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venerdì, Settembre 17, 2021
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Professioni Sanitarie e le nuove dittature intellettuali in Sanità.

Parte la rivoluzione intellettuale tra le Professioni Sanitarie, ma ci si trova spesso di fronte a vere e proprie dittature.

È di ieri l’altro la ennesima mia fuoriuscita da uno dei – anche troppo numerosi gruppi social – che, brandendo i quanto mai più coloriti nomi, vorrebbero assurgere (almeno nel titolo ed ognuno per proprio apparente, indipendente conto) a movimento “Unico” per una – nemmeno troppo apertamente dichiarata – emancipazione delle professioni sanitarie da quelle mediche.

Ebbene, di unico c’è soltanto la confusione, l’inutile e sordo rumore di fondo (da altro fuoriuscito argutamente definito “off topic”) che queste associazioni e gruppi possono produrre, associati a gesti di incomprensibile immaturità che hanno più volte causato la mia personale defezione e declinazione delle disponibilità precedentemente accordate.

Il problema fondamentale delle professioni sanitarie c.d. “non mediche” (e sottolineo, per certi alcuni aderenti a vari “zoccoli duri”: non è una mia personale definizione o neologismo) da sempre è uno solo: una mancanza di consapevolezza e responsabilizzazione.

È evidente, dai vari comportamenti agiti ed osservati, che oltre a mancare un vero e proprio filo conduttore, il dato emergente è anche quello di una certa reciproca disinformazione (per non chiamarla proprio ignoranza) degli stessi appartenenti nei confronti degli “altri” colleghi: un Tecnico di Radiologia (come me) nella stragrande maggioranza dei casi non conosce le tematiche e problematiche di un Tecnico di Laboratorio, di uno della Neuro Fisiopatologia, di un Infermiere, di un Fisioterapista … e così via reciprocamente discorrendo, “difetto” di maggiore gravità per chi abbia completato il proprio percorso di studi, non fermandosi al solo titolo triennale … tale elemento risulta determinante: soltanto una sintesi sulle problematiche e sugli aspetti comportamentali dei singoli può fare la differenza nel progetto di affiancamento sociologico e di status delle professioni non mediche a quelle mediche.

Non che non ci siano idee apprezzabili, sia chiaro: parafrasando il collega Antonio Alemanno «le reti digitali pensate da Graziano Carchia sono una rivoluzione! Stravolgono il concetto di democrazia rappresentativa in cui Ordini e Sindacati hanno dato il peggio di loro stessi» : egli si riferiva alla nascita del 03.01.2021 della c.d. “rete territoriale digitale”, composta da una trentina di coordinatori distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Altro importante traguardo è quello della adesione: 12 mila professionisti iscritti alla pagina Facebook “Professioni Sanitarie Unite”.

Il problema, o meglio i problemi nascono dal fatto che in questi gruppi c’è un po’ di tutto e mancano i leader, forse per miopia degli stessi aderenti, che si perdono in commenti e divagazioni che molto poco hanno a che vedere con temi pure sbandierati, e dal sottoscritto a più riprese – ed in tempi assai meno “sospetti” – martellati: comma 566 legge stabilità 2015, sentenza 54 della Consulta dello stesso anno, e chi più ne ha più ne metta, visto che pure il sottoscritto ne ha ormai noia alla sola declinazione, ma allo stesso tempo sfida gran parte dei partecipanti a codesti gruppi a capire di cosa si stia parlando…

Ebbene, il “caso” due giorni fa: in un gruppo whatsapp di 38 partecipanti, similmente denominato “Coordinamento Professioni Sanitarie Unite”, dopo altre situazioni assai discutibili di unilaterali ed arbitrarie proposte di estromissione di singoli aderenti, qualcuno dei partecipanti amministratori decide di cambiare le impostazioni del gruppo per consentire solo agli amministratori di inviare messaggi allo stesso gruppo.

Da una parte sembrerebbe che si voglia evitare che alcuni partecipanti inviino messaggi “off topic”, ma dall’altra non ci si rende conto della operazione di fanatismo che si stia agendo, perché è semplicemente un atto fortemente anti-democratico … e stiamo parlando di uno sparuto gruppo di sole 38 persone…

Subire anche insulti personali (anche quelli “off topic”) per una defezione che reputo inevitabile e doverosa – visto il comportamento agito – mi fa capire che davvero siano anche finiti gli argomenti; da parte mia anzitutto non intendo farmi gratuitamente censurare a vuoto (i miei interventi erano praticamente zero) visto il mio status di “non” amministratore (svista? boh …), ma soprattutto non intendo imbarcarmi a tutti i costi su navi dalla assai incerta affidabilità; vorrà dire che raggiungerò per via alternativa le mete che pure sono e devono essere condivise, ma che vanno portate avanti con sobrietà e con la normale istituzionale educazione. Quindi nemmeno intendo rinunciare a portare avanti tematiche – anche con toni solo apparentemente impopolari – su cui da tempo mi spendo personalmente assumendomene ogni responsabilità.

Ed è forse soprattutto su una carenza di responsabilità (oltre che di mera conoscenza ed esperienza) che certi colleghi dovrebbero a fondo interrogarsi: non si possono interrompere i relatori ai congressi (è accaduto ad InFos 3a ed. – H. Niguarda – Milano) e non si possono operare discriminazioni alcune: I temi possono essere anche i più validi, ma se vogliamo definitivamente sconfiggere l’anti-democrazia portata avanti da ormai troppi anni da Sindacati, Ordini Professionali ed istituzioni dello Stato, “Pronti” o non pronti, “In cambiamento” oppure no, non possiamo farlo istituendone altre, di dittature intellettuali.

Leggi anche:

Movimento Professioni Sanitarie Unite: 12.000 iscritti al gruppo Facebook. Parla il fondatore Graziano Carchia.

Professioni Sanitarie in rivolta scrivono ai politici per cambio Legge Bilancio 2021.

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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