Circa il 20-45% degli infermieri italiani manifesta il desiderio o l’intenzione di lasciare la professione o di emigrare all’estero alla ricerca di migliori condizioni lavorative e salariali. L’Italia, con una media di 6,2-6,4 infermieri ogni 1.000 abitanti, si posiziona tra gli ultimi in Europa per densità infermieristica, ben lontana dallo standard europeo che richiederebbe almeno 175.000 infermieri in più per garantire un’assistenza adeguata. Questo dato contribuisce a una situazione di stress lavorativo, burn-out e insoddisfazione professionale, incentivando la fuga verso Paesi con salari e condizioni più favorevoli.
Parallelamente, un numero crescente di giovani infermieri sceglie di intraprendere studi di Medicina, attratti dalla maggiore considerazione sociale e dalle migliori prospettive professionali e retributive che questa carriera offre in Italia, aggravando ulteriormente la carenza infermieristica. La combinazione della migrazione all’estero degli infermieri formati e del cambio di percorso formativo da Infermieristica a Medicina impone un serio problema di sostenibilità al sistema sanitario pubblico.
In definitiva, il malessere è legato soprattutto a condizioni contrattuali inique, carichi di lavoro insostenibili, scarsa valorizzazione economica e professionale, e mancate opportunità di crescita, così da determinare un consistente numero di infermieri che sognano di andar via dall’Italia o cambiar carriera con studi in Medicina.
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