La sentenza del Tribunale di Cuneo: due anni e nove mesi di reclusione per una OSS del nucleo Alzheimer. Tra le accuse, manovre dolorose sui pazienti e l’episodio dei “pollici torti”.
SALUZZO – Si è chiuso con una condanna superiore alle stesse richieste della Procura il processo a carico di un’operatrice socio-sanitaria (OSS) impiegata presso la residenza per anziani Tapparelli di Saluzzo. Il giudice del Tribunale di Cuneo ha inflitto alla donna una pena di due anni e nove mesi di reclusione, a fronte dei due anni richiesti dal pubblico ministero.
I fatti contestati risalgono al periodo tra novembre 2021 e gennaio 2022 e riguardano il Nucleo Alzheimer Temporaneo (Nat) della struttura.
L’indagine nata dalla segnalazione di una collega.
L’inchiesta era partita dalla denuncia di una collega dell’imputata, che aveva riferito ai Carabinieri di condotte improprie e maltrattamenti ai danni di alcuni ospiti fragili. In seguito alla segnalazione, l’Asl Cn1 aveva avviato le attività ispettive. Nonostante l’installazione di telecamere ambientali nei soggiorni comuni non avesse restituito prove dirette — poiché, come sottolineato dall’accusa, i presunti abusi avvenivano nelle camere private — l’istruttoria si è basata sulle testimonianze e sull’analisi delle cartelle cliniche.
Le accuse: manovre dolorose e cadute sospette.
Al centro del processo, due episodi di cadute avvenuti a fine novembre 2021 e una pratica specifica: quella di “schiacciare i pollici” ai pazienti per indurli a collaborare durante gli spostamenti.
Secondo l’accusa, non si è trattato di un semplice confronto tra “vecchi e nuovi metodi” di lavoro, ma di condotte che integravano il reato di maltrattamento poiché ripetute e finalizzate a provocare dolore. In particolare, una paziente del reparto ad alta intensità aveva riportato una tumefazione alla testa dopo una caduta avvenuta durante il turno dell’imputata.
La linea della difesa: “Contenimento, non violenza”.
L’imputata ha sempre respinto ogni accusa. Durante l’esame in aula, ha giustificato i toni di voce alti con la necessità di farsi sentire da pazienti con problemi di udito e ha difeso la manovra ai pollici descrivendola come una tecnica per alzare gli ospiti in sicurezza, evitando di afferrare braccia dalla pelle estremamente fragile.
“Quella manovra non è efficace perché fa male, ma perché l’anziano si sente più contenuto”, ha sostenuto la difesa, sottolineando come in contesti di forte agitazione psicomotoria il contenimento sia talvolta necessario per l’incolumità stessa del paziente.
Risarcimenti e parti civili.
La struttura Tapparelli si è costituita parte civile contro la propria dipendente, insieme ai familiari degli ospiti coinvolti. La sentenza condanna la donna al pagamento di un risarcimento complessivo di 10 mila euro.
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