Il mondo dei professionisti ordinistici è a un bivio. Mentre il Governo lavora alla riforma dei singoli ordinamenti attraverso quattro disegni di legge delega, l’associazione Professioni Italiane (che riunisce 22 Ordini professionali) lancia un monito chiaro: senza un coordinamento centrale, il rischio è una sovrapposizione normativa che danneggerebbe i lavoratori autonomi.
Una “Cabina di Regia” tra Ministeri e Ordini.
L’iniziativa, presentata alla Commissione Giustizia del Senato, propone l’istituzione di una cabina di regia strategica. Questo organismo dovrebbe coinvolgere:
- I Ministeri competenti (Giustizia, Lavoro, Salute, Imprese e Made in Italy);
- I Consigli Nazionali degli Ordini.
L’obiettivo? Vigilare sulla stesura dei decreti attuativi per evitare “sconfinamenti” e garantire che le nuove regole siano coerenti tra le diverse categorie professionali.
La sfida dell’Equo Compenso: oltre i limiti attuali.
Uno dei punti caldi riguarda l’estensione dell’equo compenso. Professioni Italiane spinge per superare i paletti della Legge 49/2023, che attualmente limita la tutela ai rapporti con aziende sopra i 50 dipendenti o con fatturati superiori ai 10 milioni di euro.
”La stragrande maggioranza dei soggetti privati che richiedono prestazioni professionali resta fuori dalle tutele attuali.”
L’associazione chiede inoltre di aggiornare i parametri dei compensi, includendo finalmente un adeguamento delle remunerazioni per i CTU (Consulenti Tecnici d’Ufficio) e i periti che operano per i tribunali.
Riforma Forense: corsa contro il tempo.
Parallelamente, alla Camera resta alta la tensione sulla riforma della professione forense. Il Ministero della Giustizia preme per un’approvazione rapida entro il referendum del 22-23 marzo, ma il fronte politico appare diviso:
- Divergenze nel centrodestra: Opinioni contrastanti rallentano l’iter.
- Impasse in Commissione: I lavori sono fermi da circa un mese, rendendo la scadenza di marzo sempre più difficile da rispettare.
In sintesi: cosa chiedono i professionisti?
Il messaggio inviato al Parlamento è una richiesta di ascolto e concretezza. Con 81 proposte correttive già depositate, i professionisti chiedono che la riforma non sia solo un esercizio burocratico, ma uno strumento per garantire dignità economica e chiarezza operativa a milioni di lavoratori.
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