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Coronavirus, seconda ondata.. di stanchezza! Chi ascolterà e tutelerà Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari?

Seconda ondata? Forse non è mai davvero finita la prima.

Ci risiamo! Quello che medici e infermieri si aspettavano da tutta l’estate è arrivato.

Siamo usciti, abbiamo allentato la presa, abbassato la guardia e alla fine quello contro cui ci mettevano in guardia, è arrivato…

E con questa seconda ondata, se così vogliamo chiamarla, torna negli occhi degli operatori sanitari la paura di contagiare ed essere contagiati, tornano i codici e le parole che hanno usato a marzo… tornano gli oggetti, che comunque non se ne erano mai andati del tutto… cuffie, tute, mascherine… torna, con tutta la forza di un pugno, il lavaggio delle mani, quasi ossessivo, quasi che fossero tutti lady Macbeth…

E torna quella rabbia di essere stati chiamati eroi. Eroi subito dimenticati e sostituiti da un lettino in spiaggia… arriva la rabbia di non essere stati ascoltati come moderne Cassandra… e la rabbia di dover poi essere loro a fare i conti con i presidi insufficienti, coi posti letto risicati, la rabbia di dover essere loro di nuovo a vestire il mantello del supereroe e trovare una soluzione che tappi i buchi di una sanità che in questo lasso temporale non è riuscita comunque a organizzarsi in modo adeguato.

Resilienti. Trovano soluzioni, tappano buchi….

Resilienti come sempre lo sono stati… anche prima di marzo… e forse è proprio quella resilienza, quel sapersi ingegnare che per tanti anni ha permesso al sistema di andare avanti… perché loro tappano i buchi… e quindi perché cambiare se comunque ci sono loro a tappare le falle?!

Ecco… adesso insieme alla paura, alla rabbia arriva anche la stanchezza… stanchezza di essere resilienti, di essere supereroi… perché quel mantello che mettono ogni giorno si fa pesante come fosse di cemento…

Arriva la stanchezza di non aver mai staccato la spina e la testa. Come si può reggere adesso con questi macigni sulle spalle?

Oggi più che mai, i nostri operatori sanitari hanno bisogno di tutto il sostegno possibile.

Sostegno strutturato nelle aziende e da parte dei cittadini. Hanno bisogno di essere riconosciuti come professionisti e non di essere chiamati di nuovo eroi. Gli eroi stanno solo nei film. Nei nostri reparti, nei pronto soccorso, sulle ambulanze, nei servizi territoriali ci sono professionisti, uomini e donne con un bagaglio emotivo enorme che mettono da parte per il bene dell’altro, per essere efficaci ed efficienti, per “portare a casa il risultato”. Ma sono uomini e donne che hanno bisogno di essere supportati. Hanno bisogno,  anche loro, di tempo e di spazio per potersi concedere di sentirsi stanchi o fragili o arrabbiati.  Hanno bisogno di collaborazione per non trovarsi in situazioni ancora più rischiose…

E allora, che le aziende strutturino finalmente percorsi di sostegno psicologico, di peer support. Basta con il “telefono amico”.

I nostri professionisti hanno bisogno di essere visti e ascoltati sempre, ogni giorno e non solo nelle emergenze…non solo quando arrivano al limite.

E’ importante che siano tutelati dal punto di vista psicologico, che non arrivino al limite.

E’ importante che le aziende imparino a fare prevenzione. Troppi sono gli operatori sanitari che durante il lockdown di marzo si sono piegati così tanto da arrivare a spezzarsi.

Non possiamo combattere questo drago salendo sulle spalle degli operatori sanitari…la loro vita non è, e non deve essere, sacrificabile.

Per quanto riguarda noi, comodamente seduti nelle nostre case, laviamoci le mani, mettiamo le mascherine e collaboriamo con i nostri professionisti, perché questa sfida la possiamo vincere solo se giochiamo in squadra. I nostri professionisti non possono e non devono essere lasciati soli di nuovo ad affrontare il drago, non sono cavalieri dalla lucente armatura con una spada magica…sono uomini e donne, sono persone con le loro emozioni, sono professionisti che ogni giorno danno il loro cento per cento…ma che,  nonostante questo non possono vincere una battaglia di tali proporzioni come da soli.

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”

(Gilbert Keith Chesterton)

I draghi vanno sconfitti insieme e i nostri cavalieri dalla lucente armatura vanno aiutati, ascoltati e tutelati.

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