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mercoledì, Giugno 23, 2021
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I Professionisti Sanitari Uniti (PSU) fanno scuola: i colleghi rispondono in massa.

Non si può che plaudire alla risoluta e coraggiosa iniziativa del Gruppo Professioni Sanitarie Unite, che rompendo ogni indugio ed abbracciando una idea già precedentemente proposta, ha avviato la fase istruttoria di due proposte di legge di iniziativa popolare da presentare in Parlamento.

Il gruppo, rivendicando diritti costituzionali quali l’uguaglianza, l’imparzialità ed una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro rivolto ai cittadini, si accinge a chiedere a deputati e senatori il riconoscimento di quanto già previsto per altre professioni c.d. “intellettuali” di livello Europeo, che operano nel medesimo contesto professionale sanitario; il tutto in continuità con la viepiù sollevata necessità di superamento di annosi temi fortemente discriminatori, che tutt’oggi costituiscono dei motivi di irragionevole mero privilegio delle professioni mediche in Italia: primo fra tutti una variabile del 20% in più della retribuzione per i soli medici e dirigenti sanitari, in ragione del proprio regime di rapporto contrattuale c.d. “esclusivo”.

Motivi che di fatto vanno a vanificare il concreto progresso delle professioni sanitarie non mediche iniziato vent’anni fa con la Legge 42/99, novellato ad oggi con la normativa di Riforma degli Ordini (l. “Lorenzin”) e soprattutto con l’adeguamento del percorso formativo, anche previa selezione a numero programmato (art. 6 ter d.lgs. 502/92).

I temi dell’interpello:

  1. l’estensione al personale del comparto iscritto agli Ordini cui alla L. n.3/2018 dell’indennità di esclusività prevista per i medici e dirigenti sanitari del SSN.
  2. l’estensione ai libero professionisti iscritti agli Ordini delle medesime professioni sanitarie dell’«equo compenso» sub lege n. 172/2017, e, conseguentemente, l’adozione delle tariffe previste dal Decreto del Ministro della Salute n. 165 del 19 luglio 2016.

Il gruppo evidenzia anche la problematicità di un mercato del lavoro inflazionato a seguito dell’esubero formativo, che in ultima analisi ha comportato uno squilibrio nella misurazione e valutazione delle performance e delle prestazioni del personale, che come noto, in un’ottica di miglioramento della qualità delle prestazioni all’utenza è un tema che, anch’esso, già da più di venti anni si è collocato al centro della riforma del lavoro pubblico e che determina forti conseguenze (in questo caso in negativo) nelle specifiche contrattualità.

Guardando all’attività del gruppo emerge un classico problema di partecipazione, che mette già delle preoccupazioni sulla quantità di adesioni formali necessarie ad attivare la procedura prevista dal c.2 art. 71 della Costituzione Italiana: risulterebbe però paradossale che un vero e proprio esercito di oltre 700 mila professionisti non medici non rispondano puntualmente e doverosamente a questa chiamata, che prevede una adesione minima di 14 volte inferiore: le famose 50 mila firme.

A voler completare invece il pool tematico, risulta irrinunciabile non richiedere altresì il superamento di ciò che è forse l’ostacolo più grande (soprattutto in termini sociologici e culturali di massa) ad una completa emancipazione delle professioni sanitarie non mediche: l’impossibilità all’esercizio libero professionale che una sentenza assai discutibile della Consulta (n. 54/2015) ripropone quale leitmotiv di una dominanza medico-forense che sembra mettersi sempre di traverso ad un progresso di fatto già conseguito in altri stati di quella Unione Europea tanto invocata quanto evitata.

Infine, a voler dare un suggerimento “basic” ai 12.245 membri del gruppo Facebook, resta da risolvere un ostacolo interno che allo stesso tempo risulta essere una contraddizione: lasciare i contenuti elaborati visibili ai soli stessi componenti del gruppo, quindi restando chiusi nella propria autostima ed autoreferenza, non rende possibile anzitutto un utile pluralistico confronto ed inoltre limita fortemente la divulgazione di contenuti così nevralgicamente importanti.

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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