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venerdì, Settembre 17, 2021
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Lettera aperta ai Tecnici Sanitari di Radiologia Medica troppo brontoloni.

Risposta alla lettera di un Tecnico Sanitario di Radiologia Medica fin troppo brontolone: “mai schiavi dei Medici, ma professionisti indipendenti”.

Gentile dott. Enrico senza cognome,

Sì dottore, perché anche se nessuno te l’avrà mai detto dovresti, anzi visto il comma 2° dell’art. 17 della legge n. 240/2010 – c.d. “Riforma Gelmini” DEVI esserlo.

Non firmarsi con un cognome, non far sapere chi effettivamente sei, dove vivi e lavori, rende l’idea di qualcuno che vuole rimanere nell’anonimato, che vuole fuggire alle responsabilità delle proprie azioni ed affermazioni, un paradosso in una epoca in cui sui social ormai l’esplicito turpiloquio scevro di contenuti è il detestabile normale bon ton.

Ma veniamo alle tue affermazioni, anzitutto sulla professione intellettuale: è di ormai tre anni fa (link) la notizia che l’European Skills/Competences, qualifications and Occupations (Esco) ha inserito il tecnico di radiologia nel gruppo 2 dell’Isco-08, cioè tra le professioni intellettuali e scientifiche, e non più tra le professioni tecniche intermedie (gruppo 3); essendo un riconoscimento Europeo esso risulta sovraordinato ed indipendente dalle determinazioni della legge 3/2018. Conviene ripassarsi un po’ le cose prima di fare affermazioni quanto meno azzardate.

Sulla asserzione «siamo e saremo schiavi dei Radiologi» permettimi di farti notare che in tale affermazione risiede tutta la ipocrisia di un anacronistico ed inconsistente modo di fare ed agire, scevro di ogni coerenza ed abnegazione professionale: il presupposto della ancillarietà è l’assenza di conoscenze specifiche, motivo per cui ad un soggetto che non sa bisogna impartire in continuazione istruzioni; ma il dottore TSRM Laureato in Tecniche Sanitarie di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia è una figura che dovrebbe già conoscere il proprio campo di azione e responsabilità così come declinato dal Decreto Ministeriale 26 settembre 1994, n. 746, ed altresì, nel rispetto di un altro dettato normativo: «fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario» – c.2 art. 1 della l. 42/99, agire in indipendente conseguenza; pertanto devo rispedire al mittente le tue affermazioni, replicando un “parla per te e per chi come te intende NON essere un professionista preparato”, perché se c’è chi si senta ancora in “stanza” di eseguire ordini, di farsi trattare come pezze da piedi, di non reagire perché legato a vecchie logiche medico-centriche, così come tu dici, vuol dire che primo: non ha capito nulla di cosa significhi l’esercizio di una qualsivoglia professione e secondo: non si è costruito una spina dorsale accademica utile a reggere il contraddittorio con eventuali (ma non occasionali) tracotanti figure mediche.

Vorrei chiederti, infine, sei andato regolarmente a votare o hai regolarmente presenziato alle assemblee del tuo ordine, perché quello della scarsa presenzialità e soprattutto della rinuncia al dovere-diritto all’elettorato attivo è la principale causa del «caos ovunque regnante all’interno del nostro Ordine», come riferisci.

Modi di dire tanto tipici quanto odiosi, come quelli che hai usato, compreso il finale «Si spera solo nelle nuove leve» che costituiscono i rivoltanti adagi che ascolto da più di trent’anni, con i quali però nulla si è operato o costruito e nulla si opererà o costruirà mai.

Ti esorto a leggere l’ormai ampia rassegna dei contributi che da qualche anno ho deciso di affidare alle pagine di questa, come di altre testate online, perché chi scrive davvero e pragmaticamente ha sempre creduto, ma ha anche coerentemente operato in ordine a quel cambiamento tanto invocato quanto sistematicamente evitato, perché quello stesso cambiamento altro non può essere che il frutto delle nostre singole azioni quotidiane, delle nostre indipendenti decisioni professionali, che devono portare onore e lustro prima ad ogni nostra persona e soltanto poi alla categoria professionale: quel cambiamento dipende da quella anelata autonomia professionale che non può e non deve necessariamente discendere dall’alto, ma può e deve essere il frutto di quella propria personale interpretazione di quei atti quotidiani che parlano di conoscenza accademica, di valenza negli atti pratici, di visione avanzata della propria consapevolezza; tutte attitudini necessarie per essere un qualsivoglia professionista, dal magistrato … al TSRM.

Pertanto e concludendo, direi che effettivamente sei in errore, in grave errore.

Ti lascio con una massima a me molto cara e quindi più volte richiamata, dell’astronauta Eugene Cernan, l’ultimo uomo che abbia camminato sulla luna:

«to do what we have to do we have to be a little arrogant».

Quindi sii meno «incazzato», soprattutto sii arrogate quel poco che serve, e sarai un TSRM ed un uomo che si fa chiamare per nome e cognome e che reclama le proprie prerogative, senza piangersi troppo addosso.

Calogero Spada, TSRM

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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