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Disegnare il futuro dei TSRM non è per Tutolo.

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Possiamo disegnare il futuro dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica anche senza il consigliere regionale Tutolo.

Nel 1994 Jovanotti cantava «dobbiamo inventarci qualcosa, in senso stretto ed in senso lato … dobbiamo …visto che tutto quanto è stato già inventato» …

Radiografie a domicilio: è il futuro per i TSRM e per l’occupazione.

E sembra proprio che nulla sia cambiato da allora, visto che a quanto pare in Italia c’è il bisogno di inventarsi in continuazione qualcosa da potersi “titolare” … soprattutto in ambito politico, ove sembri proprio che tutto si sappia … sotto una pesante campana di inesperienza.

In più interventi, sia qui su assocarenews sia in altre testate sanitarie [1], è stato già trattato il per niente nuovo tema della c.d. “radiologia domiciliare”, ormai periodicamente riproposto [2]: se da una parte l’impulso conferito dall’inizio del nuovo secolo dalla digitalizzazione delle immagini radiologiche e dalla informatizzazione dei sistemi informativi sanitari (rispettivamente: il PACS – Picture Archiving and Communication System ed il RIS – Radiology Information System), ha consentito una assai migliore “portabilità” di un sistema nato praticamente con la stessa radiologia convenzionale (né prima, né dopo), rendendolo strumento più idoneo della nuova frontiera sanitaria, ossi il decentramento delle attività di diagnosi e cura, meglio noto con il neologismo “telemedicina”, dall’altra proprio nello stesso anno 2000 la introduzione di nuova normativa di stampo Europeo (d. lgs. 26 maggio 2000, n. 187 , Attuazione della direttiva 97/43/Euratom) ma interpretata un po’ troppo “all’Italiana” , ha di colpo dequalificato tutti i Tecnici di Radiologia operanti sul territorio nazionale, che per inciso sono proprio quelli che direttamente si occupano della gestione di qualsivoglia tipo di esami radiologici, medico-nucleari e radioterapici, oltre che della gestione di fisica sanitaria di tutte le apparecchiature radiologiche.

Detta norma di fatto NON consente l’autonomia professionale che pure i Tecnici Radiologi hanno continuato ad ostentare, come se la nuova norma di legge non esistesse; ciò in quanto in particolare sono state “revocate” le competenze di verifica della congruità del quesito diagnostico (attività pre-clinica) ma anche quelle tipiche del Tecnico Radiologo di Diagnostica, quali quelle di controllo dell’esecuzione di quegli “aspetti pratici” di cui ora è divenuto perenne delegato, ossimoricamente al pari di altre figure del tutto inesperte in ambito radiologico.

Ciò ovviamente comporta una assai più complicata declinazione dei modernamente intesi servizi di radiologia, meglio noti con il termine “teleradiologia”, con posizioni nette già a suo tempo prese dalla SIRM (Società italiana di Radiologia Medica ed Interventistica), per niente favorevoli – almeno a parole – ad una troppo disinvolta gestione “decentrata” sia del materiale iconografico digitale sul quale comporre i giudizi diagnostici, ma anche degli atteggiamenti professionali tenuti; in particolare è definita quale “teleradiologia scorretta e non ammissibile” quella che eventualmente sopperisca alla carenza reale di Radiologi con la tele refertazione a distanza – non prevista dalle leggi e dai documenti SIRM salvo in rarissimi casi selezionati – ciò in ordine a conferire sicurezza all’atto clinico, dovuto alla presenza del Radiologo sia nella definizione del miglior approccio diagnostico sia per la refertazione immediata [3].

Il “bandolo della matassa” pertanto, è proprio quell’atto di “giustificazione” a procedere, che – sempre sulla carta – prevedrebbe quella tanto sbandierata quanto disattesa presenza fisica del medico radiologo; il che

rende la faccenda ben più complessa del troppo facilmente propagandato «futuro per i TSRM e per l’ occupazione».

Anzi, queste medesime contraddizioni sono state condotte per oltre vent’anni: da una parte nulla è stato mai concretamente agito dalla organizzazione nazionale rappresentativa della professione di TSRM per significare i presupposti evidentemente errati della normativa introdotta e poi confermata con il d. lgs. 31 luglio 2020 n. 101 (di solito ed in qualsiasi ambito professionale le competenze tendono ad incrementare e svilupparsi ulteriormente, mai il contrario), dall’altra gli stessi Tecnici Radiologi si sono autonomamente posti in una posizione di inadempienza (pur di non sottostare ad un “penitenziale” obbligo normativo, ossia richiedere che il processo di giustificazione degli esami radiologici sia effettivamente condotto e documentato a cura del medico radiologo, i Tecnici Radiologi compiono l’arrogante atto di ignorare – a rischio e pericolo loro e dei pazienti, ciò che dovrebbe ampiamente essere nelle loro disponibilità in termini di conoscenze, capacità ed abilità).

Se tutto ciò risulta importante già in un ambito ospedaliero, ove comunque una presenza fisica del medico radiologo è sempre esigibile, allora diventa elemento irrinunciabile in un abito decentrato.

Ergo: qualsivoglia nuova istituzione di servizi per «istituire Servizi di Radiografie a domicilio» nella quale equipe non si annoveri la figura del medico radiologo diventa semplicemente fuorilegge, ove l’esercizio della attività del Tecnico di Radiologia in assenza della figura del medico radiologo si tramuti automaticamente in esercizio abusivo della professione di medico radiologo: sarebbe un improbabile futuro per i TSRM e per l’ occupazione.

In sintesi: per «creare l’ambiente migliore» ed evitare la «forma “abusiva”, senza alcun tipo di controllo né radio-protezionistico, né sull’appropriatezza» ad invarianza di norma di legge serve la presenza di un medico radiologo nella equipe di radiologia domiciliare. Per fare questo non serve emanare nuove leggi, disposizioni, direttive, o modifiche ed integrazioni alle Leggi Regionali, in quanto già sussiste una mera pletora normativa. Basta rispettare le norme che pure si fa fatica a leggere e comprendere.

Per quanto ai politici ed ai loro seguaci (che pure, stando ai curricula, dovrebbero capirci qualcosa di management e giurisprudenza), la smettano di maneggiare questioni di cui nulla dimostrino sapere, (la sanità è cosa seria, non si può pensare di gestirla alla stregua della più indifferente ed insensibile imprenditoria commerciale) soltanto con il miraggio di acquisire visibilità e credibilità; soprattutto la smettano di illudere che gli interventi amministrativi ed i nuovi progetti – ammesso siano davvero nuovi, perseguibili e di pragmaticità – siano a costo zero.

Se costoro davvero vogliono fare qualcosa di credibile ed utile per i per i TSRM e per la loro occupazione, si titolino la causa già concepita [4] e da qualcuno (pure in modo assai rocambolesco) perseguita (Gruppo Professioni Sanitarie Unite), di una legge di iniziativa “popolare” per la pari dignità tra tutte le professioni sanitarie. Il referente locale potrebbe essere il dott. A. Alemanno del Policlinico Riuniti Foggia.

Quello sì significherebbe inventarsi qualcosa, in senso stretto ed in senso lato.

[1] LINK;

LINK;

LINK;

LINK;

LINK;

[2] LINK;

[3] LINK;

[4] LINK.

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