prevede l’attivazione delle Case della Comunità, ma il rischio è che restino “scatole vuote” senza personale.

  • Aumenti e Defiscalizzazione: le aspettative vertono su aumenti strutturali. Si parla di un incremento medio di circa 150 euro lordi grazie al nuovo contratto, ma la vera partita si gioca sulla flat tax al 5% sulle prestazioni aggiuntive, una misura che mira a rendere più “appetibile” lo straordinario per coprire i buchi d’organico.
  • Libera Professione: la richiesta storica rimane l’abolizione definitiva del vincolo di esclusività, per permettere agli infermieri di esercitare in intramoenia proprio come i medici.
  • Carriera: si attende lo sblocco dell’area di “Elevata Qualificazione”, che permetterebbe avanzamenti di carriera basati sull’esperienza e non solo sui titoli accademici magistrali.

​2. OSS: tra nuovi profili e riconoscimento giuridico.

​L’Operatore Socio-Sanitario sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Il 2026 sarà l’anno in cui prenderà piede il nuovo profilo professionale.

  • L’Assistente Infermiere: è la grande novità all’orizzonte. Gli OSS senior con esperienza potranno accedere a una formazione specifica per collaborare in modo più stretto con gli infermieri in compiti sanitari standardizzati.
  • Valorizzazione Economica: le aspettative salariali per gli OSS prevedono un incremento complessivo di circa 128 euro lordi, inclusa l’indennità di tutela del malato.
  • Uscita dal Lavoro Usurante: resta forte la pressione sui sindacati affinché il lavoro dell’OSS venga pienamente riconosciuto come usurante a tutti gli effetti previdenziali, data la fatica fisica e psichica del ruolo.

​3. Professioni Sanitarie: il nodo dell’autonomia.

​Fisioterapisti, ostetriche, tecnici di radiologia e di laboratorio chiedono a gran voce che il 2026 porti una reale valorizzazione delle competenze specifiche.

  • Indennità Specifiche: le ostetriche, in particolare, si aspettano il consolidamento dell’indennità di specificità (circa 180 euro complessivi tra tabellare e indennità) per pareggiare il trattamento economico degli infermieri.
  • Formazione e ECM: dal 2026 scatteranno sanzioni più severe (e polizze assicurative più care) per chi non sarà in regola con i crediti formativi. La richiesta alle aziende è quella di garantire il tempo per la formazione all’interno dell’orario lavorativo.
  • Assunzioni: con l’estensione degli screening oncologici prevista dal Governo, tecnici e professionisti della prevenzione si aspettano un piano di assunzioni mirato per non soccombere sotto il peso delle liste d’attesa.

​Una sfida comune: la fuga dal pubblico.

​Nonostante gli stanziamenti della Manovra (circa 6 miliardi per la sanità), il timore collettivo resta la “grande fuga” verso l’estero o il settore privato.

Il dato chiave: entro il 2030 andranno in pensione circa 66.000 infermieri. Se il 2026 non porterà contratti solidi e una migliore conciliazione vita-lavoro (si spera nella sperimentazione della settimana corta di 4 giorni), il ricambio generazionale sarà una missione impossibile.

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