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Gli psicologi italiani lanciano l’allarme sugli effetti del Cononavirus sulla popolazione: il Lockdown ha creato effetti imprevisti sulla psiche della gente.

Il Servizio Sanitario Nazionale 151515ha retto l’impatto con una pandemia assolutamente sconosciuta e che ha colpito l’Italia subito dopo la Cina e molto prima di tutte le altre nazioni europee e non. Il “sistema” ha retto, forse anche in virtù delle misure draconiane decise dalle autorità.

Da subito noi psicologi abbiamo lanciato l’allarme sugli effetti devastanti che il COVID – 19 avrebbe avuto sulla popolazione.

Nei primi mesi di pandemia è risultato evidente quanto fosse elevato il rischio per la salute psicologica dei cittadini. Ne abbiamo verificato la gravità. Oggi ne stiamo verificando l’incidenza. Rischi per la salute psicologica dei pazienti COVID – 19, delle famiglie delle vittime, degli operatori, dei cittadini “in isolamento” a vivere una esperienza alla quale nessuno era preparato.

Opportunamente, oggi, l’attenzione massima è rivolta agli effetti economici che la pandemia ha prodotto sull’economia nazionale. È indispensabile far ripartire l’economia ed evitare una emorragia di posti di lavoro che, diversamente, potrebbe trasformarsi in emergenza economico-sociale.

La crisi economica è, giustamente, in primo piano.

Eppure noi psicologi, abbiamo l’obbligo di lanciare l’allarme per la tenuta psicologica di larghe fasce della popolazione.

La ripresa a pieno regime delle nostre attività cliniche sta facendo emergere tutte le problematiche conseguenti alla lunga quarantena.

Oggi nei nostri studi professionali le richieste di aiuto e sostegno si stanno moltiplicando. Ma ciò che più ci preoccupa è la tipologia di problematiche rappresentate dagli utenti. I bambini, a partire da quelli in età prescolare, presentano problematiche attese, ma non con questa frequenza e “profondità”. Non solo i classici disturbi collegati all’alternanza sonno veglia, irritabilità, euforia, ecc. Ci troviamo di fronte a vere e proprie chiusure al mondo esterno. Paura di uscire, di frequentare luoghi pubblici, estrema difficoltà all’interazione sociale anche con i familiari, con gli amici, dipendenza da device. L’interconnessione aiuta ed è utilissima ma…non oltre certi limiti, superati i quali, diventa un problema perché crea problemi.

Il rischio che stiamo correndo è di perdere una intera generazione. La realtà che sta emergendo è di una sofferenza psicologica mai vista prima ed alla quale non si riesce a dare risposta. Il Servizio Sanitario ha una cronica carenza di psicologi, oggi aggravata da un turn over molto a rilento. L’unica alternativa che resta è rivolgersi al “privato” i cui costi, non sono sopportabili da larghe fasce della popolazione.

Alle difficoltà economiche si aggiunge, ancora oggi, lo stigma secondo il quale il dolore e la sofferenza psicologica sono vissute dalle famiglie e dagli stessi utenti e dall’intera comunità, come un qualcosa da nascondere. E questo stigma è rafforzato anche dai modelli organizzativi presenti oggi nei servizi pubblici strutturati per incasellare i nuovi bisogni emergenti in categorie e modelli operativi che non aiutano ad affrontare queste nuove tematiche. C’è necessità di maggiore flessibilità. Dobbiamo far dialogare gli attuali modelli organizzativi, i quali conservano una loro intrinseca funzionalità, con altri innovativi che presentano una grande capacità di adattamento ai nuovi bisogni di salute psicologica. Oggi abbiamo bisogno di reti assistenziali flessibili.

La Sanità ha ottenuto una iniezione di risorse economiche importante, finalizzata, quasi esclusivamente, all’emergenza “Covid – 19”.

Adesso c’è la necessità di passare dall’emergenza ad una effettiva ristrutturazione del Servizio Sanitario. Molto si sta investendo sulle strutture ospedaliere e sui servizi emergenziali. Altrettanto deve essere fatto sull’assistenza sanitaria territoriale.

Mentre tutti sanno cosa è necessario fare e come modernizzare le strutture in ambito ospedaliero, non altrettanto accade per l’assistenza e per le strutture che operano sul territorio.

Certamente anche il territorio ha necessità di ristrutturare ed attivare, laddove non esistono, i presidi territoriali. Ma l’assistenza territoriale ha bisogno di investimenti in risorse umane. Sul territorio sono i professionisti ed i dirigenti medici e sanitari che fanno la differenza. C’è bisogno di investimenti in attrezzature, ma molto di più è importante investire nelle risorse umane e professionali.

Da dove partire?

Il punto di partenza deve essere l’impegno che la politica ha solennemente preso nei confronti dei cittadini: i LEA, Livelli Essenziali di Assistenza. Ad oggi l’assistenza psicologica così come prevista dai LEA è carente in gran parte delle Aziende. In alcune aziende è completamente assente.

Ai cittadini (tutti) dobbiamo garantire la effettiva fruibilità di questo diritto. È una occasione storica per rilanciare il dettato costituzionale del diritto alla salute nel significato che troviamo messo in grande evidenza all’ingresso del Ministro della Salute, quasi a ricordare la mission principale del Ministero.

Mario Sellini
Segretario Generale AUPI