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L’AITO, l’Associazione Italiana Terapisti Occupazionali scende in campo per difendere il settore: nel nostro Paese c’è urgente bisogno di più professionisti in questo ambito.

Gentile Direttore di AssoCareNews.it,

la presente per argomentare la necessità di aumentare, nel territorio nazionale, il numero dei terapisti occupazionali, che al momento è di soli 4 ogni 100.000 persone, con record negativo in Sardegna di 0.04.

Il Money U.S. News & World Report, società di media americana che pubblica notizie, opinioni, consigli per i consumatori, analisi e classifiche, ha inserito il terapista occupazionale, professionista sanitario della riabilitazione, al decimo posto nella classifica dei lavori della salute e al 19° in quella dei “best jobs” in America. Le classifiche tengono conto della posizione della professione negli anni precedenti, ma anche dello stipendio medio, il tasso di disoccupazione, il volume di crescita (il numero totale di nuovi posti di lavoro che dovrebbero essere creati nei prossimi 10 anni), la rapidità con cui si prevede che un’occupazione si espanda, la probabilità di trovare un lavoro in futuro, in base al numero di offerte rispetto al numero di persone in cerca di lavoro, tenendo conto delle caratteristiche della popolazione come l’invecchiamento, il giudizio dei clienti, il livello di stress che la professione ha nella vita di chi la svolge e la sua influenza nel quotidiano. Il Bureau of Labor Statistics prevede una crescita dell’occupazione del 15,9% per i terapisti occupazionali tra il 2019 e il 2029. In quel periodo, si stima che si dovrebbero aprire 22.700 posti di lavoro.

Il trend americano è confermato anche dagli stati europei, come per esempio la Francia che negli ultimi dieci anni ha raddoppiato (da 9 a 20) i corsi di studi dedicati alla professione, o dalla Germania e dagli UK che prevedono rispettivamente 72 e 60 Terapisti occupazioni ogni 100.000 abitanti (Cotec, 2020).

Ulteriore evidenza viene presentata su uno studio pubblicato sul Lancet (Cieza et al, 2020), nel quale gli autori sottolineano la necessità che lo sviluppo di servizi di riabilitazione sia prioritario in tutto il sistema salute, con una particolare enfasi sull’integrazione di terapisti occupazionali e altri specialisti della riabilitazione in contesti di assistenza primaria per ridurre la prevalenza e ritardare l’insorgenza degli effetti disabilitanti delle condizioni di salute croniche.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha documentato la completezza del team per le persone con esiti di Covid-19:  man mano che i sintomi respiratori di un paziente migliorano, quando la persona viene staccata dal supporto di ventilazione, arriva il momento della riabilitazione funzionale gestita dell’intero team multidisciplinare, che può includere terapisti occupazionali, fisioterapisti, logopedisti e dietologi.

I terapisti occupazionali lavorano con le persone per costruire o ripristinare le loro capacità di svolgere le attività quotidiane della vita. La terapia occupazionale segue modelli differenti secondo i bisogni che deve affrontare, siano essi di salute mentale, fisica, emotiva, cognitiva o dello sviluppo. Il professionista esegue una valutazione approfondita della persona e del suo contesto di vita, definisce il programma e lavora per aiutare quella persona a raggiungere determinati obiettivi condivisi, che possono variare, ad esempio, dal mangiare e curare l’igiene all’utilizzo di un computer e al mantenimento di un budget.

I terapisti occupazionali lavorano anche nel mondo accademico e nella ricerca, studiando come le attività significative – le occupazioni – influiscono sulla salute e il benessere. I terapisti occupazionali mettono in campo le loro peculiari competenze in ambiti differenti, come ospedali, centri di riabilitazione, scuole, ambulatori medici e negli ambienti di vita (domicilio, luogo di lavoro, etc). Sono citati nei LEA e nelle linee di indirizzo nazionali per diverse patologie, oltre che nei criteri di accreditamento di molte regioni. È possibile garantire questo servizio a tutte la popolazione con una presenza cosi irrisoria, disomogenea nel territorio?

Il processo culturale italiano, lento a recepire il nuovo concetto di salute e lo sviluppo delle equipe multiprofessionali, richiede un graduale incremento dei professionisti attivabili sul territorio nazionale. Le regioni devono impostare i  modelli statistici del fabbisogno tenendo conto dell’incremento dell’offerta non vincolata al proprio territorio e analizzando i bisogni della popolazione e delle strutture sanitarie e socio sanitarie. Solo così sarà possibile raggiungere nel tempo numeri congrui di terapisti occupazionali  in linea con quanto già presentato da altre professioni  sanitarie.

Segreteria AITO

Per approfondimenti:

  • LINK 1
  • Cieza, Causey, et al (2020) – Global estimates of the need for rehabilitation based on the Global Burden of Disease study 2019: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2019 – The Lancet  VOLUME 396, dic – LINK 2
  • LINK 3
  • LINK 4