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Federazione Professioni Sanitarie. Si rinnovano i vertici, ma forse il sistema rimane immutato?

FNO TSRM PSTRP. Rinnovati i vertici della Federazione delle Professioni Sanitarie, ma si poteva fare di più per innovare il sistema?

Il Presidente della Federazione dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione dott. Alessandro Beux aveva annunciato giorni fa sulle pagine di un quotidiano sanitario il “termine” del suo mandato, proponendo, alla vigilia delle elezioni di rinnovo del Comitato Centrale, un bilancio dopo un assai considerevole triplo mandato presidenziale di complessivi 10 anni.

A fronte della odierna vittoria della lista “Armonia” dello stesso, pur reimpastato, Comitato Centrale uscente, e proprio dopo tale triplice mandato, che in ogni caso non congeda Beux dal medesimo establishment, visto che comunque si era nuovamente proposto quale candidato assieme a Teresa Calandra (ex tesoriere) e Vincenzo Braun (ex delegato alla formazione continua), si vuole operare una legittima riflessione critica su quanto operato in un lasso di tempo così vasto, secondo soltanto al mandato di Natalino Bordigoni (12 anni).

Ed è proprio una multiforme assenza di interna discontinuità il punto di partenza e di arrivo di codesta riflessione.

Negli anelati Beuxiani «pezzi da conquistare», infatti, mancano proprio quei vincoli alle incompatibilità che avrebbero impedito tali molteplicità di mandati, resi possibili da un pur agile condizionamento elettorale dovuto ad una indifferenza all’elettorato attivo che il 98% degli iscritti alla precedente Federazione dei collegi professionali TSRM ha interpretato sino a renderlo sistemico. Da qui il consolidarsi del c.d. “metodo staffetta”, attraverso il quale si consente proprio tale perseverante “trasformismo funzionale” all’interno di medesimi gruppi dirigenziali; sistema peraltro subito trasmigrato anche trasversalmente alle commissioni d’albo, ove da subito si sono candidati soggetti già in carica ai preesistenti direttivi provinciali. L’unificato scopo di fondo è agevolare una carriera politica senza ritorno alla “base”, resa ancora più appetitosa da 250 mila euro a testa per il mandato 2021-2024 (indennità economiche e di funzione non previste da nessuna legge, ma diventate “sistema”) che, indifferentemente dalla funzione, i 15 rappresentanti nazionali eletti, con ancora compresi Beux, Calandra e Braun, porteranno a casa.

La domanda nasce spontanea: la mancata partecipazione è colpa degli assenti, o la mancata partecipazione è colpa anche di chi, per proprio interesse, per anni non l’ha facilitata?

Un mero esercizio oligarchico, dunque, considerato che il direttivo nazionale riconfermato è stato eletto con un suffragio tanto imperfetto quanto “suggestionabile”: infatti solo 59 su 61 (2 commissariati) presidenti degli ordini TSRM PSTRP locali hanno esercitato l’elettorato attivo nelle elezioni del Comitato Centrale: una cosa è permettere (o mantenere) il voto a tutti gli aventi titolo; ben diverso sarebbe stato il dare a tutti le stesse opportunità (voto informatizzato?); pure lo stesso Beux dottoreggiava: «dare voce a tanti professionisti sanitari»…

Passando dai metodi ai meriti, per quanto riguardi i tanto elogiati decreti attuativi della riforma Lorenzin, ebbene anch’essi non hanno apportato significative innovazioni a rendere non soltanto più snello, ma soprattutto più trasparente l’iter elettorale ed il comporsi delle varie compagini dirigenziali della rappresentatività professionale; infatti tali decreti oltre aver innescato una precipitosa quanto dannosa immediata obbligatorietà d’iscrizione, che ha soltanto soddisfatto, giusto caso, ad una “bulimia amministrativa” del costituendo ordine multialbo (perplimente e preoccupante inclusione di soggetti con titoli «non ricompresi tra quelli abilitanti, equipollenti o equivalenti»), hanno lasciato irrisolti storici problemi, quale la assenza di proporzionalità della rappresentatività come avviene invece per l’ordine bi-professionale di medici ed odontoiatri (ad es. rispetto alla più numerosa area riabilitativa, nemmeno rappresentata da un singolo professionista su 15 nella lista Armonia)…
e peraltro introducendone anche di nuovi:

  • proprio quello della “promiscuità apparente” (figlio del metodo staffetta) tra componenti dei Consigli Direttivi ed i membri delle rispettive Commissioni d’Albo: anche qui, non si è voluto replicare il criterio in uso per Medici ed Odontoiatri, in nome di una coatta, antidemocratica governabilità;
  • il consentire alle commissioni d’Albo l’esercizio del potere disciplinare nei confronti di tutti gli iscritti, senza però autorizzare le medesime all’esercizio del (gratuito) patrocinio difensivo nel merito di ogni procedimento disciplinare interno aziendale cui un iscritto può incappare (in dubio pro reo), rende una pesante mutilazione alla novella normativa: ogni iscritto viene abbandonato a sè stesso, ed in caso di pure possibili gravi violazioni in capo all’azienda, le stesse potrebbero non essere mai denunciate, per meccanismi ritorsivi noti col nome di mobbing.

Ciò detto, negli altrettanto anelati meriti di: «valorizzazione del ruolo delle professioni e dare voce a tanti professionisti sanitari», restano numerose pesantissime irrisolte eredità che il “governo uscente” ha, dopo un decennio, determinato in lascito a sé stesso, peraltro perdendo già non poco terreno nei confronti degli infermieri, che si sono indirizzati verso obiettivi di ben migliore pragmaticità; a confermarlo le più recenti notizie sugli indirizzi politici intrapresi e perseguiti con successo dagli stessi (art. 74 d.l. bilancio 2021), mentre la FNO TSRM PSTRP invece che focalizzarsi su ben noti obiettivi quali ad es. il comma 566 l. stabilità 2014, la (assai ingiusta) Sentenza Consulta 54/2015 ed il rapporto di esclusività nel pubblico impiego (solo per citare i più fragorosamente importanti), si è indirizzata in progetti tanto altisonanti quanto aleatori quali la “Costituzione Etica” ed un decisamente inutile corso FAD per consulenti e periti.

Frattanto addirittura gli OSS hanno lanciato la loro improbabile “corsa agli armamenti”: ddl n. 2071 + ddl n. 1966: saranno forse loro i prossimi a reclamare – pecunia non olet – una inclusione nel mega-ordine, di soggetti con titoli «non ricompresi tra quelli abilitanti, equipollenti o equivalenti»?

Passando al presunto «rumore di fondo» dal quale non «lasciarsi distrarre» … più che un rumore trattasi di assai perturbabile frastuono:

  • Anzitutto sono rimaste aperte le gravissime piaghe inflitte ai TSRM nell’anno 2000 (Beux era già in nel “vivaio” collegiale ed ordinistico dal 1995) con la de-professionalizzazione dovuta alla introduzione del d. lgs. 187/00, di cui, malgrado la proliferazione incontrollata di c.d. “gruppi di lavoro”, mai nessuno si è seriamente occupato; inoltre, sebbene nell’ottobre del 2018, dopo il primo Consiglio nazionale straordinario preteso dalla base e non dal Comitato centrale, i Presidenti dei 61 Ordini TSRM PSTRP avessero rimesso i loro mandati da presidenti nelle mani di Beux affinché si perorasse una giusta traduzione di una direttiva europea sulla radioprotezione presso il Ministero … , è occorso che incassata tale fiducia, il presidente nazionale semplicemente non ha dato seguito a quell’impegno. Risultato: nessuno.
  • Sono stati richiesti coram populo: un bilancio sociale, un’assicurazione facoltativa e non obbligatoria, una regolamentazione dei c.d. tanto osannati quanto improduttivi “gruppi di lavoro”, una campagna elettorale uguale per tutti. Risultato: nessuno.
  • Si potevano esigere una piena realizzazione dei profili professionali degli anni 90, ed un loro riallineamento verso quanto disposto dal c.2 dell’art. 1 della l. 42/99; si sarebbero evitati molti successivi “guasti”, ad es. il DM 10/08/2018 sulla RMN: Risultato: nessuno.
  • Si poteva altresì esigere, in continuità con la famosa circolare n. 54 del 26 luglio 1972 del presidente Borgdigoni della allora Federazione Collegi Tecnici di Radiologia Medica, che forniva dettagliata descrizione della vestizione del TSRM comprensiva del camice, la salvaguardia della stessa, anche estendendola a tutti gli altri tecnici sanitari non medici, contro un atteggiamento di simbolica restaurazione della dominanza medica: il destinare il camice bianco alle sole professioni mediche. Risultato: nessuno.

Più che di un «progetto ciclopico» , di una «trasformazione epocale» , di una «unità da conquistare pezzo dopo pezzo», si può pertanto parlare di danno ciclopico e di occasioni epocali mancate e perse, pezzo dopo pezzo.

Quello che risulta evidente, pertanto, ben al di là di sfibranti rappresentazioni auto celebrative che nulla hanno a che vedere con la realtà quotidiana (comprensiva di stipendi da 1500 euro di media) dei laureati di 19 professioni sanitarie non mediche, è che quanto operato è residuale su quanto cronoprogrammabile o progettabile … ed auspicabilmente anche minimamente realizzabile.

In conclusione restano, quindi, le separate responsabilità: da una parte quelle di chi, tra nuovi e vecchi, è in carica al direttivo nazionale, ove, stante un aumento delle poltrone, le responsabilità dovrebbero sempre superare i privilegi (e, come visto, stiamo parlando di privilegi assai consistenti); dall’altra quelle degli oltre 192 mila rappresentati, che oltre a non rinunciare MAI al diritto-dovere di eleggere direttamente i propri rappresentanti, non dovrebbero altresì MAI rinunciare ad utilizzare ogni metodo di vera democratica legittimità atto a far sentire alta la propria voce su ogni argomento ritenuto sensibile o incombente, affinché non siano sempre i soliti noti ad «avanzare richieste, sollevare obiezioni e muovere critiche».

Leggi anche:

Federazione Nazionale Professioni Sanitarie: vince Calandra. E’ la prima donna alla guida della FNO TSRM PSTRP.

Dott. Calogero Spada
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (Bari, 1992), perfezionato in Neuroradiologia (Bari, 2001), Laureato Magistrale (Pavia, 2015), Master II liv. in Direzione e Management (Casamassima – BA, 2017) e di I liv. in Coordinamento (Castellanza – VA, 2011); dal 2017 guest blogger e web writer in sanità.
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