Il territorio calabrese vive da decenni in una condizione paradossale: possiede notevoli potenzialità che, tuttavia, non riescono a stimolare lo sviluppo della regione né a promuovere il progresso delle comunità, dei territori e dei cittadini.
La Calabria vanta eccellenze nei settori dell’agricoltura, delle istituzioni universitarie e del patrimonio storico e naturale; opere d’arte che suscitano l’invidia di altre regioni e nazioni, soprattutto le strutture termali, che invece di generare risorse con un indotto economico sufficiente a sostenere una qualità della vita duratura, continuano a causare fenomeni migratori. Manca una politica con una visione imprenditoriale: non è infatti accettabile disporre di strutture termali senza poterle rendere accessibili durante tutto l’anno, accompagnate da adeguate strutture ricettive. Si tratta di un patrimonio prezioso che non viene adeguatamente valorizzato. È dunque indispensabile sviluppare un’economia in grado di garantire sostentamento alla popolazione locale, favorendo così la crescita e il miglioramento del contesto sociale nei paesi e nei borghi.
Per quanto riguarda il settore sanitario, non siamo in linea con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA); tutti i dati disponibili evidenziano una situazione sfavorevole. È inutile attribuire responsabilità, poiché ciò non favorisce il miglioramento ma genera solamente ulteriori polemiche. È necessario riconoscere con consapevolezza e sensibilità l’errore commesso nel decidere, a tavolino, e senza un adeguato confronto con i territori, la chiusura di 18 ospedali. Sebbene alcuni di essi siano stati formalmente riaperti a seguito di lunghe proteste e pronunce giudiziarie, ad oggi non risultano pienamente funzionali come in precedenza. La riapertura di un ospedale implica la disponibilità effettiva del personale necessario per garantirne il funzionamento quotidiano h/24, dall’accoglienza al pronto soccorso fino ai servizi specialistici quali radiologia e laboratorio analisi. Sarebbe auspicabile rendere fruibili nel più breve tempo possibile queste strutture ospedaliere che da alcuni anni non vedono ancora l’effettivo rispetto di quanto pronunciato dalla legge, come pure potenziare gli ospedali di montagna o nelle zone disagiate dove recentemente, si sono registrati tristi episodi. Non è sufficiente riportarlo nei documenti ufficiali o annunciarlo sui media se poi le strutture rimangono prive delle risorse umane indispensabili.
È motivo di dispiacere constatare che la Calabria sia tra le regioni più povere d’Europa sia a livello economico, infrastrutturale, viario ed educativo; inoltre, è conosciuta per la mala sanità e per una pedagogia sociale diversa. Tuttavia, essa ha risorse che potrebbero fungere da motore della nazione se le istituzioni e la politica fossero più responsabili nell’agire e nell’amministrare il territorio. Abbiamo soldi stanziati e non spesi, oppure vengono spesi male. Opere pubbliche che non riescono a finire nei tempi stabiliti rimangono sulle scrivanie degli uffici, per non parlare del tasso occupazionale. Queste sono le vere ferite che solcano la dignità delle famiglie calabresi e fanno male al punto da ingenerare la cultura della migrazione e, contestualmente, la mancanza di coesione tra noi calabresi. Tante situazioni creano malumori, per cui si preferisce andare in altre regioni dove le prospettive di vita e di sviluppo siano migliori rispetto alle nostre. Spesso si dimentica che l’unione rappresenta una forza fondamentale. Siamo noi, con le nostre azioni, i veri protagonisti nel determinare il futuro e il destino della nostra regione. Pertanto, è essenziale comprendere appieno la realtà per poterci esprimere con responsabilità e dedizione, evitando di agire a occhi chiusi seguendo passivamente indicazioni esterne.
Attualmente la Calabria si trova in una fase di rilancio, come evidenziato dalle recenti dinamiche osservate. La nuova energia e l’impulso, promossi dal Magnifico Rettore dell’UNICAL e dai suoi collaboratori, hanno avviato un processo di rigenerazione dell’intera università, coinvolgendo altresì le altre istituzioni del territorio. Questo ha favorito la nascita della Facoltà di Medicina all’UNICAL, ampliando l’offerta formativa delle professioni sanitarie. Qualora si prosegua lungo il percorso delineato, in tempi brevi potremmo avere un nuovo policlinico universitario dotato di scuole di specializzazione, contribuendo così a mitigare la domanda sanitaria regionale. Tra le numerose sfide affrontate, questo rappresenterà uno dei traguardi più significativi per le istituzioni e la politica calabrese.
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