Negli ultimi anni la percezione del ruolo infermieristico resta confusa, e non solo tra i pazienti o sui media: anche la giurisprudenza sembra inciampare. Due sentenze recenti della Cassazione mostrano contraddizioni che interessano direttamente chi lavora in corsia.
Spesso l’infermiere viene “chiamato per tutto”: rispondere ai campanelli, sistemare i letti, aiutare nella pulizia dei pazienti. Succede perché in molti luoghi l’organizzazione è carente e perché esiste una scarsa conoscenza delle competenze professionali. Il risultato è che gli infermieri finiscono per coprire vuoti organizzativi, pagando in termini di riconoscimento professionale.
Due pronunce esemplificano il problema. In una (Cass. 30.03.2026 n. 7711) la Corte, valutando il caso di un infermiere in una struttura privata, ha usato regole pensate per il pubblico, ha attribuito all’infermiere compiti che normalmente spettano all’OSS e ha liquidato il danno con un 10% della retribuzione. In un’altra (Cass. 08.05.2025 n. 12128) la Corte ha invece “ricordato” norme deontologiche abrogate, ha ammesso che l’infermiere può sopperire a disservizi della struttura (seppure in via eccezionale) e ha affermato una sostanziale sovrapponibilità tra infermiere e OSS, pur limitando gli interventi pratici dell’infermiere a interventi non sistematici.
Mettere un valore così basso al demansionamento di un infermiere è ingiusto se confrontato con altri casi giurisprudenziali: tecnici e quadri che hanno subito demansionamenti hanno ottenuto risarcimenti molto più alti (30–50% e oltre). Per un professionista sanitario, il danno non è solo economico: è perdita di identità professionale, competenze e opportunità di carriera.
Chiarezza fra pubblico e privato: l’applicazione delle norme deve rispettare il contesto contrattuale del lavoratore.
Valorizzazione dei ruoli: distinguere chiaramente competenze di infermieri e OSS nelle organizzazioni sanitarie.
Formazione giuridica: serve più consapevolezza sui profili professionali tra dirigenti, legali e giudici.
Riconoscimento economico e professionale: risarcimenti adeguati e misure organizzative che prevengano il demansionamento.
Le sentenze messe a confronto mostrano che la confusione sui ruoli continua a produrre ingiustizie. Gli infermieri non sono tuttofare: servono regolazione chiara, riconoscimento professionale e responsabilità organizzative per tutelare la qualità dell’assistenza.
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