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Una storica decisione della Suprema Corte mette fine ai dubbi: l’indennità e il congedo biologico spettano a chiunque sia esposto abitualmente alle radiazioni, indipendentemente dalle decisioni formali dell’azienda.
La svolta della Cassazione: i fatti.
Con l’ordinanza n. 11310 del 29 aprile 2025, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un gruppo di infermieri strumentisti. A questi professionisti, impegnati stabilmente in sale operatorie dove si utilizzano radiazioni ionizzanti, erano stati negati per anni l’indennità di rischio e il congedo di recupero biologico.
La giustificazione dell’azienda si basava su valutazioni interne che escludevano gli infermieri dal beneficio. La Cassazione ha però ribaltato questa visione, stabilendo un principio fondamentale: la tutela della salute non è una concessione aziendale.
I punti chiave dell’ordinanza.
La sentenza chiarisce tre aspetti cruciali che cambiano le regole del gioco per il personale sanitario:
- Diritto Soggettivo: L’indennità e il congedo non dipendono dal “permesso” del datore di lavoro, ma scattano automaticamente quando esistono i presupposti di legge.
- Sostanza vs Forma: Non conta la qualifica (medico, tecnico o infermiere), ma l’esposizione reale, stabile e non occasionale.
- Accertamento Giudiziale: Le commissioni aziendali non hanno l’ultima parola. Il lavoratore ha il diritto di dimostrare in tribunale la propria effettiva esposizione per ottenere i benefici spettanti.
Chi sono i professionisti coinvolti?
Il chiarimento riguarda migliaia di operatori che lavorano in contesti ad alta complessità. In particolare:
- Infermieri di sala operatoria (strumentisti e di anestesia).
- Personale impegnato in procedure radioguidate (emodinamica, elettrofisiologia, chirurgia vascolare).
- Operatori in zone classificate come “controllate” secondo la normativa di radioprotezione.
I numeri del rischio
| Contesto | Dati Statistici |
|---|---|
| Italia | Oltre 150.000 professionisti esposti |
| Europa | Il settore sanitario occupa il 70% dei lavoratori esposti |
| Mondo | Oltre 7 milioni di operatori coinvolti (OMS/AIEA) |
Perché questa tutela è fondamentale?
L’esposizione prolungata alle radiazioni ionizzanti, anche a basse dosi, non è priva di conseguenze.
Le evidenze epidemiologiche mostrano un incremento del rischio per:
- Patologie oncologiche;
- Cataratta professionale;
- Disturbi tiroidei.
Il riconoscimento dell’indennità e del congedo serve proprio a compensare l’usura biologica e a garantire il necessario tempo di recupero all’organismo.
Verso una maggiore trasparenza.
Questa sentenza rappresenta un passo avanti verso la tracciabilità dei rischi. Le aziende sanitarie sono ora chiamate a una maggiore precisione nelle misurazioni e a un riconoscimento formale che rispecchi l’effettiva operatività dei dipendenti.
”La tutela del rischio radiologico è un diritto esigibile fondato su dati oggettivi.”

