Fisioterapisti, ecco la verità sulla quota di iscrizione all’albo!

Fisioterapisti contrariati dalla quota di iscrizione!
Fisioterapisti contrariati dalla quota di iscrizione!

In questi ultimi giorni si è diffusa viralmente tra i fisioterapisti la notizia della “quota 300” ovvero dall’ammontare della quota d’iscrizione all’albo quantificata approssimativamente sui 300 euro. Perchè si parla di questa cifra e perchè è fuorviante il paragone con la quota di altri ordini, come quello degli infermieri?

Trecento euro.

L’iniziale interdizione rispetto alla cifra ha presto tramutato in protesta social, dove il dialogo sta degenerando più verso un malcontento di massa rispetto ad una sana informativa in merito. 

Occorre però sapere come si raggiunge questa cifra ed il perchè i fisioterapisti non siano assolutamente discriminati rispetto ad altre professioni.

Nella quota infatti è compresa la cifra di 168 euro, tassa dovuta una tantum al governo.

Questa tassa esiste da anni e non nasce assolutamente con il decreto Lorenzin ma viene versata anche dagli altri Professionisti Sanitari radunati in Albo, al momento della prima iscrizione.

Alla luce di questa cifra, 300 – 168 = 132 euro nei quali sono comprese le spese di bollo (16 euro) per la domanda di iscrizione e quelle di iscrizione al proprio Ordine territoriale.

Una cifra quindi accostabile alle quote di iscrizione annuali degli altri Ordini, oscillanti da realtà a realtà.

Sebbene la cifra preliminare di 300 euro rimanga comunque un peso sull’economia di uno stipendio, occorre realizzare che quindi gran parte della sua entità riguarda una tassa che si sostiene soltanto una volta nella vita professionale, a fronte della tutela e del riconoscimento di appartenenza ad un Ordine Professionale.

 

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