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Sanitari non-medici. Il clima umano e professionale da solo non basta.

Traggo spunto dalla lettera del collega Giuseppe Mastria, pubblicata su Quotidiano Sanità [1] . Pur volendo condividere (in un ormai “latitante” spirito natalizio) certe riflessioni a carattere umanistico, vorrei far notare che purtroppo, forse proprio per l’Emergenza Covid-19, non è certo questo il momento per concedersi eccessivamente o esclusivamente a tali sentimenti, anche troppo “delicati”.

Parafrasando l’autore proprio in riferimento alla «dignità calpestata sul lavoro» piacerebbe capire a chi si voglia riferire (visto che evita accuratamente di farlo), ossia chi sia stato il “calpestatore”: perché – solo a titolo di esempio – forse i primi a calpestare tutt’oggi la dignità del TSRM sono quei professionisti che sistematicamente si rifiutino di eseguire la giustificazione degli esami radiologici, oppure sopprimano la firma digitale del TSRM con ogni fantasioso ed implausibile appicco, oppure, ancora, avallino prassi illegittime come far sostituire un professionista sanitario con un OSS… , e magari alla fine anche offendendo i c.d. “non medici” con formule di epitaffi inequivocabilmente squallidi … [2]

Pure, in una mia shakespeariana velleità, costoro, alla stregua degli assassini di Cesare, certamente saranno definibili «uomini e donne d’onore» … considerato vadano anche ben oltre il mero calpestare la altrui dignità, essendo sempre molto attivi su ogni possibile fronte a paralizzare, senza troppi complimenti, la normale evoluzione, sviluppo e pragmatica valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche …

Si potrebbero scrivere libri e libri sul tema.

Per quanto ad «indossare il camice bianco anziché il camice nero da camera oscura» tengo a precisare che probabilmente, su circa 220.000 professionisti sanitari, si è visto un solo intervento [3], che abbia anche coinvolto (purtroppo infruttuosamente) la FNO TSRM PSTRP, per “violazione alla divisa”, fatto ormai divenuto assolutamente non isolato.

Per quanto al fatto che «la sanità calabrese sia al collasso non è una novità di oggi, da tanti anni», beh … visto che anche qui l’autore eviti ancor più meticolosamente ogni riferimento … caro Mastria … non le sembra sbrigativamente insincero prendersela con i blocchi dei turn-over, con la carenza di personale ed i commissariamenti (brevi, lunghi o fasulli che siano), a fronte di una ostinata realtà del meridione d’Italia, di organizzazioni di «tradizione secolare» …?

Non facciamo sempre finta che tutto ciò non esista!

Ma passando al dettaglio più dolente, sono proprio gli stipendi RIDICOLI, fatto tutto Italiano ed assai poco Europeo, a far sì che il «conquistare l’università» sia stata una mera chimera; stipendi che affiancano le certificazioni uniche dei professionisti non medici a quelle di lavoratori che ottengono un posto nella sanità pubblica con la sola scuola dell’obbligo, più un c.d. “corso di studi” di un singolo anno (sempre che non si offendano i veri studenti), il più delle volte conseguito tramite scuole addirittura poco identificabili; eppure già da tempo questi lavoratori accampano rivendicazioni di assai pretestato maggior saccente respiro “professionale”. Sarebbe questa la meritocrazia intellettuale? Si rende conto che tra chi rivendica di studiare troppo e chi non ha studiato nulla, i meglio raggirati restano proprio i non-medici?

In più, ogni tanto, salta fuori qualche governatore regionale che vorrebbe far fare la formazione post-laurea in risuscitate scuole regionali … per poi non parlare della chimera più eccelsa: la dirigenza delle professioni, che passa anche attraverso una altra chimera: il “coordinamento” delle stesse.

Davanti a questi veri e propri perpetuanti scandali colossali, lei cosa consiglia di contrapporre? Smancerie e Salamelecchi?

Mi dica caro collega, cosa ha catechizzato ai tanti giovani Tecnici di Radiologia di oggi che negli anni passati ha avuto il piacere di seguire nel loro percorso di lavoro e studio professionale? Perché se c’è qualcosa di cui i TSRM o qualsiasi professionista non medico abbisogni è che gli vengano propinati qualsivoglia “storielle” , titolabili alla stregua di filmetti anni ’70 con Bud Spencer e Terence Hill, comunque diverse da quelle che possano seriamente stimolare lo sviluppo di una consapevolezza accademica e professionale peer-to-peer con i medici, che li porti a rivendicare con tanto coraggio quanta competenza quanto sia loro dovuto, interessi compresi.

Sono davvero rammaricato, ma purtroppo il “clima umano e professionale” da solo non dà da mangiare a nessuno.

Vorrei e potrei continuare, ma invece mi piace sintetizzare un concetto già altrimenti espresso nelle medesime pagine cui si è lei riferito: la sperequazione di trattamento economico, di opportunità di carriera e concreta affermazione socio-economica per tutti i professionisti sanitari non medici è un tema tanto attuale e scottante quanto sorprendentemente ignorato… anche per un più o meno inesplicabile concorso di colpa degli stessi professionisti interessati, che ancora si rassegnino, al suo pari, a recitare da “comparsa”, ed in una svenevole ed infelice “rassegnazione” sul palcoscenico della sanità…

Pertanto, stante quanto su detto, le vorrei ancora chiedere: quali siano state le «tante conquiste a cui credo anche io ho contribuito»? (adagio anche troppo spesso da molti ostentatamente abusato)…

Ha ragione chi scrive che non servono manifestazioni istituzionali di indignazione e contrarietà, così come non servono pseudo auto-celebrazioni lacrimevoli che illustrino soltanto ovvietà già sotto gli occhi (ed i giudizi) di tutti: ciò che serve, quindi ed invece, è la creazione di un establishment, di una vera leadership (al momento assente sullo scenario politico e rappresentativo istituzionale) indipendente, lungimirante ed innovatrice, che porti avanti con la necessaria lucidità e decisione codeste tematiche e le conseguenti azioni politiche; tematiche ahimè anche troppo complesse sia al livello politico che sociologico, che però offrano ai professionisti del futuro ed a quelli che ancora non vedono la “luce” della pensione in fondo al tunnel, non soltanto la restituzione della dignità … ma anche del maltolto.

Quindi un titolo appropriato, cui dovrebbe seguire un confacente testo, potrebbe non essere alla “…Più forte ragazzi” … bensì alla “Altrimenti … ci arrabbiamo!”

Note.

[1] http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=89929

[2] https://www.assocarenews.it/medici/medico-offende-su-facebook-professionista-sanitario-ma-nessuno-interviene-gode-forse-di-immunita

[3] https://www.assocarenews.it/professioni-sanitarie/tsrm/tutto-all-insegna-del-tecnico-sanitario-di-radiologia-medica.

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