Fisioterapisti protagonisti: intervista al presidente AIFI Tavarnelli!

Mauro Tavarnelli, presidente AIFI

Nella giornata in cui si celebrano i Fisioterapisti, abbiamo raggiunto Mauro Tavarnelli, presidente dell’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI): tra presente e futuro, tra albo ed una professione sempre più incisiva sulla salute dei cittadini!

La prima domanda non può che essere sul passaggio all’Ordine: migliaia di fisioterapisti si chiedono molto a riguardo. Quali pensa possano essere i vantaggi immediati rispetto a questo momento storico?

Dalla fine del 2017 i fisioterapisti e le altre professioni sanitarie stanno affrontando una nuova, delicata, stagione: quella della nascita dell’Ordine professionale. Una novità che permetterà di avere rappresentanza e visibilità politica. Potremo partecipare in maniera stabile alle trattative con le istituzioni, fornendo strumenti diretti e incisivi per combattere l’abusivismo e aiutando nello sviluppo della professione. L’istituzione dell’Ordine, però, rappresenta un punto di svolta non solo per i fisioterapisti, ma anche soprattutto per i cittadini. Finora, infatti, è esistita una carenza di attenzione e intervento da parte dello Stato, che può finalmente essere colmata. La conseguenza per i cittadini si può sintetizzare in maggiore certezza e controllo sull’operato di tutti i fisioterapisti in quanto obbligatoriamente iscritti all’Ordine e non solo più di quelli iscritti alla nostra associazione che erano già certificati, che ora saranno sottoposti a una vigilanza che spazia dalla verifica dei titoli di studio fino alla formazione continua.

L’8 settembre è la giornata dedicata ai fisioterapisti, una professione che ha radici lontane nella storia. Quali pensa siano le prospettive future per una professione che ha saputo sempre trovare il proprio spazio nell’evoluzione della medicina?

Siamo abituati a pensare al fisioterapista come al professionista che entra in azione dopo una patologia o un intervento in età adulta, ma non tutti sanno che invece il suo campo di intervento investe ambiti che vanno dall’infanzia alla terza età. La fisioterapia spesso è in grado di sostituire o integrare approcci più invasivi. Non manca poi l’aspetto della prevenzione, solo ad esempio delle posture scorrette o più in generale nei diversi stili di vita, o per gestire nel modo più adeguato le patologie croniche o quelle progressive. Questo attraverso esercizi terapeutici (le tecniche sono molteplici e comprendono, ad esempio, allungamento muscolare, propriocezione, controllo posturale), terapie manuali (includono le mobilizzazioni per valutare le rigidità articolari, le manipolazioni, la massoterapia), ma anche apparecchiature elettromedicali (ultrasuoni, tecar, magneto e laserterapia, elettroterapie, onde d’urto) e le più moderne strumentazioni per la ricerca e la diagnosi fisioterapica (laboratorio analisi del movimento, ecografia funzionale, biofeedback, etc). L’aumento dell’aspettativa di vita e della diversa domanda di salute di una popolazione sempre più anziana ed esigente sta quindi evidenziando la necessità di ripensare l’approccio verso i pazienti valorizzando la figura del fisioterapista, puntando appunto sulla prevenzione o e sul trattamento domiciliare, lasciando all’ospedale solo la fase prettamente acuta. Recenti studi, ad esempio, dimostrano che per diverse patologie il trattamento fisioterapico riporta benefici simili a quelli di un intervento chirurgico, ma con meno farmaci e costi più bassi anche per il Sistema sanitario.

Parlando di futuro del mondo sanitario, si assiste ad una lenta acquisizione di maggiore importanza da parte delle professioni sanitarie rispetto alla presa in cura delle persone. Il fisioterapista di domani quale ruolo pensa possa avere rispetto ai rapporti con le altre figure professionali?

l fisioterapista, in via autonoma o in collaborazione con altre figure sanitarie, può identificare e adottare le migliori strategie per la prevenzione, la cura, la valutazione, l’abilitazione, la riabilitazione e la palliazione di disfunzioni di vari sistemi, in particolare quelli neuromuscoloscheletrico, nervoso, cognitivo, cardiocircolatorio, respiratorio, digerente e genito-urinario. Gli obiettivi che ci poniamo sono diversi: aumentare l’autonomia della persona, limitando le disabilità, ridurre il dolore attraverso strategie non farmacologiche, identificare, valutare, prevenire e monitorare, anche nei soggetti sani, i fattori di rischio, limitare la progressione delle patologie e il peggioramento dei sintomi, rallentare il declino funzionale associato a mobilità ridotta, invecchiamento e/o processi degenerativi”.

Grazie per la disponibilità!

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