Una storia di coraggio, freddezza e senso civico arriva dalle strade di Milano. Elena Gressi, 23 anni, studentessa di Tecniche di Radiologia originaria di Recanati, ha trasformato un normale tragitto in autobus in una missione di salvataggio, strappando alla morte una donna colpita da un arresto cardiaco improvviso.
La cronaca: un intervento decisivo nel silenzio generale.
Mentre l’autobus percorreva le vie del capoluogo lombardo, una passeggera si è accasciata al suolo. Nonostante la gravità della situazione, Elena è stata l’unica a farsi avanti tra l’indifferenza o lo smarrimento degli altri presenti. Grazie alla collaborazione dell’autista, che ha prontamente fornito il defibrillatore (DAE) in dotazione al mezzo, la studentessa ha iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP).
Oggi la donna è fuori pericolo, ricoverata in fase di ripresa all’ospedale San Raffaele. Un miracolo che ha un nome e un cognome, tanto da spingere il professor Alberto Zangrillo a lanciare una proposta ufficiale: conferire a Elena l’Ambrogino d’oro, la massima onorificenza milanese.
Il segreto? Un corso BLSD e tanta calma.
Elena non si sente un’eroina per caso. La sua capacità di agire deriva da una scelta consapevole fatta al primo anno di università: frequentare un corso BLSD (Basic Life Support and Defibrillation).
”Più delle competenze tecniche — ha dichiarato la giovane — ha contato la capacità di mantenere la calma.”
Un dettaglio non trascurabile: il corso non era obbligatorio, ma Elena ha scelto di seguirlo autonomamente. Una decisione che ha fatto la differenza tra la vita e la morte.
L’allarme dei medici: 8 arresti cardiaci al giorno a Milano.
Il caso di Elena solleva una questione urgente di salute pubblica. I medici del San Raffaele ricordano che nella sola Milano si verificano mediamente otto arresti cardiaci al giorno. Troppo spesso, però, intorno alla vittima non c’è nessuno in grado di intervenire correttamente nei primi, vitali minuti.
L’auspicio di Elena, sostenuto con forza da Zangrillo, è chiaro: la formazione al primo soccorso deve diventare sistematica nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.
Il ruolo chiave dell’Infermiere nella cultura del soccorso.
Per trasformare questa speranza in realtà, la figura professionale dell’infermiere risulta determinante. Gli infermieri non sono solo operatori clinici, ma i formatori naturali per trasmettere ai cittadini le manovre salvavita.
- Radicamento nel territorio: grazie al DM 77 e alla figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità, la sanità può entrare capillarmente nella vita dei cittadini.
- Formazione nelle comunità: gli infermieri possono guidare progetti di educazione sanitaria nelle scuole e nei contesti ad alta frequentazione, abbattendo la paura di intervenire.
- Prevenzione attiva: moltiplicare i cittadini formati significa creare una “rete di protezione” che riduce drasticamente la mortalità per arresto cardiaco extraospedaliero.
La storia di Elena Gressi ci insegna che la tecnica, unita alla giusta preparazione psicologica, può rendere chiunque un potenziale salvatore. Ora la palla passa alle istituzioni: la formazione BLSD non può più essere un optional lasciato alla buona volontà dei singoli.
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