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Coronavirus: la FASE 2 è iniziata ma non per tutti. Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie non possono godere della lenta riapertura.

Coronavirus: da una decina di giorni ormai siamo in fase 2…Ma non tutti.

Gli operatori sanitari sono ancora mentalmente bloccati in fase uno, ancora non sono tornati a respirare come il resto della popolazione.

Sono ancora ipervigili, osservano le persone che vanno in giro, quante ce ne sono nei luoghi pubblici, quante usano correttamente le mascherine… osservano e si chiedono come andrà… se arriverà un altro picco…

Per gli operatori sanitari questo inizio di fase due è in realtà un tempo sospeso, un respiro
che resta incastrato tra i denti, che li tiene in apnea… è un momento psicologico complesso e pesante.

È un momento in cui c’è la rabbia e la delusione di vedere negli altri comportamenti ancora scorretti nonostante tutto, c’è ancora molto presente la paura di essere fonte di contagio per i propri cari nonostante i reparti covid stiano chiudendo e i casi siano in diminuzione.

Si, in diminuzione, ma non del tutto scomparsi e la paura di “portare a casa” il virus è ancora più che viva, la rabbia di vedere che il resto della popolazione si comporta in modi scorretti ed essere poi costretti a curarli è forte. È frustrante come per un cardiologo vedere che il suo paziente continua a mangiare hamburger dopo un infarto… e sale la rabbia, sale la frustrazione e anche lo sconforto di chi fa di tutto per preservare delle vite e si deve scontrare con alcuni a cui tutti questi sforzi non interessando.

E in questa fase due c’è, forse, anche una presa di coscienza che quel termine, “eroi”, sta già svanendo dalla bocca e dalla testa di persone e istituzioni. Sono ricominciate (come se avessero mai smesso davvero) le aggressioni e gli insulti, le piccole intolleranze da parte della popolazione per i ritardi e le difficoltà. Sono spariti i 1000€ di bonus dal nuovo decreto, o forse no….

Si prende coscienza che ciò che eravamo prima, lo siamo anche ora… ma questo gli operatori sanitari l’hanno sempre saputo… il loro lavoro, la qualità del loro lavoro, non è mai cambiata… ma la speranza di avere una considerazione differente in questo “post covid” in questo momento sta lasciando il posto alla disillusione di vedere che le cose vanno sempre allo stesso modo, che la considerazione per il loro lavoro e ruolo non cambia. Questa disillusione diventa frustrazione, la frustrazione diventa fatica e la fatica mentale ed emotiva apre le porte al burnout. Di nuovo.

Se continueranno ad essere lasciati soli con la paura di un nuovo picco pandemico, con l’ipervigilanza che ancora li accompagna in questa fase due, con la sensazione di non essere visti nè ascoltati ancora una volta, i nostri operatori sanitari continueranno ad andare incontro ad una fatica mentale enorme e a poco serviranno le linee telefoniche di sostegno… a poco già servono se non c’è un cambiamento strutturale all’interno del sistema, in cui gli operatori sanitari non siano più carne da macello, ma esseri umani e professionisti degni di essere visti, ascoltati e rispettati.