Il sistema sanitario pugliese attraversa una fase cruciale. Con un deficit di 369 milioni di euro registrato nel 2025, la Regione è chiamata a varare un piano operativo drastico per “riqualificare la spesa” ed evitare il commissariamento da parte dei ministeri di Economia e Salute.
La promessa di Pentassuglia: «nessuna chiusura».
Nonostante le indiscrezioni tecniche ipotizzassero il taglio di 18 ospedali di base per risanare i conti, l’assessore alla Salute Donato Pentassuglia ha rassicurato l’opinione pubblica:
“Non c’è voglia di chiudere nessuno ospedale, non ne abbiamo bisogno”.
L’obiettivo dichiarato non è lo smantellamento dei presidi, ma l’efficientamento. Il piano prevede tagli a regime per circa 100 milioni di euro, una cifra che corrisponde simbolicamente al costo di funzionamento di 3-4 ospedali di base, ma che la Regione punta a recuperare attraverso altre vie strategiche.
Le due direttrici del piano di rientro.
La strategia della Regione Puglia si muove su due binari paralleli:
- Taglio degli sprechi: eliminare le cosiddette “sacche di disperpero” e le consulenze superflue, riportando sotto controllo le spese delle Sanitaservice.
- Riduzione della mobilità passiva: la Puglia spende circa 280 milioni di euro all’anno per rimborsare le cure dei cittadini pugliesi che scelgono di curarsi fuori regione. Una nuova delibera di giunta punta a potenziare l’offerta interna per trattenere questi pazienti.
Il nodo degli ospedali ecclesiastici.
Un ruolo chiave è giocato dai grandi ospedali religiosi (Miulli di Acquaviva, Panico di Tricase e Casa Sollievo della Sofferenza). Queste strutture chiedono un adeguamento dei tetti di spesa e il riconoscimento delle tariffe per i Pronto Soccorso.
Tuttavia, la situazione è tesa: Casa Sollievo della Sofferenza, ad esempio, registra debiti per 250-270 milioni di euro. La sfida della Regione sarà integrare meglio queste eccellenze nel sistema pubblico senza aggravare ulteriormente il bilancio.
Cosa succederà ora?
Entro il mese di aprile sarà noto il risultato definitivo della gestione sanitaria 2025. Se non verranno trovate coperture sufficienti, scatterà l’automatismo più temuto dai cittadini: l’aumento delle aliquote Irpef per coprire il buco di bilancio.
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