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domenica, Ottobre 17, 2021
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TSRM: ancora informazione non corretta in senologia.

Calogero Spada risponde ad una lettera del collega TSRM Marco Daricello pubblicata su vari quotidiani sanitari, tra cui AssoCareNews.it. In senologia l’informazione deve essere corretta.

Gentilissimi lettori  e soprattutto lettrici,

un recente contributo del collega dott. Marco Daricello, pubblicato poco fa su AssoCareNews.it,  mi ha richiamato l’adagio di una canzone di Jovanotti del 1994, che recita: «…apprezzo ciò che è stato e ne farò tesoro ma ancora c’è da farne di lavoro. Tra il niente e l’abbastanza c’è il troppo e il troppo poco…».

Percorso diagnostico mammografia: il TSRM protagonista nella diagnosi. Al centro resta la donna.

Come mai tale associazione? È tutto presto svelato.

Si vorrebbe poter apprezzare ogni iniziativa formativa in ambito sia di diagnostica senologica che d’altra branca, ma piace (o forse meglio SPIACE) far notare come troppo spesso e volentieri – soprattutto in ambiti dove gli interessi economici viaggino almeno di pari passo a quelli della salute pubblica, si rischi –  tra paroloni e concetti impliciti e per di più cavalcando una presunta autorevolezza che l’appartenenza ad una qualsivoglia leadership non garantisce affatto –  di consegnare una rappresentazione ed una INFORMAZIONE, se proprio NON in linea con le aspettative in titolo, certamente edulcorata (o di comodo) dell’ambito in oggetto, in ogni caso certamente approssimativa, di fatto anche scambiando un luogo di divulgazione per uno dedicato alle lusinghe ed alla autoreferenzialità.

E per sciogliere completamente la parabola Cherubiniana, Il TROPPO è stato rappresentato da indebite e poco serie promozioni: non è che ogni volta si debba oltremodo ossequiare un eventuale finanziatore che già è stato ricompensato con la pubblicità congressuale e che peraltro può raccogliere donazioni e contributi – situazione tra l’altro già vista per altri – anche più importanti – organismi associativi a carattere nazionale.

l’ABBASTANZA è riferibile alle tematiche descritte: pure al netto di ogni aggiornamento tecnico e tecnologico, mi si consentirà che, da una parte, in ambito di Breast Unit, probabilmente ce ne siano pure troppi di documenti che traccino: i PDTA; il ruolo dei TSRM; il contributo della ricerca universitaria; gli standard qualitativi tecnici di qualità ed i requisiti minimi necessari per l’accreditamento – cfr. ad es.: «Linee Guida concernenti la prevenzione, la diagnosi e l’assistenza in oncologia del 2001 della Conferenza Stato-Regioni» e s.m.i. – e dove comunque, dall’altra, siano davvero pochi (almeno escludendo gli estensori) quelli che davvero usualmente e seriamente poi consultino tali documenti, per effettivamente implementare miglioramenti al proprio servizio …

All’interno di tale quasi gesuitico trito e ritrito, che pure vuole conferire visibilità a vari organismi forse non necessari, o forse frattanto resisi illegittimi – quanto meno nella denominazione – vista la recente defezione (di alcuni mesi fa) dell’ordine di Messina dal Coordinamento degli Ordini Provinciali dei TSRM e PSTRP della Regione Sicilia …

il TROPPO POCO ED IL NIENTE è costituito dalla reale “somministrabilità“ di tali «attenzioni»: se il fine reale e non fittizio è quello di  realizzare «una compliance e quindi una “relazione emotiva” con la Donna-Utente» (concetto, anche questo, assolutamente non nuovo), allora, ED INEVITABILMENTE, bisognerebbe parlare (e non lo si fa MAI) del TEMPO che si dedica a ciascuna utente: più volte mi sono pregiato di  riferire, sia qui che in altre analoghe sedi, di come tali vision e buoni propositi si scontrino, giusto caso proprio nello screening mammografico, con un sistema programmatorio ovunque overbooking-gestito, che rende tali esposte metodiche delle mere vedute da “cartolina”, di fatto irrealizzabili nella realtà: perché chi affermi di essere in grado di offrire cotali “attenzioni” in meno di 10 minuti/persona, al massimo può essere un bravo venditore, che peraltro non stia affatto curando gli interessi di tutta una categoria professionale, in tal modo svenduta…

Non parlare del TEMPO necessario e sufficiente ad effettivamente erogare certo postulato «standard qualitativo tecnico di qualità», risulta quindi quale ERRORE FONDAMENTALE che non soltanto finisce effettivamente per trascurare aspetti dati (di proposito) per scontati, ma può addirittura svelare intenti velleitari, indipendentemente dal riferirsi ad aree territoriali più o meno sviluppate in relazione alla offerta di servizi sanitari; erogazione che peraltro dovrebbe ugualmente essere riferita agli standard nazionali già pubblicati dal Ministero della Salute e dagli Ordini Professionali coinvolti: nel non lontanissimo 2011, infatti, un documento (*) della medesima FNCTSRM (quindi giochiamo “in casa”), codificava i c.d. “pesi medi” dei previsti tempi di assorbimento del personale tecnico per lo svolgimento delle prestazioni radiologiche, corrispondenti ai minuti/esame, attribuendo, nel caso delle mammografie di screening ben 15 minuti: sarebbe pertanto interessantissimo realizzare, proprio in sintonia con tali prospettate «condizioni di comfort»che implicherebbero un maggiore e non minore impegno professionale, un (pure agevole) studio aggiornato sui reali tempi/utente utilizzati dalle varie Breast Unit d’Italia: ciò corrisponderebbe al reale interesse delle partecipanti al progetto: ovverosia sapere quanto tempo verrà loro dedicato, vista l’importanza della indagine ed il suo alto impatto emotivo.

La canzone di Jovanotti aveva per titolo PAROLA; sarebbe ora di dare a tante e forse troppe parole un senso più concreto, reale, tangibile e pragmatico: una informazione di nicchia, pilotata, e vagamente inesatta, soprattutto in ambito sanitario, non serve e non giova ad alcuno.

Pertanto … prima di sciorinare pretesi traguardi e ringraziamenti d’ogni genere, peraltro all’interno di icastiche contraddittorie affermazioni tra riconosciuta centralità del TSRM, ma comunque in auspicio di certificazione (??) … direi che … possiamo tutti accettare la morale per cui …

«ancora c’è da farne di lavoro» …

E come spesso ho già avuto modo di sottolineare, ad ormai abusati concetti di varie «centralità» , ormai completamente svuotati del loro originario intento e significato, andrebbe contrapposta una unica “centralità della professionalità”, certamente inclusiva sia degli attori coinvolti, che dello stesso destinatario delle cure.

(*) Brancato G.; Coppeto M.; Beltrami P.; Lombardo S. – “Modello per la determinazione dei carichi di lavoro e della produttività dei TSRM”.

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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