Il mondo delle professioni regolamentate è in fermento. Al centro della tempesta c’è il “restyling” delle regole per l’esercizio dell’attività degli avvocati, una riforma che ha acceso un dibattito accesissimo tra i principali Ordini professionali italiani. Ma perché una norma dedicata ai legali sta facendo preoccupare commercialisti, ingegneri e persino infermieri?
La mela della discordia: il rischio di un “monopolio” della Consulenza.
Tutto nasce dal timore che la nuova riforma forense possa estendere eccessivamente l’ambito della consulenza a favore degli avvocati. Recentemente, un gruppo di 22 Ordini professionali (riuniti sotto la sigla ProfessioniItaliane) ha lanciato l’allarme: il rischio è una “concentrazione delle competenze” in una sola categoria.
Secondo i critici, se non si pongono paletti chiari, si potrebbero generare effetti distorsivi sul mercato, limitando l’operatività di altre figure tecniche che da sempre offrono consulenza specialistica nel loro campo.
La replica di “Professionisti Insieme”: un allarme infondato?
Non tutti, però, leggono la riforma allo stesso modo. Elbano de Nuccio, presidente dell’agglomerato Professionisti insieme (che riunisce i Consigli nazionali di commercialisti, avvocati, notai, medici e, recentemente, anche ingegneri e infermieri), ha cercato di gettare acqua sul fuoco.
Secondo de Nuccio, le preoccupazioni dei 22 Ordini si baserebbero su un “falso presupposto”. Il motivo? Basta leggere con attenzione l’articolo 2 del provvedimento per trovare una clausola di riserva di legge. In parole semplici: la riforma non può intaccare le competenze già attribuite per legge ad altre categorie professionali.
In sintesi: le prerogative di un commercialista o di un ingegnere restano intatte perché protette da leggi specifiche che la riforma forense non può scavalcare.
Il dietrofront politico e la sentenza della Consulta.
Il dibattito si è infiammato ulteriormente quando la maggioranza di centrodestra ha deciso di ritirare alcuni emendamenti correttivi in Commissione Giustizia. Questi emendamenti servivano proprio a blindare l’ambito operativo delle prestazioni tecniche e consulenziali, evitando sovrapposizioni.
A dare manforte alla posizione di chi difende il sistema ordinistico è intervenuta anche una recente pronuncia della Corte Costituzionale (la sentenza n. 144 del 2024). La Consulta ha chiarito un punto fondamentale:
- Non esiste equiparazione tra chi appartiene a un sistema ordinistico (con i relativi obblighi e deontologia) e i lavoratori autonomi riuniti in semplici associazioni.
- Questo principio è stato ribadito riguardo al rilascio del visto di conformità sulle dichiarazioni dei redditi, confermando che certe funzioni restano esclusiva di chi ha un percorso ordinistico certificato.
Cosa aspettarsi per il futuro?
La partita è ancora aperta. Se da un lato la politica cerca di mediare, dall’altro resta la necessità di definire con precisione chirurgica i confini della consulenza nel 2026. In un mercato sempre più interdisciplinare, il rischio di “invasioni di campo” è dietro l’angolo, ma la protezione delle competenze specifiche resta la colonna portante per garantire qualità e sicurezza ai cittadini.
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