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domenica, Giugno 20, 2021
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Calandra (Presidente Professioni Sanitarie): “ecco come intendo strutturare l’azione della Federazione”.

Il futuro di 19 professioni sanitarie in Italia oggi è tutto al femminile dopo l’elezione di Teresa Calandra alla presidenza della FNO TSRM PSTRP.

Continuano le interviste del Direttore di AssoCareNews.it, Angelo Riky Del Vecchio, ai protagonisti delle professioni sanitarie in Italia. Dopo Barbara Mangiacavalli (FNOPI) e Silvia Vaccari (FNOPO), ora è la vota della neo-eletta presidente della FNO TSRM PSTRP, Teresa Calandra.

A lei abbiamo posto 10 domande impertinenti, vediamo assieme come e cosa ci ha risposto.

Lei è stata appena eletta alla guida della Federazione delle Professioni Sanitarie (FNO TSRM e PSTRP) in rappresentanza di ben 19 categorie e partendo da una eredità storica, umana e professionale importante che fa riferimento alla presidenza dell’uscente Alessandro Beux. Il suo sarà un governo federale di continuità o di discontinuità con il passato?

La mia presenza all’interno del Comitato centrale della Federazione coincide con la Presidenza Beux, un tempo lungo durante il quale, nei diversi ruoli che ho ricoperto, consigliere prima, poi segretario ed infine tesoriere, ne ho condiviso visione e finalità. Il mio sarà un percorso che darà continuità all’idea, alla prospettiva, ma i modi saranno caratterizzati da un notevole cambiamento. Alcuni punti su cui ci spenderemo saranno la formazione dei componenti dei nostri Organi istituzionali e la costruttiva relazione tra essi, seppur nel rispetto dei ruoli. Inoltre porremo l’attenzione sulla comunicazione, necessaria non solo a far conoscere il mondo delle professioni, ma soprattutto ed evidenziarne il valore e la loro imprescindibilità nel Sistema sanitario.

La sua lista ha vinto con oltre il 72% dei voti validi. E’ stata una vittoria importante perché di fatto ha sancito/rafforzato l’importanza e il peso della sua coalizione. Come intende recuperare nel suo mandato le minoranze?

Premetto che una campagna elettorale che vede due o più soggetti in corsa per la leadership è un buon modo per mettersi alla prova, perché è importante vincere ai voti. Ritengo di conoscere almeno in parte le motivazioni che hanno generato la contrapposizione, e probabilmente alcune sono riconducibili a due elementi caratterizzanti della mia campagna elettorale:

1) nelle consultazioni con i Presidenti degli Ordini e delle Commissioni di albo nazionali ho raccolto la disponibilità di più di trenta colleghe e colleghi che avevano condiviso il mio percorso, ma dopo ho dovuto fare delle scelte, individuando i candidati della mia lista, sulla base di criteri già determinati, in primis il numero massimo di 15 persone da coinvolgere come componenti del Comitato centrale;

2) non ho accettato la disponibilità del collega indicatomi dalla Cda nazionale dei Fisioterapisti, Antonio Bortone, poiché, facendo solo riferimento alla professione e non alla persona, ho ritenuto incoerente inserire nel mio gruppo chi aveva scelto legittimamente di avere un proprio Ordine, facendone formale richiesta al Ministero della Salute. Risulta chiaro, pertanto, che se delle divergenze ci sono state, non sono tutte riconducibili al programma elettorale, quindi sono oltremodo fiduciosa che la mia piena disponibilità a lavorare sul tanto che ci accomuna potrà essere da volano per ragionare, insieme, su quel poco che invece ci separa.

Come dicevamo lei è chiamata a gestire ben 19 professioni sanitari con relativi albi ed ha già annunciato che lavorerà per rendere armonioso il suo rapporto con tutti gli iscritti nel tentativo di superare con il fare il malcontento di qualche maggiorente. Come intende agire per rendere più sereno il dibattito interno alla sua Federazione?

E’ bene ricordare che gli iscritti, sulla base di quanto previsto dalla legge 3/2018, eleggono i Consigli direttivi e le Cda territoriali, con i quali poi si interfacciano. La Federazione e le Cda nazionali, invece, sono organismi eletti dai rispettivi Presidenti di Ordine e delle Cda, pertanto con questi soggetti si interfacciano e non anche direttamente con gli iscritti. Questo modello potrà pure essere criticato, non condiviso, ma è quello che la legge ci consegna e che pertanto bisogna rispettare. Tornando al malcontento, bisognerebbe capirne in modo puntuale i motivi e, soprattutto, se questi sono riconducibili a ciò che la norma prevede sia di competenza della Federazione: es. se il malcontento è dovuto alle condizioni economiche previste da un contratto, l’interlocutore qualificato sono le OOSS; ciò non significa che la Federazione non se ne debba occupare, bensì che potrà farlo indirettamente, sottoponendo e sollecitando il tema a chi ne ha competenza diretta.

Da presidente della FNO TSRM PSRTP è chiamata ad interagire costantemente con le altre federazione “cugine”, ovvero con quella degli Infermieri (FNOPI), dei Medici (FNOMCeO) e delle Ostetriche (FNOPO). Non trova che sia arrivato il momento di realizzare un coordinamento tra tutte le istituzioni che si occupano di sanità non dimenticando i Farmacisti, i Veterinari, gli Assistenti Sociali, i Biologi e altre figure professionali?

Già dall’estate del 2018 i Presidenti Beux e Anelli si trovarono d’accordo sulla necessità di creare un ambiente, anche informale, di confronto costante tra le Federazioni ed i Consigli nazionali rappresentativi delle 30 professioni sanitarie, con anche gli Assistenti sociali, nonostante che facciano riferimento al Ministero della Giustizia.

A partire da quella prima sintonia, tutte le professioni hanno convenuto sull’importanza di quel luogo di confronto, tanto che il 23 febbraio 2019 si organizzò, a Roma, la prima assemblea nazionale delle professioni sanitarie e sociali. Nel gennaio 2020 lo stesso Ministero, riconoscendo l’importanza dell’iniziativa, ha istituito con apposito decreto la Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio- sanitarie; il giorno del mio insediamento ho avuto l’opportunità di essere ricevuta dal Ministro Speranza il quale ci ha anticipato la sua imminente convocazione per un confronto sulle modalità di attuazione di quanto previsto dal piano nazionale di ripresa e resilienza.

In molti si aspettavano la presenza nella vostra lista dei rappresentanti del CONAPS e delle associazioni maggiormente rappresentative, ma avete fatto una scelta differente. Non le stiamo a chiedere qui il motivo, ma le chiediamo se ha comunque intenzione di riconoscere un ruolo a chi, nel bene o nel male, ha portato alla fondazione della Federazione da lei oggi rappresentata…

Il mondo CONAPS e delle AMR, così come gli Ordini e la Federazione, ognuno per competenza e con diversi livelli di responsabilità, hanno concorso alla realizzazione di quanto previsto dalla legge 3/2018, a beneficio di tutti gli operatori sanitari. Da quando, rispettivamente nell’autunno 2019 e alla fine di settembre 2020, si sono costituite le Cda locali e quelle nazionali, le AMR hanno perso il loro ruolo di rappresentanza nei confronti sia dei Consigli direttivi degli Ordini che del Comitato centrale. E’ bene comunque evidenziare che a far parte delle Cda nazionali ci sono tanti di coloro che hanno fatto parte delle AMR aderenti al CONAPS, e se proprio vogliamo cercare una presenza di quel mondo nell’attuale Comitato centrale, la si trova in Caterina Di Marco, Igienista dentale, Dilva Drago, Ortottista e Saverio Stanziale, Tecnico di laboratorio. Tra i Revisori dei conti c’è poi Lidia Broglia. Infine, ritengo che l’importante sia valorizzare le persone che portano con sé competenze, a prescindere dal mondo da cui provengono.

Le professioni sanitarie che rappresenta sono a tutti gli effetti professioni intellettuali e da tempo possono accedere a livelli di formazione di medio o alto livello. Non per tutte le categorie vale la stessa regola. Non crede che sia giunto il momento di ripensare ad una formazione post-base (Master, Magistrale, Ricerca, ecc.) di nuova concezione e di creare un progetto complessivo di rilancio dell’offerta didattica oggi in essere da presentare alle altre Federazioni e soprattutto al Governo e ai Ministeri competenti?

Uno dei punti prioritari sui quali riteniamo si debba fare, e fare bene, riguarda proprio la formazione, sia quella universitaria che quella post base. E’ fondamentale revisionare ed armonizzare i programmi di studio universitari rendendoli idonei a far acquisire tutte le competenze oggi necessarie ai nostri iscritti, così come richieste dall’innovazione tecnologica, dalle mutate esigenze della società e del servizio sanitario e, più di tutto dai bisogni di salute degli individui. La formazione universitaria delle professioni sanitarie va ripensata profondamente, a partire dalla durata dei corsi di laurea.

Lei oggi rappresenta circa 220.000 iscritti, molti dei quali impegnati da più di un anno direttamente o indirettamente nella lotta al Covid-19. Molti di loro diventeranno vaccinatori. Sul web e su alcuni quotidiani sanitari è nata la polemica rispetto all’accordo tra Ministero della Salute e FNO TSRM PSTRP. Come risponde alle accuse di abuso della professione Medica ed Infermieristica?

Negli anni la nostra Istituzione ha posizionato alcune pietre angolari, tra le quali quella che asserisce che tutto quel che non è attività tipica e riservata di una professione sanitaria è riferibile/esercitabile a/da qualsiasi professionista sanitario, a patto che sia adeguatamente formato. La vaccinazione intesa come inoculazione del vaccino non è un atto tipico e riservato di alcuna professione sanitaria. Ciò è testimoniato da quel che legalmente e abitualmente accadeva prima della sottoscrizione dei protocolli: vaccinavano medici, infermieri e assistenti sanitari, tre differenti professioni sanitarie. Se la vaccinazione fosse stata un atto tipico e riservato, due avrebbero commesso esercizio abusivo della professione sanitaria. Stante questa premessa, punto solido di ancoraggio del ragionamento, si deve tenere conto della pandemia in atto e della necessità di contrastarla con tutte le risorse disponibili. Oggi il Paese ha bisogno di tutti, ognuno deve fare la sua parte per uscire da questa situazione gravissima per la collettività e per il nostro Sistema sanitario. I nostri iscritti sono professionisti sanitari laureati, e fatto salvo gli Assistenti sanitari che già hanno tra le loro competenze anche questa funzione, tutti gli altri, adeguatamente formati così come previsto dal protocollo d’intesa, saranno in grado di contribuire in modo determinante nella campagna di vaccinazione. Quindi nessun abuso, al contrario ci aspettiamo che questa nostra disponibilità sia accolta come valore aggiunto.

E passiamo all’accesso alla Dirigenza delle Professioni Sanitarie. Da tempo le categorie separate e da un paio di anni la FNO TSRM e PSTRP si battono per il riconoscimento del ruolo dirigenziale. Secondo lei perché è così difficile oggi immaginare un manager sanitario che non sia Medico o Infermiere?

Bisogna partire da lontano, a quando le professioni sanitarie erano relegate a ruoli di supporto. Ormai non è più così, anche la pandemia ha fatto emergere l’importanza della classe dirigente delle professioni sanitarie che ha saputo coordinare le nuove e diverse esigenze della situazione generatasi nell’ultimo anno. Adesso bisognerà liberarsi da retaggi culturali che appartengono al passato, affinché i migliori ce la possano fare, a prescindere dal profilo di partenza e superando le resistenze che i cambiamenti portano sempre con sé.

L’azione delle Professioni Sanitarie non mediche e non infermieristiche è limitata ad ambiti specifici che tutti ben conosciamo. Da tempo, però, la FNO TSRM e PSTRP si sta battendo per il riconoscimento delle nuove competenze e per il riconoscimento delle nuove responsabilità. A che punto siamo arrivati?

Tra i punti inseriti nel nostro programma elettorale c’è ne uno che è rivolto proprio a questo tema: aggiornare i profili professionali e renderli coerenti con le nuove e maggiori competenze che le professioni sanitarie, tutte, hanno acquisito negli ultimi anni. Naturalmente questa evoluzione dovrà essere accompagnata anche da interventi significativi di ammodernamento dei programmi universitari, non è più pensabile che un professionista sanitario riceva una formazione non adeguata rispetto a ciò che il mondo del lavoro gli richiede.

Infine: quali sono i punti salienti del suo programma che intende attuare nei primi 100 giorni di governo delle Professioni Sanitarie?

Le priorità saranno strutturali:

  •  avviare percorsi di formazione per i nostri quadri, coinvolgendo i Consigli direttivi, i Revisori dei conti, le Commissioni di albo e le Commissioni di Laurea e abilitanti, con specifici approfondimenti di tipo gestionale/manageriale per le cariche, nazionali e locali;
  • intraprendere azioni coordinate di comunicazione, interna ed esterna, finalizzate anche a una corretta conoscenza delle 19 professioni da parte del Legislatore e dei Decisori, nazionali e locali;
  • promuovere iniziative che favoriscano un’armonica relazione, efficace ed efficiente, tra gli organi della Federazione e quelli degli Ordini;
  • ora che abbiamo, di fatto, completato il censimento, sostenere con determinazione le Autorità competenti nella campagna di contrasto all’abusivismo.

Naturalmente non basteranno 100 giorni, ma confido nel sostegno dei tanti colleghi che in questi mesi si sono resi disponibili a lavorare con noi, perché insieme riusciremo a raccogliere presto i primi frutti della nostra azione massimamente inclusiva e di coinvolgimento. Insieme ce la possiamo fare!

Grazie presidente Calandra e buon lavoro!

Leggi anche:

Mangiacavalli (FNOPI): “a piccoli passi gli Infermieri vinceranno tutte le loro battaglie professionali e culturali”.

Vaccari (Presidente FNOPO): “ecco come immagino il futuro delle ostetriche e degli ostetrici nel nostro Paese”.

Dott. Angelo Riky Del Vecchiohttp://www.angelorikydelvecchio.it
Nato in Puglia, vive e lavora in Emilia Romagna, Giornalista, Infermiere e Scrittore. Già direttore responsabile di Nurse24.it, attuale direttore responsabile del quotidiano sanitario nazionale AssoCareNews.it. Ha al suo attivo oltre 15.000 articoli pubblicati su varie testate e 18 volumi editi in cartaceo e in digitale.
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