Nel 2024 i casi di discriminazione razziale negli ospedali svizzeri e nella sanità sono quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente. Operatori sanitari e pazienti chiedono interventi urgenti.
Nel sistema sanitario svizzero si registra un allarmante aumento degli episodi di razzismo e discriminazione. Non solo i pazienti, ma anche infermieri, medici e operatori socio-sanitari di origini diverse vivono sempre più spesso situazioni di esclusione, offese o addirittura cure negate a causa della loro provenienza. La Commissione federale contro il razzismo segnala che il numero reale di casi è molto più alto di quelli segnalati ufficialmente, a causa della difficoltà a denunciare episodi delicati come questi.
Cause e scenari: come si manifesta il razzismo in corsia.
Secondo l’Associazione svizzera delle Infermiere e degli Infermieri (ASI), il razzismo nelle strutture sanitarie coinvolge tre principali scenari:
- Discriminazione tra colleghi, spesso sotto forma di mobbing, esclusioni o sabotaggi di carriera.
- Insulti o comportamenti razzisti da parte dei pazienti verso il personale sanitario, come insulti durante le visite o richieste di essere assistiti solo da operatori di una certa origine.
- Episodi, meno frequenti ma gravi, in cui è il personale sanitario a mostrare atteggiamenti di pregiudizio, negando cure o sottovalutando i sintomi dei pazienti di minoranza.
Un caso eclatante raccontato di recente riguarda un processo a Sion, dove un paziente anziano ha rivolto insulti razzisti a una segretaria medica durante un esame radiologico, dimostrando come la cultura del rispetto sia ancora una sfida aperta nelle corsie.
Numeri in crescita e problemi sistemici.
Nel 2024 le segnalazioni formali di atti di razzismo in sanità sono salite a 46 (+100% rispetto al 2023), ma, secondo gli esperti, rappresentano solo la punta dell’iceberg. In totale in Svizzera sono stati censiti 1.211 episodi di discriminazione razziale in vari contesti (+40% rispetto al 2023), evidenziando che quello sanitario non è un caso isolato ma parte di una tendenza più ampia. Le segnalazioni riguardano soprattutto xenofobia (35%), atti di razzismo verso persone nere (30%) e situazioni connesse alla migrazione.
Molte vittime non sanno a chi rivolgersi: manca una vera cultura della consapevolezza all’interno delle strutture, e spesso non esistono sportelli di ascolto o strumenti di denuncia indipendenti ed efficaci.
Conseguenze sulla salute e call-to-action delle istituzioni.
Il razzismo in ospedale non è solo un problema etico: impatta concretamente sulla salute pubblica. Le vittime subiscono un aggravio di stress, diminuisce la qualità delle cure, aumentano diagnosi tardive e assistenza inadeguata. Gli esperti chiedono più formazione interculturale, campagne di sensibilizzazione, sportelli per il supporto psicologico e soprattutto la creazione di canali di segnalazione protetti e accessibili sia per il personale sia per i pazienti.
Lo sapevi?
Secondo la Commissione federale contro il razzismo, la maggioranza dei casi non viene denunciata: è fondamentale creare cultura, strumenti di ascolto e supporto per tutti.
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