ASIA-QST: scala definizione danno neurologico per medici, fisioterapisti e infermieri della riabilitazione.
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Oggi 24 maggio 2020 si festeggia la Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale: ecco perché è stata indetta dall’AITO.

Gentile Direttore di Assocarenews.it,

il 24 maggio si celebra, su iniziativa di AITO, la Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale,  per ricordare la data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del DM 136/97, che istituisce la figura delineandone il profilo professionale.

Quando si verifica una crisi, gli individui, le famiglie, le comunità, le istituzioni e la società nel suo insieme diventano “disabili”, vale a dire limitati nella loro capacità di svolgere attività quotidiane normali; limitati da barriere ambientali; con il divieto di partecipare ai ruoli sociali abituali; minacciati da perdite personali e finanziarie e soggetti a una varietà di reazioni psicologiche, tra cui paura, impotenza e perdita di fiducia (Scaffa, 2003). Come ha reagito il cittadino durante la fase 1 per affrontare le lunghe giornate a casa e non perdersi d’animo? Ha impastato, dipinto, terminato puzzle, realizzato modellini, cucinato, cantato. Ha svolto le attività per lui significative, attività espressive, manuali – rappresentative, ludiche, della vita quotidiana”. Proprio le stesse, citate nel suddetto decreto, che il terapista occupazionale utilizza nella sua pratica lavorativa con le persone assistite. L’occupazione può contribuire a dare senso di padronanza a una persona e può rafforzarne l’identità. Può ripristinare le abitudini e la normalità. L’occupazione è un mezzo attraverso il quale le persone supportano se stesse (McColl, 2002). 

Ai terapisti occupazionali aspetta nell’immediato futuro un grosso lavoro di supporto per far tornare alla “normalità” quanti sono stati sottoposti a alti livelli di stress in questo periodo, quanti hanno dovuto assistere h24 chi non ha più avuto accesso ai centri diurni e agli ambulatori, quanti in condizioni di cronicità hanno dovuto interrompere i trattamenti riabilitativi, quanti necessitano di ri-conquistare la propria autonomia, anche a seguito di una diagnosi di Covid-19, in tutte le attività che vorrebbero fare o ci si aspetta che facciano ma che non possono fare o non fanno o non sono soddisfatti del modo in cui le fanno. 

Ciò nonostante, nell’ultimo rapporto di Italia Longeva (2017) è scritto che “i Terapisti Occupazionali figurano sporadicamente tra l’organico delle ASL o degli enti gestori”. 

Nei nuovi LEA, marzo 2017, la terapia occupazionale è associata alle seguenti patologie: Artrite reumatoide, Demenza, Lupus eritematoso sistemico, Malattia di Alzheimer, Morbo di Parkinson e altre malattie extrapiramidali, Psicosi, Spondilite Anchilosante. Ciò nonostante, nei servizi destinati alle persone con queste patologie, spesso il professionista non è presente. 

Nel Piano di Indirizzo della Riabilitazione (2011) si legge che “il domicilio è il luogo privilegiato per gli interventi di competenza del terapista occupazionale, per l’adattamento ambientale e l’addestramento all’utilizzo di ausili e tecnologie riabilitative”. Ciò nonostante, il professionista non è inserito nell’assistenza domiciliare integrata (ADI), ne nella maggioranza dei servizi territoriali.

Il Terapista Occupazionale è basilare nei team quando vi sono patologie con restrizioni alla partecipazione e barriere all’autonomia, senza limitazioni di età, dalla nascita all’adolescenza, l’età adulta e geriatrica. La Terapia Occupazionale va praticata negli Ospedali, le Case della Salute, le Comunità Montane, le strutture residenziali e semiresidenziali, i luoghi di lavoro, le scuole, la carceri, le case di riposo, nei dipartimenti di Cure Primarie, Prevenzione e Salute mentale. Il Terapista Occupazionale va inserito nei progetti di avviamento del co-housing e in quelli che favoriscono la “vita indipendente” e il “dopo di noi”. Il Terapista Occupazione può svolgere la sua pratica anche in modalità di tele riabilitazione, che non vuole e non può sostituire il rapporto face to face, per la valutazione, l’intervento, il monitoraggio, la supervisione e la consulenza. Altro ruolo potenziale del Terapista Occupazionale è all’interno delle scuole per facilitare l’utilizzo della teledidattica e l’inclusione. Molti studenti non riescono a tenere tempi di concentrazione appropriati alle lezioni online, il Terapista Occupazionale può fornire loro supporto adattando l’attività o partecipando alla scelta di tecnologie assistive adeguate. La presa in carico globale della persona e la continuità assistenziale, le specifiche competenze nella riabilitazione su base comunitaria (RBC) e vocazionale, costituiscono una garanzia reale di tutela e promozione della salute.

I terapisti occupazionali iscritti agli Albi territoriali degli Ordini TSRM PSTRP, abilitati quindi a esercitare in Italia sono 1976, 3,3 ogni 100.000 abitanti, con grandi differenze regionali. L’Augurio che AITO fa ai professionisti è quello di poter svolgere il proprio lavoro in condizioni tali da poter esprimere al meglio le proprie competenze, nella prevenzione, nelle cure primarie, dai setting per acuti al territorio, per favorire al cittadino il diritto alle cure e, con il team, la miglior qualità di vita possibile.

Alleghiamo il documento AITO sul ruolo del TO nel Paziente Post Covid e il link alla pagina youtube ASSOCIAZIONE ITALIANA TERAPISTI OCCUPAZIONALI AITO, per conoscere meglio la professione tramite le esperienze di chi ne ha usufruito.