Da SIMEU a ANIARTI, da IRC a SIAARTI: otto società scientifiche chiedono un tavolo permanente per costruire il futuro dell’emergenza-urgenza italiana.
La riforma del Sistema di Emergenza Territoriale 118 torna al centro del dibattito politico e sanitario nazionale, ma questa volta il mondo dell’emergenza-urgenza chiede di essere ascoltato prima che vengano assunte decisioni destinate a incidere profondamente sull’organizzazione dei soccorsi in Italia.
Otto tra le più autorevoli società scientifiche e professionali del settore hanno infatti lanciato un appello alle istituzioni affinché qualsiasi intervento normativo sul sistema dell’emergenza venga costruito attraverso un confronto strutturato con i professionisti che ogni giorno operano sul territorio, nelle centrali operative, nei pronto soccorso e nei reparti di terapia intensiva.
Il messaggio è chiaro: una riforma del 118 non può essere elaborata esclusivamente nelle aule parlamentari, ma deve nascere dall’esperienza concreta di chi garantisce quotidianamente la sicurezza e la salute dei cittadini nelle situazioni più critiche.
Le società scientifiche chiedono un tavolo nazionale permanente
Negli ultimi anni si sono susseguite numerose proposte di legge, disegni di riforma e ipotesi di riordino del sistema di emergenza-urgenza, senza che venisse però istituito un confronto stabile con gli operatori del settore.
Una situazione che preoccupa le organizzazioni firmatarie dello statement congiunto.
Secondo le società scientifiche, una riforma di tale portata richiede necessariamente il coinvolgimento di tutte le professionalità interessate, evitando il rischio di interventi teorici che non tengano conto delle reali criticità operative presenti sul territorio.
Per questo viene proposta l’istituzione di un tavolo nazionale permanente che coinvolga società scientifiche, sistemi di emergenza territoriale, dipartimenti di emergenza, rappresentanze professionali e operatori sanitari.
L’obiettivo è costruire una riforma condivisa, sostenibile e realmente efficace.
Non solo 118: le sfide dell’emergenza sono molto più ampie
Secondo gli esperti, il dibattito non può limitarsi alla sola organizzazione delle ambulanze o delle centrali operative.
Il sistema dell’emergenza-urgenza italiano sta affrontando problematiche strutturali che richiedono una visione più ampia e multidisciplinare.
Tra le principali criticità evidenziate dalle società scientifiche figurano:
- la grave carenza di personale sanitario;
- le difficoltà di reclutamento di medici e infermieri;
- la necessità di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio;
- il potenziamento della formazione specialistica;
- il miglioramento della governance clinica;
- la digitalizzazione dei processi assistenziali;
- la riorganizzazione delle centrali operative.
Questioni che interessano l’intera rete dell’emergenza e che, secondo i firmatari, non possono essere affrontate attraverso soluzioni semplicistiche o calate dall’alto.
Infermieri in prima linea: una riforma che riguarda migliaia di professionisti
La presa di posizione delle società scientifiche coinvolge direttamente anche il mondo infermieristico.
Gli infermieri del 118, delle centrali operative, dei pronto soccorso, delle terapie intensive e dei dipartimenti di emergenza rappresentano infatti una componente fondamentale del sistema di risposta alle emergenze.
Negli ultimi anni questi professionisti hanno dovuto confrontarsi con una crescente pressione organizzativa, aggravata dalla carenza di personale, dall’aumento della domanda assistenziale e dalla crescente complessità clinica dei pazienti.
Per questo motivo, secondo le organizzazioni firmatarie, qualsiasi riforma dovrà necessariamente valorizzare le competenze professionali e prevedere modelli organizzativi capaci di sostenere il lavoro degli operatori.
Una trasformazione che non tenga conto delle esigenze di chi opera quotidianamente sul campo rischierebbe infatti di produrre effetti opposti rispetto a quelli auspicati.
Le riforme efficaci nascono dal confronto
Nel documento congiunto emerge una convinzione condivisa da tutte le organizzazioni aderenti: le innovazioni più efficaci non sono quelle imposte dall’alto, ma quelle costruite attraverso il dialogo e la partecipazione.
L’esperienza maturata negli anni all’interno dei servizi di emergenza rappresenta infatti un patrimonio di conoscenze che può contribuire in modo determinante alla definizione di nuovi modelli organizzativi.
Secondo le società scientifiche, il confronto tra professionisti, istituzioni e decisori politici rappresenta la strada migliore per affrontare le criticità storiche del sistema e garantire standard assistenziali uniformi sull’intero territorio nazionale.
Otto società scientifiche unite per il futuro dell’emergenza italiana
A sottoscrivere l’appello sono state AIES, ANIARTI, COSMEU, GFT, IRC, SIAARTI, SIEMS e SIMEU, organizzazioni che rappresentano una parte significativa delle competenze scientifiche e professionali dell’emergenza-urgenza italiana.
Pur provenendo da ambiti diversi, tutte condividono la necessità di una riforma che metta al centro la qualità delle cure, la sicurezza dei cittadini e la valorizzazione delle competenze professionali.
L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più moderno, integrato ed efficiente, capace di rispondere alle nuove esigenze assistenziali e alle sfide future della sanità italiana.
«Una riforma del 118 non può essere scritta in emergenza»
Il messaggio conclusivo delle società scientifiche sintetizza efficacemente il senso dell’iniziativa.
«Una riforma del 118 non può essere scritta in emergenza; deve essere scritta con l’emergenza».
Una frase che racchiude una richiesta precisa alle istituzioni: coinvolgere chi vive quotidianamente la realtà dell’emergenza-urgenza affinché il futuro del sistema non sia il risultato di una scelta calata dall’alto, ma il frutto di una progettazione condivisa, fondata sull’esperienza, sulle evidenze scientifiche e sulle reali esigenze dei cittadini.
In un momento storico caratterizzato da profonde trasformazioni organizzative e da una crescente difficoltà nel reperire professionisti sanitari, il confronto tra politica, istituzioni e operatori potrebbe rappresentare la chiave per costruire un sistema di emergenza più forte, più moderno e più vicino ai bisogni della popolazione.
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