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venerdì, Maggio 20, 2022
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Professioni Sanitarie: la proposta di legge per svincolarle dall’incompatibilità brancola sui social.

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Nulla di nuovo sul campo delle Professioni Sanitarie: la proposta di legge per svincolarle dall’incompatibilità brancola sui social. Perché tutto si è fermato?

Quando di più di un anno fu lanciata l’idea di una proposta di legge di iniziativa popolare per la pari dignità tra TUTTE le professioni sanitarie [1], era ben chiaro quali fossero i temi civici che si volessero sollecitare; ebbene a distanza di questo tempo ancora non si riesce a passare dalle parole… ai fatti.

Alcuni esempi.

Su una delle tante piattaforme sociali virtuali è attivo un nuovo gruppo-chat di “associazione di promozione sociale”, ove pare si richieda ai partecipanti professionisti sanitari di condividere lo scopo di richiedere unilateralmente alle istituzioni regionali, ovvero direttamente ai datori di lavoro la messa in atto di disposizioni per consentire l’esercizio di attività in forma libero-professionale.

Pochi giorni orsono su un’altra piattaforma di professionisti sanitari TSRM si propone, «per riprendere finalmente il discorso lì dove lo avevamo interrotto», un ulteriore invito associativo, per di più “girellato” su ulteriore altra piattaforma, con lo scopo di raccogliere le adesioni in modalità “firma con SPID”, «perché se riterremo ci fossero i presupposti per partire finalmente con la raccolta firme sarà grazie al fatto che avrete superato la soglia di 50000 POTENZIALI firmatari».

Per la prima situazione, anche se non fosse il (quasi sardonico) caso che tale gruppo faccia capo a professionisti della regione Liguria, sembra che i convenuti non serbino giusta memoria della storia – più volte qui ricordata [2] – riguardante proprio la legge della Regione Liguria del 31/03/2014, n. 6, il cui richiesto giudizio di legittimità costituzionale abbia condotto alla sentenza n. 54 del 31/03/2015 della Corte costituzionale [3], con cui si è dichiarata l’illegittimità costituzionale di detta legge regionale.

Per la seconda si potrebbe parlare di azzardo misto a carenza di proiezione strategica; l’azzardo starebbe in quanto pur sussistendo delle assai recenti disposizioni di legge (art. 1, comma 341 della legge n. 178 del 30/12/2020) che hanno introdotto la possibilità che il cittadino elettore possa usare anche la firma digitale per aderire ad una iniziativa referendaria o per presentare un progetto di legge di iniziativa popolare, bisogna ricordare che tale novella fosse inizialmente finalizzata alla «piena inclusione sociale delle persone con disabilità e di garantire loro il diritto alla partecipazione democratica» … disegno non configurato a gestire una platea di firmatari estremamente più ampia.

Il tutto pur senza tener conto di altre conseguenze di un utilizzo più generalizzato della norma, della relativa consistenza del numero di soggetti già titolari di SPID e firma digitale … e della ambiguità della proposta («potenziali firmatari»).

Per quanto alla assenza di vision, essa varrebbe anche per il primo caso; per quanto i temi in questione (esercizio libero-professionale, equo compenso in relazione agli effettivi anni di studio e liberalizzazione del vincolo di esclusività) siano certamente idonei ad agevolare il superamento (e sarebbe davvero ora) della questione sulle basi sociologiche a fondamento delle istituzioni sanitarie, meglio nota con il titolo di “dominanza medica”, vanno chiariti almeno due fondamentali concetti:

1. Il tenore dei temi implicati non può essere svilito o addirittura mortificato con metodi del tutto inappropriati: se si intende fornire una informazione di tipo istituzionale con le moderne tecnologie dell’informazione vanno costruiti siti ad hoc, eventualmente facendo riferimento agli ordini professionali, soprattutto se lo scopo è far pervenire il più capillarmente possibile a tutti i cittadini una richiesta di interesse che sottenda un mutuo beneficio: da una parte il miglioramento dei servizi sanitari, dall’altra un avanzamento professionale che non deve essere frainteso come una mera pretesa di carattere amministrativo.

2. Quanto ai “salottieri” balzi da un social all’altro, fermo restando che i professionisti sanitari non medici non devono mai dimenticare di dover improntare ogni loro comportamento (anche reciproco) a noti doveri etico-denontologici e ricordando che la Costituzione Italiana agevoli l’associazione di cittadini in nome e nel rispetto della stessa (art. 18), sempre per l’importanza di tematiche tanto delicate quanto determinanti per il futuro della sanità nel nostro paese, va assunto un atteggiamento adeguato, improntato alle normali regole ed abitudini democratiche e civili.

I professionisti sanitari ricoprono un ruolo la cui importanza è legata al rapporto diretto con i propri assistiti: una condizione che implica anche il privilegio di una relazione fiduciaria; pertanto proprio non si comprende il perché si debba poltronariamente fuggire il diretto contatto con essi, vista anche la potenziale ampia disponibilità di ambienti (ospedali pubblici e privati ed ordini professionali) cui i professionisti sanitari potrebbero aver agile accesso per organizzare eventi in presenza ove rendere davvero protagonisti i cittadini, che così potrebbero meglio apprezzare non soltanto i temi proposti, ma anche le modalità di autentico diretto coinvolgimento e non quelle di una chiama informatica via social che potrebbe anche risultare una sgradita forma di manipolazione.

In definitiva, malgrado le potenzialità ci siano proprio tutte, serve certamente una più seria organizzazione ed una più ampia e coordinata iniziativa, ancora troppo distante da chi sembri stia soltanto brancolando nel buio.

[1] LINK

[2] LINK

[3] LINK

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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