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Dietrofront della Provincia di Trento sulla possibilità per gli infermieri di prescrivere esami radiologici. I sindacati medici Snami e Cimo-Fesmed esultano per il ripristino dei ruoli: “Prescrivere è un atto medico indissolubile dalla diagnosi”.
Il braccio di ferro sulle competenze sanitarie segna un nuovo punto a favore della componente medica. La Provincia di Trento ha compiuto un “passo indietro” rispetto all’ipotesi di autorizzare il personale infermieristico alla prescrizione di esami radiologici (RX), una decisione accolta con favore dalle sigle sindacali dei medici, in particolare Snami e Cimo-Fesmed.
La vicenda riaccende il dibattito mai sopito sui confini professionali e sulla sicurezza delle cure all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
Il “passo Indietro”: cosa è successo?
L’idea iniziale, nata probabilmente per snellire le liste d’attesa e velocizzare i percorsi di cura (specialmente nei codici minori di Pronto Soccorso o nella gestione territoriale), prevedeva che gli infermieri potessero richiedere autonomamente radiografie per i pazienti.
Una prospettiva che ha immediatamente sollevato gli scudi delle associazioni mediche, preoccupate per quella che definiscono una “confusione di ruoli” pericolosa per il paziente.
La posizione dei Medici: “prescrivere non è burocrazia”.
La soddisfazione di Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) e Cimo-Fesmed si basa su un principio fondamentale della medicina legale e clinica: la prescrizione non è un atto amministrativo, ma la conclusione di un ragionamento diagnostico.
Le motivazioni del “No” alla prescrizione infermieristica sono chiare:
- L’Atto Medico: Solo il medico, secondo i sindacati, possiede le competenze per formulare un’ipotesi diagnostica che giustifichi l’esposizione di un paziente a radiazioni ionizzanti.
- La Giustificazione: Ogni esame radiologico comporta un rischio biologico (seppur minimo) e deve essere giustificato secondo il principio di “appropriatezza”. Se non c’è diagnosi medica a monte, manca il fondamento per l’esame.
- La Responsabilità: Chi risponde se l’esame è inutile o dannoso? O se ne viene prescritto uno sbagliato che ritarda la diagnosi vera?
“Bene il passo indietro,” commentano le sigle sindacali, sottolineando come la tutela della salute passi per il rispetto delle competenze specifiche e non per la sovrapposizione dei ruoli in nome della velocità.
Il contesto: Infermieri e Medici, una convivenza complessa.
Questa vicenda si inserisce in un quadro nazionale di forte tensione. Da un lato, la carenza di medici spinge le Regioni a cercare soluzioni alternative, valorizzando le competenze avanzate degli infermieri (come nel See and Treat in Toscana). Dall’altro, i medici difendono la specificità della loro professione, temendo che la “sanità al ribasso” porti a sostituire i dottori con figure meno costose ma con formazione diversa.
Per ora, a Trento, lo status quo è preservato: il ricettario resta in mano al medico. Ma la questione è tutt’altro che chiusa. Mentre i medici celebrano il rispetto delle regole, resta il problema di fondo: come rendere il sistema più rapido ed efficiente senza scavalcare le competenze professionali e senza mettere a rischio la sicurezza del paziente?

