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martedì, Giugno 22, 2021
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Rischiano licenziamento operatori che hanno rifiutato vaccinazione anti-Covid.

Rischiano il licenziamento gli operatori del mondo sanitario che rifiutano il vaccino anti Covid-19?

La possibilità che il datore di lavoro possa licenziare un suo dipendente per non aver effettuato il vaccino anti-Covid è attualmente oggetto di importante dibattito nel mondo giuridico.

Sebbene ad oggi gli organi giudiziari non siano stati ancora investiti dal trattamento della tematica si prevedono, in un prossimo futuro, diversi contenziosi tra datore e dipendente per risolvere questa annosa questione.

Ma cosa dice la normativa attuale?

La possibilità di licenziare il dipendente per non aver effettuato il vaccino riguarda, in senso largo, tutte le categorie professionali riconosciute dallo stato italiano. Per forza di cose, però, la lente di ingrandimento in questo caso è stata fissata sui soggetti che esercitano la propria professione nel mondo sanitario.

Il nervosismo sul tema nel settore della sanità è alto, infatti è notizia recente la decisione dell’asl di Brindisi di sottoporre a ferie forzate i 22 operatori sanitari che si sono rifiutati di effettuare il vaccino.

Per comprendere da un punto di vista strettamente legato al diritto del lavoro, è opportuno effettuare una breve panoramica della disciplina normativa attuale che riguarda l’argomento.

Una prima fonte da prendere in considerazione è quella dell’art. 32 della Costituzione, che riconosce il diritto alla salute in ogni sua forma. Dal dettato normativo del predetto articolo si evince che, oltre ad essere tale diritto riconosciuto al singolo individuo, in una accezione più ampia lo scopo della norma è anche quello di tutelare il diritto alla salute della comunità nel suo complesso.

Spostando poi l’asse giuridico sul diritto del lavoro in senso stretto, la norma da prendere in considerazione in questo caso è l’art. 2087 del codice civile che, per garantire tutele nei confronti del lavoratore prevede che il datore è tenuto ad adottare “le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Dal mescolato disposto della norma costituzionale e quella del codice civile è emerso, per costante giurisprudenza, che il datore di lavoro è obbligato ad aggiornarsi costantemente sulle misure da adottare per garantire la maggior tutela della salute psico-fisica del prestatore.

Tuttavia, lo stesso articolo 32 Cost. prevede anche che nessun individuo può essere obbligato a curarsi se non per imposizione di legge e, non essendoci ad oggi alcuna legge che obblighi alla vaccinazione, la risposta finale alla domanda iniziale, ovvero se può il datore licenziare il dipendente che si rifiuta di sottoporsi al vaccino, la risposta è NO.

Dello stesso parere è l’ex magistrato Raffaele Guarinello, esperto di sicurezza sul lavoro, secondo cui “attualmente non è possibile costringere un lavoratore a sottoporsi a vaccinazione, ma se non lo fa va può essere destinato ad altra mansione”.

I datori chiaramente, quantomeno per avere una esposizione minore a problematiche di carattere legale, auspicano in una vaccinazione obbligatoria o in una possibilità di incidere in qualche modo sulla scelta finale del paziente.

Le questioni circa la responsabilità in caso di trasmissione del virus in ambiente lavorativo, successivamente al rifiuto del vaccino, sono tutt’altro che chiare. Si pensi, ad esempio, soprattutto in questa fase, al caso in cui un medico, infermiere o altro operatore sanitario che dopo aver rifiutato il vaccino risulti aver contagiato un paziente ricoverato per altra patologia e che, a causa del contagio, giunga a decesso. Trattandosi di ambienti nosocomiali l’ipotesi è tutt’altro che remota. Come è noto, anche da un punto di vista risarcitorio, la struttura sanitaria andrebbe incontro ad una responsabilità solidale nei confronti del deceduto, responsabilità per la quale in realtà non avrebbe potuto far nulla ab origine in termini di prevenzione.

In conclusione, per ora l’obbligo è soltanto “morale” e, quindi, un licenziamento per giusta causa del dipendente che rifiuta il vaccino non è previsto e qualora accada sarà sicuramente oggetto di profonda discussione tecnico-giuridica, ma in futuro, soprattutto se si pensa ai carichi di responsabilità a cui sono sottoposte le strutture sanitarie la situazione potrebbe giungere ad una sostanziale e risolutiva soluzione.

Avv. Tommaso Gioia – Officeadvice.it

Redazione AssoCareNews.it
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